Di seguito troverete il testo dei seguenti documenti:
1) ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI A ROSS@
SAVONA “CONVOCARE L’ASSEMBLEA CONGRESSUALE PER COSTITUIRE IL MOVIMENTO PER
ROSS@ SOGGETTO POLITICO”
2)
IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL’8
GIUGNO: LISTA TISPRAS, SOGGETTO POLITICO, OPPOSIZIONE di Franco Astengo
3) IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI
ROSS@ DELL’8 GIUGNO: UNA OCCASIONE DA COGLIERE PER RESTITUIRE IDENTITA’ ALLA
SINISTRA D’ALTERNATIVA E DI OPPOSIZIONE di Franco Astengo
4) IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI
ROSS@ DELL'8 GIUGNO: LE RIFLESSIONI DI ROSS@ PARMA
5) IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI
ROSS@ DELL'8 GIUGNO: UN DOCUMENTO DI ROSS@ VERONA firmato da PATRIZIA BUFFA e
GIORGIO LONARDI
1) ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI A ROSS@
SAVONA “CONVOCARE L’ASSEMBLEA CONGRESSUALE PER COSTITUIRE IL MOVIMENTO PER
ROSS@ SOGGETTO POLITICO”
PREMESSA
La sola
risposta possibile all’itinerario politico fin qui percorso da Ross@ deve
essere quella del rilancio immediato del progetto di costruzione di un nuovo
soggetto politico della sinistra anticapitalista, d’opposizione e
d’alternativa. L'approdo considerato ottimale è
quello della realizzazione
del movimento “Ross@ per un soggetto politico” da intendersi come
punto di riferimento decisivo per affrontare il vero e proprio vuoto creatosi
nel corso degli anni.
Un
vuoto confermato dalla scelta compiuta con la Lista Tsipras, dimostrazione
compiuta della subalternità all’esistente, dell’assenza di soggettività e
dell’incapacità di esercitare autonomia politica e ideale nella prospettiva di
disegnare una concreta trasformazione del modello di società.
Questo
nostro giudizio relativo alla Lista Tsipras è confermato dall’esito del dopo –
voto, dove non si scorge alcuna potenzialità, anche latente, relativa alla
costruzione di una nuova soggettività politica anticapitalista come
richiederebbe la qualità dello scontro politico e sociale, ma si assiste
all’esprimersi di uno sfrenato elettoralismo e all’avvicinamento a posizioni
del tutto interne alla logica di dominio dell’UE, in totale opposizione a
quello di contrasto radicale ai Trattati e di “controsemestre” europeo fin qui
elaborate da Ross@.
L’idea di
trasformazione del modello di società sembra proprio non appartenere più ai
residui di quella che fu la sedicente sinistra radicale.
Quest’assenza
di soggettività rappresenta la vera ragione della discrasia venutasi a creare
tra l’inasprimento delle condizioni materiali di vita delle masse popolari
causato dalla ferocia della gestione capitalistica della fase e l’assenza di un
conflitto sociale dai caratteri universalistici e non settoriale e/o
neo-corporativi.
Ross@
soggetto politico dovrà affrontare, sia sul piano teorico, sia su quello
dell’iniziativa immediata le grandi contraddizioni che stanno presentandosi
nell’immediato:
1)
Sul piano
internazionale: lo spostamento d’asse che si sta verificando proprio in questi
giorni, dalla crisi ucraina, con il ritorno sulla scena mondiale della logica
di confronto bipolare tra gli opposti imperialismi (egualmente pericolosi)
USA-Russia. Sotto quest’aspetto cambia di segno anche la qualità dello scontro
in occasione delle elezioni europee: fermo restando la necessità di continuare
a combattere l’Europa delle banche e dell’austerità si pone anche l’esigenza di
ragionare (e fronteggiare) la realtà di una nuova “solidarietà atlantica” che
pone l’Unione Europea nell’orbita di una sostanziale subalternità agli USA in
un quadro complessivo di caduta dell’ipotesi di multipolarismo, di corsa al
riarmo, del propagarsi di venti di guerra;
2)
Sul piano
interno: appare evidente l’accelerazione violenta verso una stretta autoritaria
nel tentativo di cancellare i livelli minimi di rappresentanza politica (in
questo quadro si colloca, naturalmente, anche il discorso sulla
rappresentatività sindacale) e di riduzione del ruolo dei corpi intermedi,
esaltando meccanismi di decisionismo e personalizzazione contrari a quanto
contenuto nella Costituzione Repubblicana fondata sulla centralità del
Parlamento. Questa dinamica è stata accentuata dall’esito del voto europeo che
pare aver provocato un fenomeno di totale allineamento ad una sorta di regime
che da “sistema PD” pare trasformarsi semplicemente in “sistema Renzi”. Intanto
si assumono provvedimenti di tipo populistico di presunto taglio dei “costi
della politica” che si realizzano, in realtà, in tagli della “democrazia”.
Provvedimenti che si accompagnano all’ulteriore precarizzazione del lavoro e di
riduzione ulteriore del poco che rimane del welfare state che si verifica in un
Paese martoriato dalla cementificazione, del disastro dell’assetto del
territorio, dell’esplosione di laceranti conflitti tra il lavoro e la tutela
dell’ambiente ( un esempio di temi che ci riportano all’interrogativo sui modi
e sulle forme della produzione, all’idea dell’ecocentrismo. Aria, Acqua, Clima
rappresentano gli interlocutori essenziali e indispensabili per qualsiasi progetto
di futuro), la sempiterna “questione morale” non certo riducibile ad un
semplice fatto di tangenti, l’egemonia esercitata dalla criminalità organizzata
in parti vitali del Paese non semplicemente al Sud, dell’informazione – in
particolare di quella televisiva – sempre più dominata dalle logiche di
appartenenza del potere.
3)
Il tema
della svolta autoritaria va ripreso comprendendo come vi si ravveda un pericolo
molto più profondo della – pur grave – progressiva riduzione del rapporto tra
politica e società realizzato al fine di “tagliare” il più possibile
dell’insieme dei bisogni sociali. Dall’atteggiamento dei “media”, dal
comportamento dell’insieme del quadro politico istituzionale, dal profilarsi di
un autoritarismo capace di permeare gran parte della società, dall’espressione
di una vera e propria “filosofia della crisi” da parte del grande capitale
appare emerge una linea fondata
sull’idea della repressione e dell’emarginazione di qualsiasi forma di dissenso
espresso sia sul piano politico, sia su quello sociale. Compare l’ombra pesante
della “normalizzazione”, includente anche il richiamo al rischio di non meglio
precisate forme di “violenza”. Occorre avere la consapevolezza che è in ballo
l’essenza stessa di un fatto democratico fondamentale per il funzionamento di
un sistema politico: quello dell’opposizione. Un’opposizione che sappia
connettere diverse soggettività ed espressioni del dissenso sociale, riuscendo
a rappresentare e a progettare un’alternativa di sistema. Il conflitto sociale
è indispensabile ma eguale valenza possiede la capacità di sintesi e di
progettualità politica: è da questo intreccio, dalla capacità del “pensare” e
del “fare” di una soggettività che intendiamo realizzare per far compiere un
salto di qualità al dissenso trasformandolo in opposizione politica;
4)
E’
necessaria ed ancor più urgente rispetto al recente passatola messa in campo di
una ipotesi di nuova soggettività politica posta alla ricerca di una dimensione
concretamente antagonista al capitalismo. Una soggettività che non si potrà,
comunque, realizzare semplicemente attraverso un’operazione di stampo
politicista, al di fuori del protagonismo con i soggetti sociali coinvolti
nelle difficoltà del quotidiano. Per questo motivo è necessario produrre
meccanismo di efficace relazione con i movimenti sociali, riflettere sulla
necessità di ricomposizione del mondo del lavoro, ripensare alla struttura del
soggetto politico recuperando gli elementi fondamentali dell’azione politica di
massa esercitata dai partiti nel corso del secolo scorso, senza alcuna velleità
nostalgica ma pensando davvero a quanto di innovazione potrebbe esserci in quel
portato storico rispetto alla frantumazione politica e sociale che stiamo
vivendo oggi. Si tratta di rischiare oggi delle scelte per progettare quello
che potremo essere domani.
DISPOSITIVO
In questo
quadro sicuramente difficile e drammatico ma al riguardo del quale non è
possibile l’indifferenza o il semplice acconciamento all’esistente ,
Ross@ ha il compito di proseguire il proprio cammino
così come era stato già delineato nella assemblea nazionale del 22 dicembre
2013 convocando l'Assemblea Congressuale Costituente.
A tal fine l'Assemblea degli iscritti a Ross@ di Savona:
–
ritiene preziosa e fondamentale la presenza sui territori dei vari
collettivi di Ross@, che operano nelle realtà locali attivando e promuovendo
attività politica sui temi del diritto alla casa, alla salute, al lavoro,
all'istruzione, all'ambiente, dell'agibilità democratica politica, sociale e
sindacale interpretando ed agendo il conflitto sociale (oggi frammentato e
troppo spesso tradotto in forme movimentiste o protestatarie)
restituendogli una dimensione complessiva e compiuta.
Questa attività politica deve trovare spazio di condivisione e sintesi di
progetto e obiettivo: per questo si ritiene necessario procedere da subito ad
un riscontro e confronto da realizzarsi a livelli intra e infra regionali, in
sedi utili alla più ampia partecipazione degli aderenti, a partire dalla proposta
di analisi esposta in premessa e sulla base delle ragioni della nascita di
Ross@ contenute nei dieci punti programmatici del maggio 2013.
Per queste ragioni gli iscritti di Ross@ Savona danno mandato al proprio
coordinamento locale di attivarsi per promuovere questa prima fase di analisi e
verifica con le altre realtà locali di Ross@. Allo scopo potranno
essere organizzati incontri e iniziative a livello provinciale e regionale.
Egualmente risulterà di grande importanza il confronto con soggetti diversi, di
movimento e/o politicamente strutturati, appartenenti all’area dell’alternativa
allo scopo di costruire percorsi comuni e momenti unitari.
- avanza, a livello
nazionale, l'indicazione che il coordinamento politico vari, nei tempi già stabiliti,
il percorso costituente formando tre gruppi di lavoro:
a) sullo
statuto;
b) per la
stesura di un documento congressuale di “progetto”;
c) per
tracciare una ipotesi di struttura organizzativa che tenga conto delle esigenze
d’innovazione in questo campo derivanti anche dall’utilizzo dei nuovi strumenti
della tecnologia informatica.
I gruppi di
lavoro dovranno riferire in tempi brevi al
“plenum” del coordinamento politico nazionale cui spetterà il compito di varare
i testi definitivi proponendoli al dibattito delle assemblee territoriali cui
spetterà il compito di discuterli e di eleggere i delegati che comporranno la
platea dell’Assemblea Congressuale.
2) IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL’8 GIUGNO: LISTA TISPRAS, SOGGETTO POLITICO, OPPOSIZIONE di Franco Astengo
Fatta salva la legittima soddisfazione espressa da promotori e sostenitori per il superamento del quorum europeo va subito chiarito che il risultato della Lista Tsipras non rappresenterà il punto di partenza di un possibile avvio di una riflessione riguardante un soggetto rappresentativo della sinistra d’alternativa italiana posto nella condizione di affrontare gli ormai annosi problemi di costruzione organizzativa e di identità che affliggono quest’area politica.
L’analisi del voto, infatti, ci consegna alcuni dati molto precisi: nella sostanza, dall’esito ottenuto, a suo tempo, dalla Lista Arcobaleno nel 2008 e fino a oggi il risultato della Lista Tsipras ha dimostrato come, nell’occasione, si sia semplicemente fermata la caduta verticale verificatasi con Rivoluzione Civile, arrestandosi il flusso verso l’astensione. Ma non di più: non c’è stato un rimescolamento delle carte dal punto di vista della formazione del consenso. Sono rimasti intatti i negativi divari del passato tra il Nord e il Sud, tra le grandi città e le periferie. Soprattutto pesa il voto di appartenenza legato ai soggetti esistenti che è risultato determinante ma dal quale non scaturisce una spinta moltiplicatrice in avanti verso una dimensione di nuova soggettività. Anzi le prime dichiarazioni provenienti dall’interno del principale azionista di questo voto, SeL, marciano in direzione contraria: da una parte si nega di voler avviare la costruzione di una non meglio identificata Syriza italiana, da un’altra si preconizza addirittura un ingresso nel PD renziano, sposandone la tesi di fondo dell’assunzione della centralità della dicotomia vecchio/nuovo quale “frattura” di riferimento per realizzare una operazione politica che si annuncia davvero come spericolata. O più semplicemente come un “salire di corsa sul carro del vincitore”. Le conseguenze politiche di questo stato di cose appaiono, insomma, essere due: - la prima riguarda l’impossibilità che dal nucleo della Lista Tspiras parta un progetto di nuova soggettività della sinistra alternativa in Italia; - la seconda stabilisce il definitivo affossamento di qualsiasi ipotesi di ricostituzione del centrosinistra. Tutto, infatti, potrà verificarsi soltanto all’ombra del “sistema Renzi” che, da tempo come ci era capitato già di denunciare, ha sostituito quello che era stato definito il “sistema PD”: siamo davvero a un mutamento di paradigma non soltanto per il Partito Democratico, ma l’intero sistema politico italiano nei suoi consolidati assetti. L’opposizione risalta come la sola frontiera percorribile da parte della sinistra d’alternativa. Una opposizione netta, senza cedimenti di sorta anche sul terreno delicato del sistema degli Enti Locali, una opposizione incentrata su quattro punti assolutamente fondamentali:
- una visione internazionalista dei conflitti in atto a livello globale comprendendo da subito la natura dello scontro bipolare interimperialista in atto;
- l’idea di una “rottura dell’Unione Europea” vista da sinistra, in nome della conflittualità sociale e di classe contraria a quella populista e nazionalista reclamata dai cosiddetti “euroscettici” tra i quali si mascherano razzisti e fascisti della più bell’acqua;
- l’acquisizione piena dell’esigenza di connettere, sul piano interno, conflitto sociale e opposizione politica in nome delle “fratture” concretamente operanti nella carne viva della vita quotidiana rispetto ai temi del lavoro, dell’ambiente, dello stato sociale, della scuola non sostituibili, come si sta facendo, dalla grande mistificazione del “nuovo versus” il vecchio che, in questo caso sarebbe davvero “il morto che afferra il vivo”;
- il rifiuto netto e inequivocabile di riforme costituzionali, istituzionali, elettorali tendenti a ridurre il livello di democrazia esercitabile nel Paese, ad accantonare definitivamente la Costituzione già ridotta a mero simulacro, a cancellare il concetto stesso di “rappresentanza politica”.
L’opposizione, però, può essere
condotta soltanto attraverso la formazione di un adeguato soggetto politico in
grado di esprimere identità, sintesi politica, organizzazione, presenza sul
territorio.
E’ un tema già sollevato che è
necessario affrontare, proprio per come le cose si stanno profilando, con una
maggiore determinazione rispetto al più recente passato.
Ross@ deve ragionare su questo
aprendo insieme la proprio fase congressuale proprio allo scopo di definire al
meglio una soggettività e, insieme, lanciando una proposta complessiva sul tema
dell’opposizione per l’alternativa.
3) IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI
ROSS@ DELL’8 GIUGNO: UNA OCCASIONE DA COGLIERE PER RESTITUIRE IDENTITA’ ALLA
SINISTRA D’ALTERNATIVA E DI OPPOSIZIONE di Franco Astengo
Mi misuro con la possibilità di fornire al proposito
un contributo di merito partendo dalla convinzione che l’occasione di Ross@
debba essere colta in pieno per restituire l’identità alla sinistra italiana di
opposizione e d’alternativa.
Si dovrà fare in modo che la riunione dell’8 Giugno si
svolga per far sì che le compagne e i compagni che vi saranno impegnati trovino
forza, ragioni, argomentazioni per avviare concretamente l’itinerario
congressuale di Ross@ come nuovo soggetto politico.
Un vero e proprio “movimento per Ross@ soggetto
politico”.
Avviarsi concretamente nella direzione appena indicata
dovrà assumere così il significato essenziale di occupazione di uno spazio
politico ben preciso, quello rappresentato dall’intreccio delle lotte sociali
in atto in questa fase in Italia e fuori d’Italia con una precisa proposta
politica di trasformazione.
Assieme all’occupazione di questo spazio politico
Ross@ dovrà mostrarsi in grado di cogliere in pieno un’occasione: quello
dell’indispensabile recupero di identità.
Un’identità comunista, anticapitalista, antagonista
fondata su alcuni punti teorici del tutto fondativi:
1)
La capacità di non ridursi al minoritarismo di chi si limita ad adattarsi
all’esistente per contestarne aspetti marginali confinati nel “politicismo”,
senza saper formulare un progetto complessivo di trasformazione sistemica della
società e della politica;
2)
Il saper trarre dall’idea di riunificazione delle lotte sociali e di quelle
politiche il concreto realizzarsi di un vero e proprio “blocco storico”, i cui
riferimenti dovranno essere rappresentati dalla centralità delle
contraddizioni, quella principale e quelle post – materialiste. Un “blocco
storico” da saldare attraverso l’elaborazione di proposte politiche di
carattere generale, cogliendo per intero i tratti della “modernità” intesi nel
mutamento di rapporto tra struttura e sovrastruttura che fin qui ha funzionato
come punto d’appoggio per l’avversario nell’operazione di mistificazione della
realtà sulla quale sta poggiando la propria egemonia di fase;
3)
La nostra proposta non può che configurarsi, nell’attualità dello scontro
sociale e politico, sul terreno dell’opposizione. Opposizione fondata su tre
elementi di analisi che risultano essere del tutto decisivi proprio per
contribuire a delineare quell’orizzonte identitario sul cui concetto è stato
incentrato questo intervento: a) l’identità internazionalista da misurarsi
all’interno del quadro di cambiamento di scenario che si sta verificando in
campo internazionale con il ripresentarsi di un pericoloso fronteggiamento tra
i due blocchi imperialisti: da una parte USA ed Europa dall’altra Russia e
Cina; b) l’identità di classe sulla base della quale contrastare la ferocia
della gestione capitalistica del ciclo, accentuata nel “caso Europeo” dal
prevalere assoluto delle logiche iperliberiste e monetariste su cui si basa la
struttura stessa dell’Unione; c) l’identità democratica al fine di
contribuire a respingere la svolta autoritaria che sta emergendo nel quadro
politico italiano all’interno di un analogo contesto europeo come sarà
confermato anche dai risultati elettorali del 25 Maggio. Una svolta autoritaria
contrassegnata dalla presenza di un esasperato processo di populismo
personalistico che contrassegna la presenza dei maggiori attori sulla scena
politica italiana.
E’ necessario allora che nella riunione nazionale di
Ross@ dell’ 8 Giugno ci si pronunci con grande chiarezza su queste questioni
che risultano essere del tutto dirimenti rispetto all’identità del soggetto che
si intende costruire sui terreni dell’internazionalismo, della lotta di classe,
della democrazia.
Una pronuncia chiara dalla quale trarre anche gli
elementi di carattere organizzativo, in modo da aprire così una compiuta fase
congressuale, trasformando da subito Ross@ in:” Ross@ ,Movimento per un
soggetto politico organizzato.”
Sarà realizzando questo passaggio che l’occasione di
Ross@ potrà essere considerata colta in pieno e utile all’intera sinistra
d’alternativa in Italia.
L’obiettivo rimane quello dell’esercizio di una piena
egemonia sui contenuti: egemonia che può derivare soltanto dall’acquisizione di
una fisonomia precisa d’identità, ritrovando in pieno una funzione propriamente
“politica” ,
Si tratta di ritrovare la forza di non aver
paura della politica e dei livelli di responsabilità che proprio l’azione
politica doverosamente comporta.
4) IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI ROSS@ DELL'8 GIUGNO: LE RIFLESSIONI DI ROSS@ PARMA
Quindi, dopo
i “mea culpa” e l'attendismo dettato da ragioni preesistenti, ora facciamo
Ross@: le identità scese in campo per realizzare
questo progetto facciano un passo indietro, due passi avanti, così da
non dare luogo alla mera sommatoria di ciò che già esiste, e cominciare
ad inventare quello che ancora non c’è!
Il gruppo di Ross@ Parma, che si è costituito nel dicembre 2013, è
composto, per la quasi totalità dei suoi militanti attivi, di compagne e
compagni che hanno aderito direttamente al progetto politico di Ross@, senza
che questa adesione derivasse dalla militanza in altre realtà politiche locali
o nazionali.
Nonostante la consapevolezza che il progetto presentato alla cittadinanza
lo scorso dicembre fosse ancora in una fase costituente, la realtà di Ross@
Parma ha mosso comunque i primi passi, in città e nel territorio, cominciando
ad essere considerata e riconosciuta politicamente.
Occorre rimarcare, invece, che le realtà che compongono il progetto
politico a livello nazionale, sono state attendiste e non esplicite nella
relazione con le realtà locali. Sicuramente la latenza a livello nazionale,
riconosciuta anche durante la riunione di coordinamento a Roma il 17 maggio,
non ha aiutato a fare in modo che le forze politiche e sindacali teoricamente
più vicine a Ross@ sul piano locale riconoscessero in essa un effettivo
interlocutore.
Applicando ragione e pragmatismo, l’analisi della fase attuale deve portare
ad aggregare su alcuni punti fondamentali, che erano già presenti nel progetto
iniziale di Ross@ e che riteniamo centrali, quindi non smarribili né
ridimensionabili.
Prima di tutto la rottura con il “sistema PD”, definito giustamente
“sistema” e non riducibile semplicemente al “partito” PD. Si tratta, infatti,
di un sistema perfettamente aderente alla logica neoliberale, in cui il
partito-persona, incarnato attualmente in Matteo Renzi, costituisce il
referente di un complesso e ramificato insieme di apparati statali, non
statali, nazionali e sovranazionali. Non possiamo pensare che all'interno della
sinistra che si definisce antagonista e conflittuale, vi siano ancora singole
posizioni o forze disposte a sostenere che nel sistema PD ci siano ancora
possibili speranze per un cambiamento che vada a sinistra. Non lo vogliamo
pensare, ma siamo costretti a farlo, visti i giubili e i salti di gioia per gli
ultimi risultati elettorali della lista Tsipras in Italia, che per il rotto
della cuffia è arrivata al 4%. Siamo costretti a pensarlo per la dichiarazione
della Spinelli che definisce prima il PD come Democrazia Cristiana e poi
salva la corrente di Civati, definendola una parte con la quale si può
lavorare. Siamo costretti a pensarlo perché vecchie forze, che ancora aleggiano
come spiriti e che fecero parte appieno del sistema PD, tornano a strizzargli
l'occhiolino, rievocati da un 4%! Siamo costretti a pensarlo perché la lista
Tsipras, sta pensando ad alleanze con il PSE.
Siamo costretti a pensarlo soprattutto perché non si può concepire di
riformare un sistema come l'Unione Europea, che non è “riformabile” in senso
radicale, proprio perché la logica di adattamento e riformabilità è già
presente nella propria costituzione materiale, costituzione di matrice
ordoliberale e funzionalista. Una prospettiva europea che sia davvero
“altra” rispetto a questi assunti, implica una rottura con l'Unione
stessa, con il suo sistema di governance e con il suo principale strumento
attuativo: l'Euro. Questo è un passaggio imprescindibile. Sarebbe
parossistico, infatti, sostenere di rompere con l'Unione e non con una delle
sue forme attuative, l'Euro. Proprio in relazione a questo punto, occorre
realizzare forme di pratica politica reali e concrete - come il Controsemestre
e la raccolta di firme per il Referendum - atte a
sensibilizzare soprattutto all'esterno del mondo della sinistra antagonista.
Nel contempo bisogna studiare quelli che potrebbero essere gli snodi
fondamentali dell'evoluzione dell'impianto della UE, a partire
dall'ERF
(European Redemption Fund) – che a garanzia della conversione in emissioni
comuni (eurobond), prevederebbe un ulteriore potere di controllo delle
istituzioni europee sulle spese dei governi, la spogliazione del nostro
patrimonio pubblico e la trasmutazione del debito in giurisdizione
internazionale, quindi non più convertibile in valuta nazionale in caso di
uscita, provocando la più totale abdicazione di sovranità - e dal TTIP
(Transatlantic Trade and Investiment Partnership), di fatto la chiave per
attuare tutto ciò che l’organizzazione mondiale del commercio (WTO) non è già
riuscita ad imporre in termini di deregolamentazione in ogni campo economico,
sancendo anche il via libera per le imprese al ricorso legale contro i governi
attraverso un organismo di arbitrato internazionale. Occorre comprendere le
ricadute sociali e politiche di tutto questo, individuando forme di
mobilitazione atte a contrastarli.
Su questi
elementi, ora, è concreto e reale potere parlare di aggregazione delle
forze della sinistra antagonista e conflittuale, per realizzare un'area
politica nazionale, Ross@.
I “punti
dirimenti” sopracitati devono essere un passaggio discriminante e costituente
per l'identificazione dell'area stessa. La dimensione
nazionale è necessaria per creare una sovradeterminazione delle realtà
locali, per consentire alle stesse in relazione a questi temi, di potere
praticare una politica orientata, identificata ed identificabile.
La
costruzione di Ross@ non deve essere pensata nei modi e nelle forme del “vero”
ed ennesimo Partito Comunista, ma neanche affidarsi a dinamiche
spontaneistiche o movimentistiche. Occorrono delle parole d'ordine, che
possano funzionare da linee di demarcazione e di battaglia egemonica, potenzialmente rivolte a tutti e non solo ai militanti delle
formazioni antagonistiche esistenti. La sua politica e la sua pratica
non possono esaurirsi nella mera opposizione, volta a stilare la lista dei
“contro”.
Oltre a questo piano necessario ma non sufficiente, ne esiste un altro che,
se non può darsi nell’immediato, deve comunque essere portato avanti nel tempo
sin da subito: quello di un lavoro politico che non collassi e si esaurisca
nella dimensione precedentemente esposta e, soprattutto, che non copra con un uso retorico dei
termini classici dell'universo antagonista un vuoto
effettivo di politica, di una “politica anticapitalista” ancora in gran parte
da inventare. Un lavoro politico di elaborazione e di pensiero che deve essere
costruito ed agito all'interno di Ross@ e volto ad instaurare la politica
autonoma di un soggetto politico. Un lavoro politico che deve
articolarsi a partire dalla ridefinizione della politica e delle categorie
anticapitaliste, che deve considerare che il modo di produzione e
riproduzione capitalistico nell'attuale fase storica, in Occidente ed in
modo particolare in Europa, è un modo di tipo neoliberale e finanziario,
peraltro innestato su forme differenti di capitalismo e di rapporto tra
capitale e Stato.
Parlare di
neoliberalismo non significa identificare un capitalismo “cattivo”, una sorta
di ritorno al capitalismo liberale classico reso più spregiudiato e immorale,
contrapposto ad un capitalismo “buono”, riformabile, come sostenuto negli
ultimi vent'anni da innumerevoli forze socialdemocratiche. Considerare il
neoliberalismo, significa prendere in considerazione il capitale nel suo modo
di produzione e riproduzione attuale, le cui origini, nella versione europea,
risalgono all'ordoliberalismo. A partire dall'esperimento tedesco
nell'immediato dopoguerra ad opera della scuola di Friburgo, l'ipotesi di
fondare lo stato sul mercato - che non si esaurisce
nella sola interpretazione dicotomica struttura-sovrastruttura - ha prevalso
nella competizione tra diversi modelli capitalistici europei. La costituzione
dell'Unione Europea per come l'abbiamo vista fondarsi e svilupparsi, e per come
la vediamo concretizzarsi oggi, si fonda sui principi economici e politici di
questa scuola: dalle pratiche di governo a garanzia delle regole del gioco
concorrenziale di mercato (sistematicamente smentite dal mercato
stesso), passando per la necessità di una “Gesellschaftspolitik”, una
“politica della società”, basata sulla generalizzazione della forma “impresa”,
sull'homo oeconomicus e sul “capitale umano”, fino alla messa a
valore dell'esistenza stessa, ecc. Occorre considerare le dinamiche del
capitalismo unitamente a questa nuova forma stato che si sta realizzando e che ha tratti reazionari in forme politiche
completamente rinnovate, a partire dall’ordoliberalismo stesso. Occorre cercare
innanzitutto di problematizzare lo stesso concetto di “classe”, non perché sia
inutilizzabile - come una sterile lettura socialdemocratica si ostina ad
affermare - ma perché bisogna evitare di renderlo un significante vuoto
buono per ravvivare la debole fiammella autorassicurante dell’antagonismo.
Occorre una ridefinizione della classe che non si arresti a coordinate
economicistiche o sociologiche e che non permetta più di intendere la politica
come diretta espressione o risultante dell’antagonismo e della lotta economica.
Bisogna, insomma, definire la classe in senso politico.
Vi è la necessità di una politica
che comprenda essa stessa di non essere un meccanismo consensuale, riconoscendo
come condizione necessaria di ogni operazione egemonica la rottura con le forme
consensuali date. L'esigenza di un sindacato conflittuale ed
alternativo al blocco confederale è una necessità da considerarsi un punto
dirimente del “qui ed ora” e, in quanto tale, può essere considerata come un
punto politico sul quale è opportuno dichiararsi nettamente. Occorre però, allo
stesso tempo, avere piena consapevolezza che la costruzione di una politica
autonoma e di un soggetto in grado di sostenerla non può essere pensata come la
risultante delle dinamiche sindacali, delle loro fratture e delle loro
ricomposizioni.
Risulta quindi necessario lavorare per costruire e praticare una forma
organizzata del soggetto politico. Ciò significa anche riconoscere come,
oggi più che mai, “organizzazione” non possa e non debba significare
esclusivamente il pur necessario sviluppo e coordinamento delle lotte, ma
implichi sperimentare processi di reinvenzione dei rapporti tra pensiero e
azione, di reinvenzione delle modalità in cui far esistere una dimensione
collettiva oramai annichilita o ridotta in forme del tutto residuali e
identitarie. Nel lungo periodo è possibile che sia proprio sulla scommessa di
assumere politicamente queste problematiche, senza relegarle alla sfera
indistinta e impotente del “culturale”, che si giocheranno i destini dell'organizzazione
anticapitalista che auspichiamo.
Quindi, dopo
i “mea culpa” e l'attendismo dettato da ragioni preesistenti, ora facciamo
Ross@: le identità scese in campo per realizzare
questo progetto facciano un passo indietro, due passi avanti, così da
non dare luogo alla mera sommatoria di ciò che già esiste, e cominciare
ad inventare quello che ancora non c’è!
5) IN VISTA DELLA RIUNIONE NAZIONALE DI
ROSS@ DELL'8 GIUGNO: UN DOCUMENTO DI ROSS@ VERONA firmato da PATRIZIA BUFFA e
GIORGIO LONARDI
Come Verona
Ross@ riteniamo che il futuro soggetto politico, quale naturale esito
dell’elaborazione di questi mesi, debba fondarsi, in primo luogo, sulla ripresa
della centralità del conflitto capitale – lavoro. In una fase nella quale la
pressione del capitale finanziario sulla politica erode ogni spazio di manovra
degli stati nazionali, sussume le complici élite dirigenti e distrugge,
azzerando la spesa sociale, le condizioni di vita e di lavoro dei ceti meno
abbienti, è urgente riportare al centro dell’azione politica e sindacale una
logica di contrapposizione frontale e radicale che risponda in modo adeguato
alle politiche neoliberiste e vessatorie della Troika e dei governi che la
rappresentano.
La contrapposizione di classe dovrà essere declinata su vari piani: quello dell’agone politico, quello dell’azione sindacale e, non ultimo, quello della comunicazione e della rappresentazione reale dell’esistente. Quest’ultimo punto, in particolare, ci sembra decisivo, in quanto, nell’attuale società mediatica, il conflitto reale vive e si afferma anche e soprattutto mediante la sua auto – rappresentazione simbolica. Negli ultimi anni, infatti, si è dispiegata un’immane energia per ammantare le spregiudicate operazioni di smantellamento del welfare con l’idea della sua presunta insostenibilità finanziaria. L’ideologia neoliberista, supportata dai media più diffusi, è giunta persino a giustificare i tagli allo stato sociale, millantando scenari futuri di crescita indefinita e di nuove opportunità per le giovani generazioni, altrimenti danneggiate dalla pressione dei costi sociali delle generazioni precedenti. Inevitabile il corollario di questa falsa coscienza: il senso di colpa per il debito pubblico; la rottura del patto generazionale; il senso di ineluttabilità dei tagli.
In realtà, come ormai dimostrato, la crescita economica mondiale degli ultimi decenni ha segnato un approfondimento del solco che separa le classi sociali, favorendo esponenzialmente l’accumulo di capitale nelle mani di pochi e dimostrando l’impossibilità concreta di una politica riformistica di redistribuzione all’interno dell’attuale paradigma liberista, appoggiato peraltro dalle stesse socialdemocrazie europee. Tale paradigma, come afferma candidamente persino l’OCSE, nei prossimi anni farà crescere di nuovo il PIL, ma senza una corrispettiva crescita di posti di lavoro. Esemplare il caso degli USA che, pur raggiungendo un incremento del PIL 2014 al 2,9%, non riescono a ridistribuire occupazione. Per dirla con Luciano Gallino, la “mistica” di tale modello di sviluppo va decostruita, in quanto assolutamente insostenibile. Si devono rovesciare indicatori, parametri e principi che stanno alla base della crescita. Devono trovare spazio fattori come quelli del lavoro, della giustizia e dell’inclusione sociale, della solidarietà generazionale e del rispetto dell’ambiente.
In tale contesto crediamo che Ross@ debba assumere una dimensione politica radicalmente innovativa, fondata su una ridefinizione degli orizzonti programmatici che oppongano una reale new theory al monolitismo delle attuali relazioni economico – sociali, ormai assurte a paradigma planetario. In quest’ottica, appare quantomeno inopportuno parlare di alleanze possibili con partiti organici ai succitati modelli neoliberisti. Meglio, secondo noi, puntare su una rete di soggetti federati tra loro che dimostrino un approccio realmente anticapitalista e alternativo all’imperante modello di sviluppo. Tutto ciò deve tradursi nell’elaborazione di un paradigma forte che serva da discrimine per ogni futura collaborazione politica, al fine di non ripetere errori del passato, spesso dovuti a semplici operazioni di facciata o ad alchimie puramente elettoralistiche.
Infine, riteniamo che il nuovo soggetto politico, pur nella condivisione di una comune piattaforma, sia da strutturare in modo reticolare, in quanto coerente con la complessità delle realtà territoriali e dei movimenti di base e più consono all’autonoma azione locale. Tale struttura ci sembra anche un utile antidoto contro forme di cooptazione dall’alto, derive leaderistiche o burocratiche.
Nell’auspicio che l’8 giugno dia il via ad una sessione costituente e, conseguentemente, al decollo di un progetto di sinistra radicale anche in Italia, crediamo che questo incontro debba essere l’inizio di una serie sistematica di confronti che coinvolgano le diverse realtà territoriali, al fine di costruire e implementare un progetto democraticamente condiviso.
La contrapposizione di classe dovrà essere declinata su vari piani: quello dell’agone politico, quello dell’azione sindacale e, non ultimo, quello della comunicazione e della rappresentazione reale dell’esistente. Quest’ultimo punto, in particolare, ci sembra decisivo, in quanto, nell’attuale società mediatica, il conflitto reale vive e si afferma anche e soprattutto mediante la sua auto – rappresentazione simbolica. Negli ultimi anni, infatti, si è dispiegata un’immane energia per ammantare le spregiudicate operazioni di smantellamento del welfare con l’idea della sua presunta insostenibilità finanziaria. L’ideologia neoliberista, supportata dai media più diffusi, è giunta persino a giustificare i tagli allo stato sociale, millantando scenari futuri di crescita indefinita e di nuove opportunità per le giovani generazioni, altrimenti danneggiate dalla pressione dei costi sociali delle generazioni precedenti. Inevitabile il corollario di questa falsa coscienza: il senso di colpa per il debito pubblico; la rottura del patto generazionale; il senso di ineluttabilità dei tagli.
In realtà, come ormai dimostrato, la crescita economica mondiale degli ultimi decenni ha segnato un approfondimento del solco che separa le classi sociali, favorendo esponenzialmente l’accumulo di capitale nelle mani di pochi e dimostrando l’impossibilità concreta di una politica riformistica di redistribuzione all’interno dell’attuale paradigma liberista, appoggiato peraltro dalle stesse socialdemocrazie europee. Tale paradigma, come afferma candidamente persino l’OCSE, nei prossimi anni farà crescere di nuovo il PIL, ma senza una corrispettiva crescita di posti di lavoro. Esemplare il caso degli USA che, pur raggiungendo un incremento del PIL 2014 al 2,9%, non riescono a ridistribuire occupazione. Per dirla con Luciano Gallino, la “mistica” di tale modello di sviluppo va decostruita, in quanto assolutamente insostenibile. Si devono rovesciare indicatori, parametri e principi che stanno alla base della crescita. Devono trovare spazio fattori come quelli del lavoro, della giustizia e dell’inclusione sociale, della solidarietà generazionale e del rispetto dell’ambiente.
In tale contesto crediamo che Ross@ debba assumere una dimensione politica radicalmente innovativa, fondata su una ridefinizione degli orizzonti programmatici che oppongano una reale new theory al monolitismo delle attuali relazioni economico – sociali, ormai assurte a paradigma planetario. In quest’ottica, appare quantomeno inopportuno parlare di alleanze possibili con partiti organici ai succitati modelli neoliberisti. Meglio, secondo noi, puntare su una rete di soggetti federati tra loro che dimostrino un approccio realmente anticapitalista e alternativo all’imperante modello di sviluppo. Tutto ciò deve tradursi nell’elaborazione di un paradigma forte che serva da discrimine per ogni futura collaborazione politica, al fine di non ripetere errori del passato, spesso dovuti a semplici operazioni di facciata o ad alchimie puramente elettoralistiche.
Infine, riteniamo che il nuovo soggetto politico, pur nella condivisione di una comune piattaforma, sia da strutturare in modo reticolare, in quanto coerente con la complessità delle realtà territoriali e dei movimenti di base e più consono all’autonoma azione locale. Tale struttura ci sembra anche un utile antidoto contro forme di cooptazione dall’alto, derive leaderistiche o burocratiche.
Nell’auspicio che l’8 giugno dia il via ad una sessione costituente e, conseguentemente, al decollo di un progetto di sinistra radicale anche in Italia, crediamo che questo incontro debba essere l’inizio di una serie sistematica di confronti che coinvolgano le diverse realtà territoriali, al fine di costruire e implementare un progetto democraticamente condiviso.
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