“Le Monde diplomatique” di Giugno 2014 dedica ampio spazio a
denunciare i pericoli che corrono i popoli di tutto il mondo per via della stipula del trattato cosiddetto del
“Partenariato Transatlantico” tra Europa e Stati Uniti, che prevede una logica di
scambio commerciale iper-liberista, in piena linea con quella gestione del
ciclo che dal 2007 ha provocato, a partire dalla crisi statunitense dei
subprime, la situazione che ben conosciamo.
I negoziati dovrebbero concludersi entro il 2015, poi
seguirebbe una lunga fase di ratifica da parte del Consiglio e del Parlamento
Europeo e, infine, dei Parlamenti Nazionali: la trattativa è condotta da
funzionari della Commissione Europea, da una parte, e da funzionari del Ministero
del Commercio USA dall’altra. Tutti sottoposti, ovviamente, a fortissime
pressioni da parte di lobby che rappresentano in gran parte gli interessi
privati.
La portata del mandato negoziale europeo e le attese
espresse dalla parte statunitense indicano che il Ttip va abbondantemente oltre
il quadro dei semplici accordi di libero scambio.
Concretamente il progetto mira a tre obiettivi principali:
1) Eliminare
gli ultimi diritti doganali;
2) Ridurre
le barriere tariffarie con un’armonizzazione delle norme (evidentemente verso
il basso);
3) Fornire
strumenti giuridici agli investitori per spezzare via ogni ostacolo
regolamentare o giuridico al libero scambio.
In breve, imporre alcuni dei dispositivi già previsti dall’accordo
multilaterale sugli investimenti e dell’accordo commerciale contro le
contraffazioni, già respinti grazie all’impegno dei cittadini.
Sul piano più propriamente politico il Ttip rappresenta un
tassello fondamentale per quel “riallineamento atlantico” che gli USA stanno
chiedendo insistentemente all’Europa nel quadro del ritorno alla logica del “bipolarismo”
con la contrapposizione di un imperialismo, appunto, “atlantico” versus il
recuperato imperialismo russo.
Scrive Serge Halimi sotto il titolo “ I potenti ridisegnano
il mondo”: “Le elezioni europee del maggio 2014 hanno confermato il crescente
rifiuto, da parte dei cittadini, delle politiche attuate nel vecchio
Continente. E qual è la risposta di Bruxelles, a questa sconfessione popolare?
Affrettare la conclusione di un accordo negoziato in segreto con Washington: il
Partenariato Transatlantico (Ttip). Sarebbe un fatto paradossale se
privatizzazioni e libero scambio non fossero già due fedi abituali dell’Unione
Europea. Già nel 2008 la crisi aveva favorito un’offensiva liberista contro la
spesa pubblica e i programmi sociali. Sei anni dopo Washington come Bruxelles
vorrebbero dunque applicare la stessa logica. La crescita langue, la
disoccupazione avanza e le diseguaglianze sono schizzate alle stelle; i
governanti occidentali ne traggono la conclusione che è giunto il momento di
sancire la superiorità del diritto delle multinazionali di fare più profitti
sul dovere degli Stati di proteggere le loro popolazioni”.
Parole illuminanti cui si accompagnano, nello stesso numero
di “Le Monde diplomatique” quelle di Wolf Jacklein che indica le dieci minacce
per i popoli europei: il mancato rispetto dei diritti fondamentali dei
lavoratori; diminuzione dei diritti di rappresentanza collettiva;
alleggerimento delle norme e degli standard tecnici consentendo così l’introduzione
sul mercato di prodotti in violazione del “principio di precauzione” ancora
vigente in Europa; la restrizione della libertà di circolazione delle persone;
assenza di sanzioni in caso di abusi in materia di diritto sociale e del
lavoro, di ecologia, di protezione del clima e dei diritti degli animali;
scomparsa progressiva dei servizi pubblici; aumento della disoccupazione con il
divieto, all’interno dell’Unione, per le imprese europee di beneficiare di
mercati pubblici; la perdita della riservatezza circa i dati personali;
assoggettamento delle popolazioni alla difesa della proprietà intellettuale e,
ovviamente, l’assoggettamento degli Stati a un diritto fatto su misura per le
multinazionali.
E’ necessario, quindi, che i movimenti di resistenza al
liberismo prendano rapidamente atto di questa situazione e reagiscano con
forza: proprio l’articolo di Halimi segnala, in chiusura, che la lotta è appena
cominciata.
Ecco, dovremmo proprio prendere alla lettera questa
indicazione.
1 commento:
L'America sta sempre più mostrando il suo vero volto, Obama una vera delusione!
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