La proposta è quella di un soggetto politico dalla forma "consiliare"
Il tema delle “forme politiche” è probabilmente il più
delicato da affrontare nel momento in cui si progetta l’avvio di una fase
costituente di un nuovo soggetto politico, come s’intende fare con Ross@.
Siamo di fronte ad una crisi specifica dell’intero sistema
politico italiano e all’emergere di una vera e propria “stretta autoritaria”
che va affermandosi attraverso l’azione incisiva e costante delle forze
dominanti.
La situazione appare ormai tale da far risaltare,
generalmente, un concetto negativo della rappresentanza politica, che s’intende
cancellare sostituendolo con un autoritarismo personalizzato svolto soltanto in
una funzione di “governo”. Un progetto pericoloso al quale sta adeguandosi l’intero
quadro politico.
Non solo è stata
cancellata la dicotomia destra/sinistra ma va stemperandosi anche lo stesso
rapporto di matrice liberalidemocratica maggioranza/opposizione sostituito da
una sorta di “partito di cartello” il cui scopo è semplicemente quello di impedire
ad altri attori di entrare sulla scena politica, al di fuori di quelli già
esistenti.
Il disegno complessivo riguarda l’occultamento delle
distinzioni sociali portato fino al punto di rendere impossibile la richiesta
di rappresentanza politica, riducendo il tutto a un processo totalizzante di
mediatizzazione dell’agire politico, un elemento
molto diverso da quello della pressione mediatica al cui dilagare nell’immaginario
collettivo avevamo assistito nel corso degli ultimi 20 anni segnati dalla
trasformazione del sistema dei partiti di massa prima in partiti “pigliatutti”
e “azienda” fino a pervenire a quel modello del “partito personale” che, in
questo momento, sta esercitando una vera e propria “egemonia sistemica”.
Coloro i quali, come noi, pensano ancora alla necessità di
portare avanti un discorso di soggettività politica fondata sulla
rappresentanza e l’espressione dei soggetti portatori di contraddizioni sociali
concrete e, di conseguenze, sviluppare l’opposizione si trovano, all’interno
del quadro fin qui descritto, a dover affrontare almeno tre problemi di grande
rilievo:
a) Disporre
di uno strumento in grado di produrre orientamento generale;
b) Elevare
il grado d reale rappresentatività del soggetto politico rispetto alla società;
c) Proporre
un livello di quadri in grado di condurre una vera e propria “kulturkampf”.
In questo senso si pone, per Ross@ ma ben oltre Ross@ un
interrogativo: da dove può essere possibile far ripartire una prospettiva di
riaffermazione d’identità e di autonomia progettuale?
Per chi, come noi, si trova in uno stato di vera e propria “alienazione”
rispetto a un sistema politico al riguardo del quale non è neppure più
possibile procedere “controcorrente” si tratta davvero di volare alto
analizzando quattro punti assolutamente
fondamentali:
1) Il
pressoché definitivo esaurimento delle tradizionali formule politiche;
2) Il
venir meno, dal punto di vista della sinistra, dei suoi tradizionali punti di
riferimento storico – politici;
3) La
necessità di ritrovare una riconoscibilità concreta della contraddizione
capitale/lavoro intrecciandola all’insieme delle contraddizioni definite
post-materialiste, “in primis” quella dell’assalto capitalistico alle
condizioni materiali di vivibilità sul pianeta messe in discussione dalla
speculazione selvaggia attuata verso territorio e natura;
4) Il ritrovare la disponibilità di un nucleo militante
d’avanguardia politicamente preparato e inserito “in tutte le pieghe della
società”.
Rispetto a questi problemi può ancora essere possibile
organizzare un’efficace risposta aprendo una ricerca sul tema della riattualizzazione della
concezione gramsciana dell’egemonia, articolabile attorno a quattro punti:
1) La
necessità di formare, attraverso un articolato lavoro di lotta sociale e
politica d’opposizione, un nuovo “blocco storico anticapitalista”;
2) La
praticabilità di una mediazione svolta da una forza politica profondamente
ramificata nel senso comune di massa, per tentare di smantellare l’apparato
egemonico dell’avversario attraverso un
lavoro di costante demistificazione e decodificazione;
3) L’operatività
di un soggetto in grado di agire non
come una semplice avanguardia ma come
intellettuale collettivo promotore di una trasformazione intellettuale e
morale;
4) L’esigenza,
infine, di fare tutto questo attraverso un non breve processo di lotta all’interno
delle società capitalistiche, con parole d’ordine intermedi e positive e con
una forte attivazione e partecipazione di massa.
Si propone così che Ross@ assuma fino in fondo un ruolo di
avanguardia nella direzione che si è cercato fin qui di indicare assumendo una
forma politica, legata sì alla storia e alla tradizione del movimento operaio,
ma che in questa fase può rappresentare un momento di forte innovazione,
assumendo insieme la difficoltà di recupero dell’idea del partito di massa e il
rifiuto di una omologazione al processo di abbruttimento populista in atto.
La proposta è quella di un soggetto politico dalla forma “consiliare”.
Non è il caso, a questo punto, di soffermarci su dettagli di
tipo tecnico circa il funzionamento di un soggetto fondato sul principio dei “consigli”.
Su questo si potranno formulare proposte concrete una volta
sviscerato il merito di un progetto di questo tipo, anche nei suoi effetti
possibili rispetto alla base sociale cui è rivolto.
Sarà sufficiente, a questo punto, delineare l’elemento di
fondo di questa prospettiva: quella di trasformare tutti i componenti degli
organismi dirigenti in delegati, portandoli ad agire nei due sensi del rapporto
con la base organizzativa e con le strutture attraverso l’interscambio costante
del dibattito politico, l’elaborazione per questa via della sintesi e il
costante esercizio del meccanismo di revoca del mandato e d’intercambiabilità
all’interno dell’espressione di una
soggettività collettiva.
Per dirla in parole povere: al posto di un organismo
dirigente nazionale un’assemblea di delegati, eletti democraticamente su scheda
bianca e revocabili, al di fuori dei consueti farraginosi meccanismi, dalla
stessa base assembleare che li ha espressi.
Può realizzarsi in questo modo un nuovo rapporto tra specialismo
e politica, operando nel senso di una forte verticalizzazione nella capacità
elaborativa delle sedi politiche, laddove ciascuno deve porsi l’obiettivo di
contribuire all’elaborazione della linea politica.
Può crearsi anche un diverso rapporto tra centro e
periferia. Quest’ultima non può essere considerata semplicemente come il
terreno di una meccanica applicazione della linea generale e di un’opportunistica
gestione degli apparati in sede locale.
Va messo in moto un’ipotesi di “intelligente
orizzontalizzazione” che contrasti tutti i fenomeni degenerativi dell’insterilimento
della vita politica di base.
La reviviscenza della tematica consiliare risulta essenziale
per cercare di risolvere i problemi teorici e strategici di un soggetto come
Ross@ che intende contribuire a costruire insieme l’opposizione e l’alternativa.
In questo senso si può pensare all’interno di Ross@ a una
fase costituente, rompendo non solo con le tradizioni centralizzatrici ma
lasciandoci anche alle spalle tutte le forme di regressione dell’agire politico
che ci hanno angustiato nel corso di questi anni nei quali la sinistra ha cercato
di camuffarsi per via elettorale dimostrando “paura della politica”.
Camuffamento elettoralistico e “paura della politica” due
aspetti della zavorra che intendiamo lasciare per strada per riaffermare, pur
in tempi così difficili, la nostra identità e la nostra tensione egemonica.
3 commenti:
Carissimo Franco, trovo le proposte che qui leggo di grande interesse. E vorrei sperare di poter partecipare e offrire un contributo a una nuova esperienza della sinistra prima che il declino della vita, com'è ovvio, faccia di me la sua preda. Desidero pertanto che i tempi vengano stretti e che si pensi a una occasione da tenere nella capitale: non tanto perché io abito vicino a Roma, ma perché le grandi vie sempre da Roma devono partire. Grazie per l'attenzione, Antonio Peduzzi
Grazie caro Antonio, a presto Franco Astengo
Il partito diventa inevitabilmente un apparato autoritario e burocratico se coesiste con una massa disorganizzata. Il solo modo di superare questo schema è quello di introdurre un nuovo elemento: i consigli operai. Fra il partito e le masse deve esserci un terzo momento, che media il rapporto che corre tra loro. istituzioni politiche autonome e unitarie della classe operaia. Tali istituzioni debbono emergere direttamente dalla società (fabbriche, uffici, scuole), con le loro strutture, rispetto alle quali il partito agisce come elemento di stimolo e di sintesi.
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