Le prove di “avanzato regime” che il “Sistema Renzi” sta realizzando in Senato attraverso la rimozione d’ufficio di senatori componenti
della Commissione Affari Costituzionali contrari alla riforma della Camera Alta
hanno suscitato forti polemiche facendo però allontanare il dibattito dal
merito della questione.
La proposta del Governo, infatti (quella approvata in
Commissione assieme ad un ordine del giorno contrario, in un “balletto” del
tutto paradossale) può ben essere giudicata un solenne e pericolosissimo
pasticcio, partendo dal fatto che il
nuovo Senato non sarebbe altro che una sorta di Dopolavoro per amministratori
locali che si troverebbero inopinatamente sbalzati in quel ruolo.
Non dimenticando che per l’elezione della Camera dei
Deputati i progetti fin qui avanzati quale esplicitazione dell’accordo Renzi/Berlusconi
prevedono il mantenimento di quelle liste bloccate, già giudicate come
incostituzionali dalla Suprema Corte.
Insomma: tra progetto per il Senato e legge elettorale della
Camera il risultato finale sarebbe quello di un’ulteriore mortificazione del
ruolo del Parlamento, con il definitivo superamento del dettato costituzionale
che prevede la centralità dei consessi elettivi.
Tanto più che sarebbe mantenuta la doppia lettura per le
leggi di profilo costituzionale che sarebbero così esaminate da due Rami del
Parlamento composti entrambi di “nominati” (e, magari, nel caso della Camera
venuti fuori in più dalla lotteria di un’abnorme premio di maggioranza).
Se non si tratta di “Regime” come definirlo allora?
Entriamo allora molto brevemente nel merito.
Come dovrebbe svolgersi, invece, un dibattito serio al
riguardo del ruolo del bicameralismo in un sistema democratico moderno?
Si dovrebbe sviluppare un tentativo di affrontare tre
possibili punti di riequilibrio, all'interno dell’evidente crisi del sistema:
equilibrio tra l'elezione del Parlamento e la formazione del governo;
equilibrio tra il potere del governo, e quel pluralismo istituzionale,
politico, culturale, essenziale nelle moderne repubbliche costituzionali;
equilibrio tra il centro statale e le periferie regionali, in un ordinamento
che sicuramente è da rivedere dopo il fallimento della già fragilissima opzione
“federalista” (con l’esito catastrofico della regionalizzazione d’importantissimi
comparti: dalla sanità ai trasporti)
Nel progetto presentato, al proposito, dagli esponenti del “Regime
Renzi” mancano totalmente i presupposti minimi per affrontare questi nodi.
Ci limitiamo a esaminare il caso di un Senato, chiamato a
garantire la rappresentanza territoriale.
In questo caso la seconda Camera dovrebbe disporre del
potere di definire, di volta in volta, il concetto di “interesse nazionale” e di fissare, con proprie leggi, i
principi fondamentali cui deve attenersi la legislazione territoriale.
Il progetto del Senato elaborato dal “Regime Renzi” non garantisce
questo e non garantisce neppure
l’uguaglianza rappresentativa delle Regioni (come accade, invece, tanto per
fare un esempio sicuramente non sospetto, nel Senato USA),
Quest’uguaglianza, in una realtà di forti scarti geo –
economici come quella italiana, dovrebbe significare l'indispensabile
condizione per realizzare, attraverso la perequazione finanziaria, quella
“solidarietà territoriale”, finora garantita dalla Conferenza Stato – Regioni.
Se non si realizza questo elemento il Senato Federale smarrirebbe
la sua funzione più importante, quella di “chiusura” del sistema delle
Autonomie, risultando impossibilitato a svolgere quella funzione di equilibrio,
della cui ricerca dovrebbe farsi carico il lavoro parlamentare in corso.
Il rischio che stiamo correndo è quello di arrivare a una
sorta di Repubblica “invertebrata” (per dirla con Andrea Manzella) riducendola
davvero (qui la citazione è più colta: si tratta del principe di Metternich) a
una “espressione geografica”,
Attorno a questi punti, esposti fin qui in maniera del tutto
schematica e necessitante di approfondimenti, deve essere sviluppato un forte
dibattito tra i soggetti politici, i centri di ricerca, le Università.
Sul piano più direttamente politico però il tema
fondamentale rimane quello dell’opposizione, di sinistra d’alternativa non
populista, al “Regime Renzi”: un tema che va ben oltre la questione dell’architettura
istituzionale arrivando al cuore delle questioni di complessive di rapporto
democratico tra i diversi soggetti politici, economici, rappresentativi di
istanze sociali e di stimoli culturali.
Si sta cercando di fare in modo che elettrici ed elettori
non possano più pronunciarsi sulla scelta dei propri rappresentanti .
Anzi si sta cercando di andare anche oltre: zittendo
completamente (con la soglie di sbarramento previste dall’Italikum)e le voci di
un’opposizione alternativa posta politicamente al di fuori dal perimetro del
sistema.
Per questo tipo di opposizione non deve esserci spazio:
comprendere questo stato di cose e reagire subito con una forte opposizione e è, in questo
momento. il nostro compito prioritario.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie