Combattiamo la “questione morale” in prima linea fin dagli
anni’70, con il “caso Teardo” e via via ne abbiamo seguito gli sviluppi
non stancandoci di denunciarne l’intreccio
con la “questione politica”: non ci siamo assuefatti al fenomeno e tanto meno
pensiamo di arrenderci adesso quando il malaffare ha addirittura assunto una
duplice veste.
La prima quella “classica” delle tangenti sulle opere
pubbliche come ben dimostrano i casi Expo e Mose e l’altra, molto di moda
qualche mese fa, dell’impossessarsi del
denaro proveniente dal finanziamento pubblico alla politica o destinato al
funzionamento stesso delle istituzioni per fini strettamente personali. Accanto
a questo livello si situa poi quello definibile come “bancario”, dal Monte dei
Paschi di Siena alla CARIGE, laddove l’esistenza di “cupole” dell’intreccio
finanza/politica appare ormai del tutto acclarata.
La situazione appare, a questo punto, ormai del tutto
insostenibile: accanto al precipitare delle condizioni economico- sociali
questo tema, della questione morale, appare proprio l’elemento di corrompimento
generale di un sistema che pare proprio essere sull’orlo della rottura, senza
che se intraveda una pur qualche minima possibilità di alternativa.
Una situazione frutto di una vera e propria degenerazione
del sistema, principiata fin dagli anni’90
con l’affermarsi dell’egemonia di un punto fondamentale di filosofia politica
relativo alla necessità, individuata dal neo-liberismo e dai teorici della “fine
della storia” in coincidenza con la fine del sistema sovietico, di ridurre
drasticamente un presunto eccesso di domanda sociale attraverso una trasformazione dei sistemi democratici
parlamentari in senso “decisionista” e di assunzione del concetto di
governabilità considerato esaustivo dell’agire politico.
In Italia questo processo si è estrinsecato attraverso l’adozione
del sistema elettorale maggioritario, il meccanismo dell’elezione diretta negli Enti Locali e nelle Regioni, lo svuotamento dei partiti
ridotti a comitati elettorali all’interno dei quali si è affermata la logica
del “capo” accompagnata da quella dell’individualismo competitivo che è insito
nel meccanismo delle primarie, l’affermarsi della tensione presidenzialista,
verificatasi in particolare con l’avvento di Giorgio Napolitano a Capo dello
Stato.
Questi fattori, aggiunti a quello dell’autonomizzazione dei
livelli dirigenziali della Pubblica Amministrazione sviluppatisi ulteriormente con
le cosiddette “Leggi Bassanini”, hanno portato a un’esasperazione della
filosofia dell’autonomia del politico (non si dimentichi il sistema delle liste
bloccate e quello dei “listini” garantiti dai premi di maggioranza) e, come
conseguenza all’inasprirsi dei fenomeni di corruzione, così come si è cercato
di esporre all’inizio di questo intervento.
Intanto è cresciuto anche il livello di repressione nei
confronti di tutto quello che cerca di muoversi, nel sociale come nel politico,
in maniera antagonista rispetto al sistema ed è completamente caduto il ruolo
del sindacato, sia come soggetto politico, sia come semplice struttura di
contrattazione delle più elementari condizioni di vita e di lavoro: tutto
questo all’interno di una società segmentata e sfibrata, con indici di povertà
elevatissimi e livelli di disoccupazione, in tutte le fasce d’età, mai raggiunti
in passato nemmeno nei momenti più drammatici della riconversione post –
bellica. L’innovazione tecnologica e i processi di delocalizzazione industriale
hanno portato, ancora, a fenomeni rilevanti di segmentazione sociale che hanno
prodotto fenomeni di conflitto di tipo neo-corporativo sui quali la sinistra
non si ancora interrogata a sufficienza.
Sono così cresciuti fenomeni di demagogia e populismo: si è
arrivati al punto che il Presidente del Consiglio, frutto diretto di questo
sistema politico, parla di “alto tradimento” da parte dei politici corrotti.
Nella sua semplicità un’affermazione che potrebbe apparire condivisibile,
tanto più che s’innesta nella giusta indignazione popolare derivante anche dall’arroganza
e dall’ostentazione di ricchezza messa in mostra da questi personaggi.
Nell’affermazione dell’“alto tradimento” però ci sta dell’altro
che va considerato con grande attenzione.
Anziché riflettere sull’involuzione verificatisi all’interno
del sistema politico italiano, così com’è avvenuta nelle forme che in qui si è
cercato di descrivere, l’intenzione appare essere propria quella opposta: di
restringere i margini dell’agibilità democratica, fornirsi di poteri
straordinari, considerare sempre di più la democrazia parlamentare come un “laccio”
che impedisce il libro sviluppo dell’economia alimentando la corruzione.
Il risultato potrebbe essere quello dell’accentuarsi di
quella tensione verso la “svolta autoritaria” di cui sono già evidenti segnali
i progetti coltivati attorno alla modifica della legge elettorale e alle riforme
costituzionali: un procedimento, tra l’altro, che alla fine sarebbe gattopardescamente
condotto sotto la regia del “Grande Corruttore” in sintonia con il “Grande
Rottamatore”.
Il tutto in linea con il più vieto “trasformismo all’italiana”.
Il silenzio della sinistra sia politica, sia “movimentista”è
emblematico sotto questo punto di vista di una vera e propria “crisi da
disorientamento”.
E’ necessario e urgente, come si sarebbe detto una volta,
riprendere a ragionare su tutti gli elementi del discorso: il tema della
qualità della democrazia, della democrazia parlamentare, della rappresentanza
politica, del ruolo dei partiti, del sistema elettorale appare contenere in sé,
in questo momento, l’insieme delle grandi questioni sociali.
Occorre essere capaci di assumerne la rappresentatività
politica: ogni indugio e ogni ritardo potrebbe risultare esiziale anche per
quei sottili margini di agibilità democratica di cui ancora disponiamo.
3 commenti:
Bisognerebbe smetterla di dire che è urgente,che ogni ritardo potrebbe essere.....ecc,siamo già oltre,al marcio decomposto.
Iniziamo a dire che c'è da ricostruire un tessuto sano e che significherà impegno,fatica e altri errori.....
Da qualche parte però bisognerà pur cominciare e alla svelta. Franco Astengo
concordo al 110%.. ma non potranno essere "LORO" a ricostruire, vero?
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