martedì 12 febbraio 2013

L’ARRESTO DEL PRESIDENTE DI FINMECCANICA: LE TANGENTI COME FILOSOFIA AZIENDALE di Franco Astengo

Le tangenti come “filosofia aziendale”: questo giudizio emerge dal procedere delle indagini che hanno portato all’arresto di Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica, il più importante gruppo industriale pubblico.


Si rileva un quadro davvero problematico che solleva, ancora una volta, il tema dell’intreccio tra questione morale e questione politica.

   I rappresentanti dei partiti e delle coalizioni impegnati nella campagna elettorale non hanno parlato di questo intreccio, micidiale per le sorti della nostra economia: una situazione ormai strutturale, ben più grave di quella registrata al tempo di Tangentopoli anche perché si collega, inevitabilmente, alla questione morale riguardante il sistema dei partiti e il loro finanziamento, causando danni gravissimi anche, e soprattutto, sul piano del discredito delle istituzioni e dell’intervento pubblico.

 La campagna elettorale avrebbe potuto essere un’occasione preziosa (come c’è già capitato di scrivere in questi giorni, ma mai come in questo caso si può affermare: repetita juvant) per aprire davvero il discorso sulla corruzione in questo Paese: non nella forma esclusivamente penale come vorrebbe qualcuno, ma nella sua forma più specificatamente e proprio “politica”, di corruzione che non solo ha sperperato le più preziose risorse del nostro Paese, ma ha anche inquinato nel profondo le coscienze, le sensibilità culturali e di consapevolezza democratica a livello di massa.
Invece, non affrontando questi temi (e altri) con il linguaggio della verità, la campagna elettorale è andata avanti seguendo il solito schema con una perseveranza quasi “sacchiana”: ci sarà il sorpasso? Ci sarà l’accordo PD-Monti dopo le elezioni e, in questo caso, che fine farà Vendola? Sinceramente dilemmi non solo poco appassionanti ma soprattutto distorcenti dalla realtà.

   L’arresto di Orsi ripropone il tema con grande evidenza, sottolineando come la qualità complessiva del management pubblico sia davvero d’infimo ordine proprio sotto l’aspetto etico, ma anche al riguardo dell’operatività (non faccio l’elenco: dalla P4, che aveva sede se non ricordo male al Provveditorato Generale delle Opere Pubbliche, alla Protezione Civile tanto per fare soltanto due esempi tra gli ultimi).
Così, ma è un vecchio discorso, si apre la strada alle privatizzazioni selvagge e alla sparizione d’interi settori produttivi (si pensi all’Ansaldo Energia) com’è stato, nel passato, a causa delle stesse ragioni della chimica e dell’agroalimentare.

   Pensiamo, almeno per un momento, alle centinaia di migliaia di operaie e operai che hanno visto sfumare il loro posto di lavoro proprio a causa degli effetti del vortice di corruzione che ha distrutto la realtà industriale italiana.

   Occorre una proposta politica credibile che spazzi via questo stato di cose proponendo un diverso meccanismo di nomine ma, soprattutto, avanzando una proposta di programmazione pubblica dell’economia articolata in piani di settore, partendo da lì, da quel punto, per fronteggiare la crisi e recuperare l’idea di una politica industriale in questo Paese.

   Politica Industriale distrutta e mortificata proprio dalla pratica tangentizia, ma che va riproposto proprio nei termini della regia pubblica, sfidando l’idea che si trattati di una proposta obsoleta, fuori dal tempo che, invece, potrebbe – al paio di quella della pubblicizzazione delle banche – apparire come il simbolo di una moderna sinistra d’alternativa.

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