Il nostro compito è sempre quello indicato da Antonio
Gramsci: trasformare le masse da ribelli a rivoluzionarie.
Queste poche righe contengono semplicemente una
constatazione e un appello.
La constatazione riguarda l’intera sinistra italiana, quella
rivoluzionaria, quella massimalista, quella riformista (tanto per rispettare le
antiche separazioni e appartenenze) che sembra aver trovato – in negativo – un denominatore
comune: quello della paura della politica e, di conseguenza, del ricercare di
nascondersi e di mistificarsi.
E’ stata negata, nel corso di questi anni, la storia
originale e particolare delle formazioni politiche che hanno rappresentato, nel
‘900, il movimento operaio italiano, le parti più avanzate dell’intellettualità
del nostro Paese, i rappresentanti di un agire politico che aveva prodotto
aggregazione e iniziativa all’interno dei grandi partiti di massa.
Si è rinnegata la forma della politica attiva con la scusa
della modernità, una modernità intesa come individualismo, negazione dell’agire
pubblico e collettivo.
Si è fraintesa la politica con l’idea della governabilità
come unica frontiera possibile, scambiando le elezioni come il solo momento
possibile di espressione politica, riducendosi a un elettoralismo deteriore: com’è
dimostrato sia dalla vicenda dell’evoluzione del PDS in PD, sia dalla storia
dell’involuzione drammatica dell’area che aveva dato vita a Rifondazione
Comunista che, di scissione, in scissione, si è ridotta – letteralmente – a nascondersi
com’è stato nel caso dell’Arcobaleno, della Lista Ingroia e di quella Tsipras,
aderendo a principi che sono esattamente il contrario di quelli che dovrebbero
ispirare un’azione politica comunista: il personalismo, l’opportunismo, il
decadimento dei valori portanti della nostra storia.
Ci si è nascosta la verità: non era sparita la classe
operaia, non erano venuti a mancare i soggetti di una possibile alternativa
politica e sociale: al contrario, proprio la ferocia capitalistica nella
gestione del ciclo che stiamo vivendo ha riacutizzato gli elementi portanti
della nostra identità, a partire dalla necessità di misurarsi appieno con la
contraddizione di classe, da intrecciarsi strettamente con quelle
contraddizioni post-materialiste tra le quali emerge l’altro feroce
atteggiamento del capitalismo rispetto all’ambiente naturale e alla
devastazione del territorio.
Ancor più grave ciò che è accaduta nella componente di
sinistra rimasta nel PD: accecata a tal punto dalla paura di non riuscire a sopravvivere
da accettare disegni di tipo autoritario come quelli portati avanti dall’attuale
dirigenza. Disegni autoritari che avrebbero bisogno, da subito, di un’implacabile
opposizione, da trasformare nel tempo più rapido in una proposta alternativa.
La paura più evidente e drammatica riguarda però la “forma”
dell’azione politica, ormai ridotta e stretta tra la separatezza di un’autonomia
del politico rivolta alla ricerca del potere puro e semplice e il movimentismo
che, ammantato di belle parole riguardanti la cessione di “sovranità dello
stato – nazione”, il ruolo dell’Europa, l’utilizzo delle nuove tecnologie in
politica, lo svuotamento di senso complessivo all’interno di una società vista
(erroneamente) come ormai priva di classi e dimensionata in una forma definita,
ormai, come “liquida” rifiuta di ricercarsi e costituirsi come soggettività,
trascinandosi nell’indeterminatezza.
Questo disastro è stato attuato da una generazione che non
lascia eredi e che può contare nelle sue fila un numero consistente di super
privilegiati fin dai tempi delle “vacche grasse” che, nascondendosi dietro l’apparente
impossibilità di ricostituire un’adeguata soggettività politica, puntano a
perpetuare la loro ignavia e il loro sostanziale cinismo.
Le generazioni successive che si approcciano alla politica,
esaurita la fase della riflessione sugli universali e sull’appartenenza diretta
alla rappresentanza delle contraddizioni sociali, sono così composte di feroci
carrieristi e apparenti iconoclasti che stanno preparando la fase della
raccolta di futuri privilegi da “intoccabili”.
La sinistra italiana ha alle sue spalle una storia lunga e
gloriosa che non può essere dismessa; così come non possono essere dismesse le
volontà di rivolta.
L’appello riguarda la necessità di ripensare l’organizzazione politica, anche
partendo da modeste dimensioni, rifiutando sempre di considerare le idee di
eguaglianza come marginali o minoritarie e ricollocando l’idea della
costruzione del partito politico nella sua insuperabile “centralità sistemica.
Il nostro compito è sempre quello indicato da Antonio
Gramsci: trasformare le masse da ribelli a rivoluzionarie.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie