mercoledì 4 giugno 2014

MATERIALE PREPARATORIO PER LA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ - BOLOGNA 8 GIUGNO 2014



Di seguito troverete il testo dei seguenti documenti:

 


1)     ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI A ROSS@ SAVONA “CONVOCARE L’ASSEMBLEA CONGRESSUALE PER COSTITUIRE IL MOVIMENTO PER ROSS@ SOGGETTO POLITICO”  
2)     IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL’8 GIUGNO: LISTA TISPRAS, SOGGETTO POLITICO, OPPOSIZIONE di Franco Astengo 
3)     IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL’8 GIUGNO: UNA OCCASIONE DA COGLIERE PER RESTITUIRE IDENTITA’ ALLA SINISTRA D’ALTERNATIVA E DI OPPOSIZIONE di Franco Astengo
4)     IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL'8 GIUGNO: LE RIFLESSIONI DI ROSS@ PARMA 

5)     IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL'8 GIUGNO: UN DOCUMENTO DI ROSS@ VERONA firmato da PATRIZIA BUFFA e GIORGIO LONARDI 

 


1)     ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI A ROSS@ SAVONA “CONVOCARE L’ASSEMBLEA CONGRESSUALE PER COSTITUIRE IL MOVIMENTO PER ROSS@ SOGGETTO POLITICO”



PREMESSA

La sola risposta possibile all’itinerario politico fin qui percorso da Ross@ deve essere quella del rilancio immediato del progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra anticapitalista, d’opposizione e d’alternativa. L'approdo considerato ottimale è quello della realizzazione del movimento “Ross@ per un soggetto politico” da intendersi come punto di riferimento decisivo per affrontare il vero e proprio vuoto creatosi nel corso degli anni.



 Un vuoto confermato dalla scelta compiuta con la Lista Tsipras, dimostrazione compiuta della subalternità all’esistente, dell’assenza di soggettività e dell’incapacità di esercitare autonomia politica e ideale nella prospettiva di disegnare una concreta trasformazione del modello di società.

Questo nostro giudizio relativo alla Lista Tsipras è confermato dall’esito del dopo – voto, dove non si scorge alcuna potenzialità, anche latente, relativa alla costruzione di una nuova soggettività politica anticapitalista come richiederebbe la qualità dello scontro politico e sociale, ma si assiste all’esprimersi di uno sfrenato elettoralismo e all’avvicinamento a posizioni del tutto interne alla logica di dominio dell’UE, in totale opposizione a quello di contrasto radicale ai Trattati e di “controsemestre” europeo fin qui elaborate da Ross@.

L’idea di trasformazione del modello di società sembra proprio non appartenere più ai residui di quella che fu la sedicente sinistra radicale.

Quest’assenza di soggettività rappresenta la vera ragione della discrasia venutasi a creare tra l’inasprimento delle condizioni materiali di vita delle masse popolari causato dalla ferocia della gestione capitalistica della fase e l’assenza di un conflitto sociale dai caratteri universalistici e non settoriale e/o neo-corporativi.

Ross@ soggetto politico dovrà affrontare, sia sul piano teorico, sia su quello dell’iniziativa immediata le grandi contraddizioni che stanno presentandosi nell’immediato:

1)            Sul piano internazionale: lo spostamento d’asse che si sta verificando proprio in questi giorni, dalla crisi ucraina, con il ritorno sulla scena mondiale della logica di confronto bipolare tra gli opposti imperialismi (egualmente pericolosi) USA-Russia. Sotto quest’aspetto cambia di segno anche la qualità dello scontro in occasione delle elezioni europee: fermo restando la necessità di continuare a combattere l’Europa delle banche e dell’austerità si pone anche l’esigenza di ragionare (e fronteggiare) la realtà di una nuova “solidarietà atlantica” che pone l’Unione Europea nell’orbita di una sostanziale subalternità agli USA in un quadro complessivo di caduta dell’ipotesi di multipolarismo, di corsa al riarmo, del propagarsi di venti  di guerra;

2)            Sul piano interno: appare evidente l’accelerazione violenta verso una stretta autoritaria nel tentativo di cancellare i livelli minimi di rappresentanza politica (in questo quadro si colloca, naturalmente, anche il discorso sulla rappresentatività sindacale) e di riduzione del ruolo dei corpi intermedi, esaltando meccanismi di decisionismo e personalizzazione contrari a quanto contenuto nella Costituzione Repubblicana fondata sulla centralità del Parlamento. Questa dinamica è stata accentuata dall’esito del voto europeo che pare aver provocato un fenomeno di totale allineamento ad una sorta di regime che da “sistema PD” pare trasformarsi semplicemente in “sistema Renzi”. Intanto si assumono provvedimenti di tipo populistico di presunto taglio dei “costi della politica” che si realizzano, in realtà, in tagli della “democrazia”. Provvedimenti che si accompagnano all’ulteriore precarizzazione del lavoro e di riduzione ulteriore del poco che rimane del welfare state che si verifica in un Paese martoriato dalla cementificazione, del disastro dell’assetto del territorio, dell’esplosione di laceranti conflitti tra il lavoro e la tutela dell’ambiente ( un esempio di temi che ci riportano all’interrogativo sui modi e sulle forme della produzione, all’idea dell’ecocentrismo. Aria, Acqua, Clima rappresentano gli interlocutori essenziali e indispensabili per qualsiasi progetto di futuro), la sempiterna “questione morale” non certo riducibile ad un semplice fatto di tangenti, l’egemonia esercitata dalla criminalità organizzata in parti vitali del Paese non semplicemente al Sud, dell’informazione – in particolare di quella televisiva – sempre più dominata dalle logiche di appartenenza del potere.

3)            Il tema della svolta autoritaria va ripreso comprendendo come vi si ravveda un pericolo molto più profondo della – pur grave – progressiva riduzione del rapporto tra politica e società realizzato al fine di “tagliare” il più possibile dell’insieme dei bisogni sociali. Dall’atteggiamento dei “media”, dal comportamento dell’insieme del quadro politico istituzionale, dal profilarsi di un autoritarismo capace di permeare gran parte della società, dall’espressione di una vera e propria “filosofia della crisi” da parte del grande capitale appare emerge una linea  fondata sull’idea della repressione e dell’emarginazione di qualsiasi forma di dissenso espresso sia sul piano politico, sia su quello sociale. Compare l’ombra pesante della “normalizzazione”, includente anche il richiamo al rischio di non meglio precisate forme di “violenza”. Occorre avere la consapevolezza che è in ballo l’essenza stessa di un fatto democratico fondamentale per il funzionamento di un sistema politico: quello dell’opposizione. Un’opposizione che sappia connettere diverse soggettività ed espressioni del dissenso sociale, riuscendo a rappresentare e a progettare un’alternativa di sistema. Il conflitto sociale è indispensabile ma eguale valenza possiede la capacità di sintesi e di progettualità politica: è da questo intreccio, dalla capacità del “pensare” e del “fare” di una soggettività che intendiamo realizzare per far compiere un salto di qualità al dissenso trasformandolo in opposizione politica;

4)            E’ necessaria ed ancor più urgente rispetto al recente passatola messa in campo di una ipotesi di nuova soggettività politica posta alla ricerca di una dimensione concretamente antagonista al capitalismo. Una soggettività che non si potrà, comunque, realizzare semplicemente attraverso un’operazione di stampo politicista, al di fuori del protagonismo con i soggetti sociali coinvolti nelle difficoltà del quotidiano. Per questo motivo è necessario produrre meccanismo di efficace relazione con i movimenti sociali, riflettere sulla necessità di ricomposizione del mondo del lavoro, ripensare alla struttura del soggetto politico recuperando gli elementi fondamentali dell’azione politica di massa esercitata dai partiti nel corso del secolo scorso, senza alcuna velleità nostalgica ma pensando davvero a quanto di innovazione potrebbe esserci in quel portato storico rispetto alla frantumazione politica e sociale che stiamo vivendo oggi. Si tratta di rischiare oggi delle scelte per progettare quello che potremo essere domani.

DISPOSITIVO

In questo quadro sicuramente difficile e drammatico ma al riguardo del quale non è possibile l’indifferenza o il semplice acconciamento all’esistente , Ross@ ha il compito di proseguire il proprio cammino così come era stato già delineato nella assemblea nazionale del 22 dicembre 2013 convocando l'Assemblea Congressuale Costituente.

A tal fine l'Assemblea degli iscritti a Ross@ di Savona:

–                   ritiene preziosa e fondamentale la presenza sui territori dei vari collettivi di Ross@, che operano nelle realtà locali attivando e promuovendo attività politica sui temi del diritto alla casa, alla salute, al lavoro, all'istruzione, all'ambiente, dell'agibilità democratica politica, sociale e sindacale interpretando ed agendo il conflitto sociale (oggi frammentato e troppo spesso  tradotto in forme movimentiste o protestatarie) restituendogli una dimensione complessiva e compiuta.

Questa attività politica deve trovare spazio di condivisione e sintesi di progetto e obiettivo: per questo si ritiene necessario procedere da subito ad un riscontro e confronto da realizzarsi a livelli intra e infra regionali, in sedi utili alla più ampia partecipazione degli aderenti, a partire dalla proposta di analisi esposta in premessa e sulla base delle ragioni della nascita di Ross@ contenute nei dieci punti programmatici del maggio 2013.

Per queste ragioni gli iscritti di Ross@ Savona danno mandato al proprio coordinamento locale di attivarsi per promuovere questa prima fase di analisi e verifica con le altre realtà locali di Ross@. Allo scopo potranno essere organizzati incontri e iniziative a livello provinciale e regionale. Egualmente risulterà di grande importanza il confronto con soggetti diversi, di movimento e/o politicamente strutturati, appartenenti all’area dell’alternativa allo scopo di costruire percorsi comuni e momenti unitari.



-          avanza, a livello nazionale, l'indicazione che il coordinamento politico vari, nei tempi già stabiliti, il percorso costituente formando  tre gruppi di lavoro:

a) sullo statuto;

b) per la stesura di un documento congressuale di “progetto”;

c) per tracciare una ipotesi di struttura organizzativa che tenga conto delle esigenze d’innovazione in questo campo derivanti anche dall’utilizzo dei nuovi strumenti della tecnologia informatica.

I gruppi di lavoro dovranno riferire in tempi brevi al “plenum” del coordinamento politico nazionale cui spetterà il compito di varare i testi definitivi proponendoli al dibattito delle assemblee territoriali cui spetterà il compito di discuterli e di eleggere i delegati che comporranno la platea dell’Assemblea Congressuale.



 


2)     IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL’8 GIUGNO: LISTA TISPRAS, SOGGETTO POLITICO, OPPOSIZIONE di Franco Astengo



Fatta salva la legittima soddisfazione espressa da promotori e sostenitori per il superamento del quorum europeo va subito chiarito che il risultato della Lista Tsipras non rappresenterà il punto di partenza di un possibile avvio di una riflessione riguardante un soggetto rappresentativo della sinistra d’alternativa italiana posto nella condizione di affrontare gli ormai annosi problemi di costruzione organizzativa e di identità che affliggono quest’area politica.
 
L’analisi del voto, infatti, ci consegna alcuni dati molto precisi: nella sostanza, dall’esito ottenuto, a suo tempo, dalla Lista Arcobaleno nel 2008 e fino a oggi il risultato della Lista Tsipras ha dimostrato come, nell’occasione, si sia semplicemente fermata la caduta verticale verificatasi con Rivoluzione Civile, arrestandosi il flusso verso l’astensione. Ma non di più: non c’è stato un rimescolamento delle carte dal punto di vista della formazione del consenso. Sono rimasti intatti i negativi divari del passato tra il Nord e il Sud, tra le grandi città e le periferie. Soprattutto pesa il voto di appartenenza legato ai soggetti esistenti che è risultato determinante ma dal quale non scaturisce una spinta moltiplicatrice in avanti verso una dimensione di nuova soggettività. Anzi le prime dichiarazioni provenienti dall’interno del principale azionista di questo voto, SeL, marciano in direzione contraria: da una parte si nega di voler avviare la costruzione di una non meglio identificata Syriza italiana, da un’altra si preconizza addirittura un ingresso nel PD renziano, sposandone la tesi di fondo dell’assunzione della centralità della dicotomia vecchio/nuovo quale “frattura” di riferimento per realizzare una operazione politica che si annuncia davvero come spericolata. O più semplicemente come un “salire di corsa sul carro del vincitore”. Le conseguenze politiche di questo stato di cose appaiono, insomma, essere due: - la prima riguarda l’impossibilità che dal nucleo della Lista Tspiras parta un progetto di nuova soggettività della sinistra alternativa in Italia; - la seconda stabilisce il definitivo affossamento di qualsiasi ipotesi di ricostituzione del centrosinistra. Tutto, infatti, potrà verificarsi soltanto all’ombra del “sistema Renzi” che, da tempo come ci era capitato già di denunciare, ha sostituito quello che era stato definito il “sistema PD”: siamo davvero a un mutamento di paradigma non soltanto per il Partito Democratico, ma l’intero sistema politico italiano nei suoi consolidati assetti. L’opposizione risalta come la sola frontiera percorribile da parte della sinistra d’alternativa. Una opposizione netta, senza cedimenti di sorta anche sul terreno delicato del sistema degli Enti Locali, una opposizione incentrata su quattro punti assolutamente fondamentali:

  • una visione internazionalista dei conflitti in atto a livello globale comprendendo da subito la natura dello scontro bipolare interimperialista in atto;
  • l’idea di una “rottura dell’Unione Europea” vista da sinistra, in nome della conflittualità sociale e di classe contraria a quella populista e nazionalista reclamata dai cosiddetti “euroscettici” tra i quali si mascherano razzisti e fascisti della più bell’acqua;
  • l’acquisizione piena dell’esigenza di connettere, sul piano interno, conflitto sociale e opposizione politica in nome delle “fratture” concretamente operanti nella carne viva della vita quotidiana rispetto ai temi del lavoro, dell’ambiente, dello stato sociale, della scuola non sostituibili, come si sta facendo, dalla grande mistificazione del “nuovo versus” il vecchio che, in questo caso sarebbe davvero “il morto che afferra il vivo”;
  • il rifiuto netto e inequivocabile di riforme costituzionali, istituzionali, elettorali tendenti a ridurre il livello di democrazia esercitabile nel Paese, ad accantonare definitivamente la Costituzione già ridotta a mero simulacro, a cancellare il concetto stesso di “rappresentanza politica”.

L’opposizione, però, può essere condotta soltanto attraverso la formazione di un adeguato soggetto politico in grado di esprimere identità, sintesi politica, organizzazione, presenza sul territorio. E’ un tema già sollevato che è necessario affrontare, proprio per come le cose si stanno profilando, con una maggiore determinazione rispetto al più recente passato. Ross@ deve ragionare su questo aprendo insieme la proprio fase congressuale proprio allo scopo di definire al meglio una soggettività e, insieme, lanciando una proposta complessiva sul tema dell’opposizione per l’alternativa.



3)     IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL’8 GIUGNO: UNA OCCASIONE DA COGLIERE PER RESTITUIRE IDENTITA’ ALLA SINISTRA D’ALTERNATIVA E DI OPPOSIZIONE di Franco Astengo




Mi misuro con la possibilità di fornire al proposito un contributo di merito partendo dalla convinzione che l’occasione di Ross@ debba essere colta in pieno per restituire l’identità alla sinistra italiana di opposizione e d’alternativa.



Si dovrà fare in modo che la riunione dell’8 Giugno si svolga per far sì che le compagne e i compagni che vi saranno impegnati trovino forza, ragioni, argomentazioni per avviare concretamente l’itinerario congressuale di Ross@ come nuovo soggetto politico.

Un vero e proprio “movimento per Ross@ soggetto politico”.

Avviarsi concretamente nella direzione appena indicata dovrà assumere così il significato essenziale di occupazione di uno spazio politico ben preciso, quello rappresentato dall’intreccio delle lotte sociali in atto in questa fase in Italia e fuori d’Italia con una precisa proposta politica di trasformazione.

Assieme all’occupazione di questo spazio politico Ross@ dovrà mostrarsi in grado di cogliere in pieno un’occasione: quello dell’indispensabile recupero di identità.

Un’identità comunista, anticapitalista, antagonista fondata su alcuni punti teorici del tutto fondativi:

1)       La capacità di non ridursi al minoritarismo di chi si limita ad adattarsi all’esistente per contestarne aspetti marginali confinati nel “politicismo”, senza saper formulare un progetto complessivo di trasformazione sistemica della società e della politica;

2)       Il saper trarre dall’idea di riunificazione delle lotte sociali e di quelle politiche il concreto realizzarsi di un vero e proprio “blocco storico”, i cui riferimenti dovranno essere rappresentati dalla centralità delle contraddizioni, quella principale e quelle post – materialiste. Un “blocco storico” da saldare attraverso l’elaborazione di proposte politiche di carattere generale, cogliendo per intero i tratti della “modernità” intesi nel mutamento di rapporto tra struttura e sovrastruttura che fin qui ha funzionato come punto d’appoggio per l’avversario nell’operazione di mistificazione della realtà sulla quale sta poggiando la propria egemonia di fase;

3)       La nostra proposta non può che configurarsi, nell’attualità dello scontro sociale e politico, sul terreno dell’opposizione. Opposizione fondata su tre elementi di analisi che risultano essere del tutto decisivi proprio per contribuire a delineare quell’orizzonte identitario sul cui concetto è stato incentrato questo intervento: a) l’identità internazionalista da misurarsi all’interno del quadro di cambiamento di scenario che si sta verificando in campo internazionale con il ripresentarsi di un pericoloso fronteggiamento tra i due blocchi imperialisti: da una parte USA ed Europa dall’altra Russia e Cina; b) l’identità di classe sulla base della quale contrastare la ferocia della gestione capitalistica del ciclo, accentuata nel “caso Europeo” dal prevalere assoluto delle logiche iperliberiste e monetariste su cui si basa la struttura stessa dell’Unione; c) l’identità democratica al fine di  contribuire a respingere la svolta autoritaria che sta emergendo nel quadro politico italiano all’interno di un analogo contesto europeo come sarà confermato anche dai risultati elettorali del 25 Maggio. Una svolta autoritaria contrassegnata dalla presenza di un esasperato processo di populismo personalistico che contrassegna la presenza dei maggiori attori sulla scena politica italiana.

E’ necessario allora che nella riunione nazionale di Ross@ dell’ 8 Giugno ci si pronunci con grande chiarezza su queste questioni che risultano essere del tutto dirimenti rispetto all’identità del soggetto che si intende costruire sui terreni dell’internazionalismo, della lotta di classe, della democrazia.

Una pronuncia chiara dalla quale trarre anche gli elementi di carattere organizzativo, in modo da aprire così una compiuta fase congressuale, trasformando da subito Ross@ in:” Ross@ ,Movimento per un soggetto politico organizzato.”

Sarà realizzando questo passaggio che l’occasione di Ross@ potrà essere considerata colta in pieno e utile all’intera sinistra d’alternativa in Italia.

L’obiettivo rimane quello dell’esercizio di una piena egemonia sui contenuti: egemonia che può derivare soltanto dall’acquisizione di una fisonomia precisa d’identità, ritrovando in pieno una funzione propriamente “politica” ,

Si tratta di ritrovare la forza di  non aver paura della politica e dei livelli di responsabilità che proprio l’azione politica doverosamente comporta.



4)     IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL'8 GIUGNO: LE RIFLESSIONI DI ROSS@ PARMA

Quindi, dopo i “mea culpa” e l'attendismo dettato da ragioni preesistenti, ora facciamo Ross@: le identità scese in campo per realizzare questo progetto facciano un passo indietro, due passi avanti, così da non dare luogo alla mera sommatoria di ciò che già esiste, e cominciare ad inventare quello che ancora non c’è!







Il gruppo di Ross@ Parma, che si è costituito nel dicembre 2013, è composto, per la quasi totalità dei suoi militanti attivi, di compagne e compagni che hanno aderito direttamente al progetto politico di Ross@, senza che questa adesione derivasse dalla militanza in altre realtà politiche locali o nazionali.

Nonostante la consapevolezza che il progetto presentato alla cittadinanza lo scorso dicembre fosse ancora in una fase costituente, la realtà di Ross@ Parma ha mosso comunque i primi passi, in città e nel territorio, cominciando ad essere considerata e riconosciuta politicamente.

Occorre rimarcare, invece, che le realtà che compongono il progetto politico a livello nazionale, sono state attendiste e non esplicite nella relazione con le realtà locali. Sicuramente la latenza a livello nazionale, riconosciuta anche durante la riunione di coordinamento a Roma il 17 maggio, non ha aiutato a fare in modo che le forze politiche e sindacali teoricamente più vicine a Ross@ sul piano locale riconoscessero in essa un effettivo interlocutore.    



Applicando ragione e pragmatismo, l’analisi della fase attuale deve portare ad aggregare su alcuni punti fondamentali, che erano già presenti nel progetto iniziale di Ross@ e che riteniamo centrali, quindi non smarribili né ridimensionabili.

Prima di tutto la rottura con il “sistema PD”, definito giustamente “sistema” e non riducibile semplicemente al “partito” PD. Si tratta, infatti, di un sistema perfettamente aderente alla logica neoliberale, in cui il partito-persona, incarnato attualmente in Matteo Renzi, costituisce il referente di un complesso e ramificato insieme di apparati statali, non statali, nazionali e sovranazionali. Non possiamo pensare che all'interno della sinistra che si definisce antagonista e conflittuale, vi siano ancora singole posizioni o forze disposte a sostenere che nel sistema PD ci siano ancora possibili speranze per un cambiamento che vada a sinistra. Non lo vogliamo pensare, ma siamo costretti a farlo, visti i giubili e i salti di gioia per gli ultimi risultati elettorali della lista Tsipras in Italia, che per il rotto della cuffia è arrivata al 4%. Siamo costretti a pensarlo per la dichiarazione della Spinelli che definisce prima il PD come Democrazia Cristiana e poi  salva la corrente di Civati, definendola una parte con la quale si può lavorare. Siamo costretti a pensarlo perché vecchie forze, che ancora aleggiano come spiriti e che fecero parte appieno del sistema PD, tornano a strizzargli l'occhiolino, rievocati da un 4%! Siamo costretti a pensarlo perché la lista Tsipras, sta pensando ad alleanze con il PSE.

Siamo costretti a pensarlo soprattutto perché non si può concepire di riformare un sistema come l'Unione Europea, che non è “riformabile” in senso radicale, proprio perché la logica di adattamento e riformabilità è già presente nella propria costituzione materiale, costituzione di matrice ordoliberale e funzionalista. Una prospettiva europea che sia davvero “altra” rispetto a questi assunti, implica una rottura con l'Unione stessa, con il suo sistema di governance e con il suo principale strumento attuativo: l'Euro. Questo è un passaggio imprescindibile. Sarebbe parossistico, infatti, sostenere di rompere con l'Unione e non con una delle sue forme attuative, l'Euro. Proprio in relazione a questo punto, occorre realizzare forme di pratica politica reali e concrete - come il Controsemestre e la raccolta di firme per il Referendum - atte a sensibilizzare soprattutto all'esterno del mondo della sinistra antagonista. Nel contempo bisogna studiare quelli che potrebbero essere gli snodi fondamentali dell'evoluzione dell'impianto della UE, a partire

dall'ERF (European Redemption Fund) – che a garanzia della conversione in emissioni comuni (eurobond), prevederebbe un ulteriore potere di controllo delle istituzioni europee sulle spese dei governi, la spogliazione del nostro patrimonio pubblico e la trasmutazione del debito in giurisdizione internazionale, quindi non più convertibile in valuta nazionale in caso di uscita, provocando la più totale abdicazione di sovranità - e dal TTIP (Transatlantic Trade and Investiment Partnership), di fatto la chiave per attuare tutto ciò che l’organizzazione mondiale del commercio (WTO) non è già riuscita ad imporre in termini di deregolamentazione in ogni campo economico, sancendo anche il via libera per le imprese al ricorso legale contro i governi attraverso un organismo di arbitrato internazionale. Occorre comprendere le ricadute sociali e politiche di tutto questo, individuando forme di mobilitazione atte a contrastarli.



Su questi elementi, ora, è concreto e reale potere parlare di aggregazione delle forze della sinistra antagonista e conflittuale, per realizzare un'area politica nazionale, Ross@.

I “punti dirimenti” sopracitati devono essere un passaggio discriminante e costituente per l'identificazione dell'area stessa. La dimensione nazionale è necessaria per creare una sovradeterminazione delle realtà locali, per consentire alle stesse in relazione a questi temi, di potere praticare una politica orientata, identificata ed identificabile.

La costruzione di Ross@ non deve essere pensata nei modi e nelle forme del “vero” ed ennesimo Partito Comunista, ma neanche affidarsi a dinamiche spontaneistiche o movimentistiche.  Occorrono delle parole d'ordine, che possano funzionare da linee di demarcazione e di battaglia egemonica, potenzialmente rivolte a tutti e non solo ai militanti delle formazioni antagonistiche esistenti. La sua politica e la sua pratica non possono esaurirsi nella mera opposizione, volta a stilare la lista dei “contro”.



Oltre a questo piano necessario ma non sufficiente, ne esiste un altro che, se non può darsi nell’immediato, deve comunque essere portato avanti nel tempo sin da subito: quello di un lavoro politico che non collassi e si esaurisca nella dimensione precedentemente esposta e, soprattutto, che non copra con un uso retorico dei termini classici dell'universo antagonista un vuoto effettivo di politica, di una “politica anticapitalista” ancora in gran parte da inventare. Un lavoro politico di elaborazione e di pensiero che deve essere costruito ed agito all'interno di Ross@ e  volto ad instaurare la politica autonoma di un soggetto politico. Un lavoro politico che deve articolarsi a partire dalla ridefinizione della politica e delle categorie anticapitaliste, che deve considerare che il modo di produzione e riproduzione capitalistico nell'attuale fase storica, in Occidente ed in modo particolare in Europa, è un modo di tipo neoliberale e finanziario, peraltro innestato su forme differenti di capitalismo e di rapporto tra capitale e Stato.

Parlare di neoliberalismo non significa identificare un capitalismo “cattivo”, una sorta di ritorno al capitalismo liberale classico reso più spregiudiato e immorale, contrapposto ad un capitalismo “buono”, riformabile, come sostenuto negli ultimi vent'anni da innumerevoli forze socialdemocratiche. Considerare il neoliberalismo, significa prendere in considerazione il capitale nel suo modo di produzione e riproduzione attuale, le cui origini, nella versione europea, risalgono all'ordoliberalismo. A partire dall'esperimento tedesco nell'immediato dopoguerra ad opera della scuola di Friburgo, l'ipotesi di fondare lo stato sul mercato - che non si esaurisce nella sola interpretazione dicotomica struttura-sovrastruttura - ha prevalso nella competizione tra diversi modelli capitalistici europei. La costituzione dell'Unione Europea per come l'abbiamo vista fondarsi e svilupparsi, e per come la vediamo concretizzarsi oggi, si fonda sui principi economici e politici di questa scuola: dalle pratiche di governo a garanzia delle regole del gioco concorrenziale di mercato (sistematicamente smentite dal mercato stesso), passando per la necessità di una “Gesellschaftspolitik”, una “politica della società”, basata sulla generalizzazione della forma “impresa”, sull'homo oeconomicus e sul “capitale umano”, fino alla messa a valore dell'esistenza stessa, ecc. Occorre considerare le dinamiche del capitalismo unitamente a questa nuova forma stato che si sta realizzando e che ha tratti reazionari in forme politiche completamente rinnovate, a partire dall’ordoliberalismo stesso. Occorre cercare innanzitutto di problematizzare lo stesso concetto di “classe”, non perché sia inutilizzabile - come una sterile lettura socialdemocratica si ostina ad affermare - ma perché bisogna evitare di renderlo un significante vuoto buono per ravvivare la debole fiammella autorassicurante dell’antagonismo. Occorre una ridefinizione della classe che non si arresti a coordinate economicistiche o sociologiche e che non permetta più di intendere la politica come diretta espressione o risultante dell’antagonismo e della lotta economica. Bisogna, insomma, definire la classe in senso politico.

Vi è la necessità di una politica che comprenda essa stessa di non essere un meccanismo consensuale, riconoscendo come condizione necessaria di ogni operazione egemonica la rottura con le forme consensuali date. L'esigenza di un sindacato conflittuale ed alternativo al blocco confederale è una necessità da considerarsi un punto dirimente del “qui ed ora” e, in quanto tale, può essere considerata come un punto politico sul quale è opportuno dichiararsi nettamente. Occorre però, allo stesso tempo, avere piena consapevolezza che la costruzione di una politica autonoma e di un soggetto in grado di sostenerla non può essere pensata come la risultante delle dinamiche sindacali, delle loro fratture e delle loro ricomposizioni.

Risulta quindi necessario lavorare per costruire e praticare una forma organizzata del soggetto politico. Ciò significa anche riconoscere come, oggi più che mai, “organizzazione” non possa e non debba significare esclusivamente il pur necessario sviluppo e coordinamento delle lotte, ma implichi sperimentare processi di reinvenzione dei rapporti tra pensiero e azione, di reinvenzione delle modalità in cui far esistere una dimensione collettiva oramai annichilita o ridotta in forme del tutto residuali e identitarie. Nel lungo periodo è possibile che sia proprio sulla scommessa di assumere politicamente queste problematiche, senza relegarle alla sfera indistinta e impotente del “culturale”, che si giocheranno i destini dell'organizzazione anticapitalista che auspichiamo.



Quindi, dopo i “mea culpa” e l'attendismo dettato da ragioni preesistenti, ora facciamo Ross@: le identità scese in campo per realizzare questo progetto facciano un passo indietro, due passi avanti, così da non dare luogo alla mera sommatoria di ciò che già esiste, e cominciare ad inventare quello che ancora non c’è!



5)     IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL'8 GIUGNO: UN DOCUMENTO DI ROSS@ VERONA firmato da PATRIZIA BUFFA e GIORGIO LONARDI

Come Verona Ross@ riteniamo che il futuro soggetto politico, quale naturale esito dell’elaborazione di questi mesi, debba fondarsi, in primo luogo, sulla ripresa della centralità del conflitto capitale – lavoro. In una fase nella quale la pressione del capitale finanziario sulla politica erode ogni spazio di manovra degli stati nazionali, sussume le complici élite dirigenti e distrugge, azzerando la spesa sociale, le condizioni di vita e di lavoro dei ceti meno abbienti, è urgente riportare al centro dell’azione politica e sindacale una logica di contrapposizione frontale e radicale che risponda in modo adeguato alle politiche neoliberiste e vessatorie della Troika e dei governi che la rappresentano.


La contrapposizione di classe dovrà essere declinata su vari piani: quello dell’agone politico, quello dell’azione sindacale e, non ultimo, quello della comunicazione e della rappresentazione reale dell’esistente. Quest’ultimo punto, in particolare, ci sembra decisivo, in quanto, nell’attuale società mediatica, il conflitto reale vive e si afferma anche e soprattutto mediante la sua auto – rappresentazione simbolica. Negli ultimi anni, infatti, si è dispiegata un’immane energia per ammantare le spregiudicate operazioni di smantellamento del welfare con l’idea della sua presunta insostenibilità finanziaria. L’ideologia neoliberista, supportata dai media più diffusi, è giunta persino a giustificare i tagli allo stato sociale, millantando scenari futuri di crescita indefinita e di nuove opportunità per le giovani generazioni, altrimenti danneggiate dalla pressione dei costi sociali delle generazioni precedenti. Inevitabile il corollario di questa falsa coscienza: il senso di colpa per il debito pubblico; la rottura del patto generazionale; il senso di ineluttabilità dei tagli.
In realtà, come ormai dimostrato, la crescita economica mondiale degli ultimi decenni ha segnato un approfondimento del solco che separa le classi sociali, favorendo esponenzialmente l’accumulo di capitale nelle mani di pochi e dimostrando l’impossibilità concreta di una politica riformistica di redistribuzione all’interno dell’attuale paradigma liberista, appoggiato peraltro dalle stesse socialdemocrazie europee. Tale paradigma, come afferma candidamente persino l’OCSE, nei prossimi anni farà crescere di nuovo il PIL, ma senza una corrispettiva crescita di posti di lavoro. Esemplare il caso degli USA che, pur raggiungendo un incremento del PIL 2014 al 2,9%, non riescono a ridistribuire occupazione. Per dirla con Luciano Gallino, la “mistica” di tale modello di sviluppo va decostruita, in quanto assolutamente insostenibile. Si devono rovesciare indicatori, parametri e principi che stanno alla base della crescita. Devono trovare spazio fattori come quelli del lavoro, della giustizia e dell’inclusione sociale, della solidarietà generazionale e del rispetto dell’ambiente.
In tale contesto crediamo che Ross@ debba assumere una dimensione politica radicalmente innovativa, fondata su una ridefinizione degli orizzonti programmatici che oppongano una reale new theory al monolitismo delle attuali relazioni economico – sociali, ormai assurte a paradigma planetario. In quest’ottica, appare quantomeno inopportuno parlare di alleanze possibili con partiti organici ai succitati modelli neoliberisti. Meglio, secondo noi, puntare su una rete di soggetti federati tra loro che dimostrino un approccio realmente anticapitalista e alternativo all’imperante modello di sviluppo. Tutto ciò deve tradursi nell’elaborazione di un paradigma forte che serva da discrimine per ogni futura collaborazione politica, al fine di non ripetere errori del passato, spesso dovuti a semplici operazioni di facciata o ad alchimie puramente elettoralistiche.
Infine, riteniamo che il nuovo soggetto politico, pur nella condivisione di una comune piattaforma, sia da strutturare in modo reticolare, in quanto coerente con la complessità delle realtà territoriali e dei movimenti di base e più consono all’autonoma azione locale. Tale struttura ci sembra anche un utile antidoto contro forme di cooptazione dall’alto, derive leaderistiche o burocratiche.
Nell’auspicio che l’8 giugno dia il via ad una sessione costituente e, conseguentemente, al decollo di un progetto di sinistra radicale anche in Italia, crediamo che questo incontro debba essere l’inizio di una serie sistematica di confronti che coinvolgano le diverse realtà territoriali, al fine di costruire e implementare un progetto democraticamente condiviso.


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