E' in occasioni come queste che sale, imperiosa, la richiesta di una ripresa dell'internazionalismo, dell'idea della solidarietà tra le classi lavoratrici, della lotta di classe quale unica via per il riscatto sociale.

Mosul e altre città dell’Iraq stanno sperimentando cambiamenti drammatici, pericolosi e disastrosi.
I media, specialmente quelli alleati con il governo iracheno e con gli stati occidentali, hanno incentrato la loro attenzione sullo Stato Islamico e del Levante/Siria (ISIS) e sul controllo che esso ha su varie città irachene, provocando gli spettatori e lettori contro il gruppo militante. In effetti, raggruppamenti terroristi dell’ISIS esistono tra i gruppi armati e la loro influenza sugli eventi recenti è chiara. Tuttavia, è anche chiaro che gli iracheni generalmente rifiutano l’ISIS, sia nelle regioni centrali o meridionali dell’Iraq che o in parti del paese che non sono più sotto il controllo governativo: le cosiddette aree “sunnite” o “Triangolo sunnita”, un’espressione che i servizi segreti, particolarmente la CIA, ha concepito come parte di un piano per costruire il settarismo in Iraq. Allo stesso tempo, gli iracheni in generale rifiutano il regime di Maliki e le sue politiche, dato che hanno una base etno-settaria. Questo accade specialmente nelle zone urbane dove la discriminazione in base alle sette è concentrata al massimo, e dove il governo tratta le persone ordinarie come nemici.
Il fatto che molte città irachene siano cadute nelle mani dei gruppi armati non rappresenta i sogni delle persone che ci vivono. Le loro richieste di essere libere dai settarismi sono chiare e dirette. Le hanno espresse per mezzo di sit-in non violenti, ma i gruppi armati terroristi hanno tratto vantaggio da questo ambiente per prendere il potere. Le richieste delle persone contro la discriminazione e il settarismo sono giuste e buone, mentre le politiche di Maliki sono reazionarie e discriminatorie e perciò vengono rifiutate. Nel frattempo, il controllo delle città e della gente da parte dell’ISIS pone una seria minaccia alla vita e alla società di ogni giorno.
Le richieste popolari si sono trasformate in uno strumento perché le forze reazionarie si dividano la torta politica, dai terroristi di al-Qaida, il Partito Baath e i capi tribali, fino alla dirigenza religiosa sciita che ha chiesto guerra aperta e alle forze nazionali curde che hanno ottenuto successi militari e politici. Tutto questo accade in un momento in cui l’Iraq chiaramente si è diviso in base ai voleri delle forze politiche dominanti, mentre la volontà del popolo iracheno continua a essere ignorata.
Le forze regionali che traggono vantaggio dalla disintegrazione dell’Iraq – specialmente l’Iran, l’Arabia Saudita e la Turchia – operano a modo loro per ottenere benefici politici. Nel frattempo il governo statunitense – la causa primaria di questi problemi – si prepara a intervenire in qualsiasi modo scelga. Il presidente Obama ha finora espresso due volte la sua preoccupazione per il petrolio iracheno, quando ha parlato dei recenti avvenimenti. Non ha mostrato alcuna considerazione o preoccupazione per il destrino di due milioni di persone che sono ora sotto il controllo dell’ISIS, o per le donne che hanno cominciato a suicidarsi a Mosul a causa delle bande dell’ISIS.
La classe dei lavoratori in Iraq è la forza comune che esiste in tutto il paese, dal nord del Kurdistan ai punti più a sud. E’ questa la forza la cui esistenza e sopravvivenza dipendono proprio dallo sradicamento della discriminazione e dall’unificazione del popolo iracheno. Questa è l’unica forza che può porre fine alla frammentazione e alla divisione del popolo iracheno.
Rifiutiamo l’intervento degli Stati Uniti e protestiamo contro il discorso inappropriato del Presidente Obama in cui ha espresso preoccupazione per il petrolio e non per le persone. Prendiamo posizione anche contro la sfrontata ingerenza dell’Iran.
Prendiamo posizione contro l’intervento dei regimi del Golfo e contro il loro finanziamento dei gruppi armati, specialmente l’Arabia Saudita e il Qatar.
Rifiutiamo le politiche settarie e reazionarie di Nouri al-Maliki.
Rifiutiamo anche il controllo di Mosul e di altre città da parte delle bande armate terroriste e delle milizie. Siamo d’accordo con le richieste della gente di queste città contro la discriminazione e il settarismo e le sosteniamo.
Infine, rifiutiamo l’interferenza dell’istituzione religiosa e la sua richiesta di guerra indiscriminata.
Intendiamo stare con coloro che rappresentano gli interessi della gente e dare loro forza davanti a questo attacco pericoloso e reazionario. Chiediamo una chiara posizione internazionale per frenare la situazione che si sta deteriorando così come l’ingerenza regionale, e per sostenere il popolo dell’Iraq.
Falah Alwan
Federazione dei Consigli e dei Sindacati dei lavoratori dell’Iraq
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