Le tangenti come “filosofia aziendale”: questo giudizio
emerge dal procedere delle indagini che hanno portato all’arresto di Giuseppe
Orsi, presidente di Finmeccanica, il più importante gruppo industriale
pubblico.
Si rileva un quadro davvero problematico che solleva, ancora
una volta, il tema dell’intreccio tra questione morale e questione politica.
I rappresentanti dei partiti e delle coalizioni impegnati
nella campagna elettorale non hanno parlato di questo intreccio, micidiale per
le sorti della nostra economia: una situazione ormai strutturale, ben più grave
di quella registrata al tempo di Tangentopoli anche perché si collega,
inevitabilmente, alla questione morale riguardante il sistema dei partiti e il
loro finanziamento, causando danni gravissimi anche, e soprattutto, sul piano
del discredito delle istituzioni e dell’intervento pubblico.
La campagna elettorale
avrebbe potuto essere un’occasione preziosa (come c’è già capitato di
scrivere in questi giorni, ma mai come in questo caso si può affermare:
repetita juvant) per aprire davvero il discorso sulla corruzione in questo
Paese: non nella forma esclusivamente penale come vorrebbe qualcuno, ma nella
sua forma più specificatamente e proprio “politica”, di corruzione che non solo
ha sperperato le più preziose risorse del nostro Paese, ma ha anche inquinato
nel profondo le coscienze, le sensibilità culturali e di consapevolezza
democratica a livello di massa.
Invece, non affrontando questi temi (e altri) con il
linguaggio della verità, la campagna elettorale è andata avanti seguendo il
solito schema con una perseveranza quasi “sacchiana”: ci sarà il sorpasso? Ci
sarà l’accordo PD-Monti dopo le elezioni e, in questo caso, che fine farà
Vendola? Sinceramente dilemmi non solo poco appassionanti ma soprattutto
distorcenti dalla realtà.
L’arresto di Orsi ripropone il tema con grande evidenza,
sottolineando come la qualità complessiva del management pubblico sia davvero d’infimo
ordine proprio sotto l’aspetto etico, ma anche al riguardo dell’operatività
(non faccio l’elenco: dalla P4, che aveva sede se non ricordo male al
Provveditorato Generale delle Opere Pubbliche, alla Protezione Civile tanto per
fare soltanto due esempi tra gli ultimi).
Così, ma è un vecchio discorso, si apre la strada alle
privatizzazioni selvagge e alla sparizione d’interi settori produttivi (si
pensi all’Ansaldo Energia) com’è stato, nel passato, a causa delle stesse ragioni
della chimica e dell’agroalimentare.
Pensiamo,
almeno per un momento, alle centinaia di migliaia di operaie e operai
che hanno visto sfumare il loro posto di lavoro proprio a causa degli
effetti del vortice di corruzione che ha distrutto la realtà industriale
italiana.
Occorre una proposta politica credibile che spazzi via
questo stato di cose proponendo un diverso meccanismo di nomine ma,
soprattutto, avanzando una proposta di programmazione pubblica dell’economia
articolata in piani di settore, partendo da lì, da quel punto, per fronteggiare
la crisi e recuperare l’idea di una politica industriale in questo Paese.
Politica Industriale distrutta e mortificata proprio dalla
pratica tangentizia, ma che va riproposto proprio nei termini della regia
pubblica, sfidando l’idea che si trattati di una proposta obsoleta, fuori dal
tempo che, invece, potrebbe – al paio di quella della pubblicizzazione delle
banche – apparire come il simbolo di una moderna sinistra d’alternativa.

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