giovedì 29 agosto 2013

ITALIA: UNA SINISTRA DI ISPIRAZIONE GRAMSCIANA di Franco Astengo




Ci troviamo al centro della temperie di una delle situazioni più drammatiche affrontate, a livello globale, dalla classe subalterna: gli epigoni del capitalismo dell’oggi stanno gestendo il ciclo con una ferocia senza pari rispetto anche a loro lontani predecessori, impoverendo le masse, restringendo i margini di agibilità della stessa democrazia liberale, agitando gli eterni spettri della guerra, della fame e della paura.
 
Per la prima volta, a memoria di diverse generazioni (e forse anche rileggendo la storia di secoli) si verifica un vero e proprio arretramento nella qualità della vita culturale, politica, economica e sociale: un fenomeno che si può ben definire di vera e propria regressione.
A fronte di questo stato di cose la sinistra italiana (per quel che valgono, ovviamente, le vicende politiche di un paese come l’Italia: che pure, però, rivestono la loro importanza ben oltre lo stato reale delle condizioni materiali e politiche del suo proletariato) è praticamente sparita, nella sua capacità d’incidenza anche a livello istituzionale e non semplicemente sociale, di mobilitazione dal basso, di aggregazione culturale e politica.
Si cerca, allora, di indicare di seguito una semplice scaletta di lavoro sulla base della quale sviluppare un dibattito, il più possibile allargato nella sua prospettiva di partecipazione, per la (ri)costruzione di una sinistra di classe, anticapitalista al riguardo della quale deve essere cercata ispirazione nell’opera del più grande pensatore marxista che ha avuto il nostro Paese. Antonio Gramsci.
Gli assunti di fondo sulla base dei quali va sviluppata questa discussione sono, essenzialmente, tre:
1)      L’affermazione dell’attualità del conflitto, sociale e politico;
2)      L’idea della politica intesa come lotta per il “potere” e non semplicemente per il “governo”, o peggio alla riduzione di questo alla mera “governabilità”;
3)      L’obiettivo della formazione di un “intellettuale collettivo”.
I punti sui quali sviluppare la riflessione, promuovere lo studio, costruire il confronto per poi pervenire, in tempi rapidi ad elaborare delle proposte concrete sulla base delle quali rivoluzionare davvero l’agire politico della sinistra italiana, nel contesto mondiale ed europeo, possono allora essere così riassunti (a semplice livello di titolo):
Attorno al tema dell’unità tra teoria e prassi, ineccepibile fondamento filosofico dell’intero impianto, occorre rivisitare con chiarezza ciò che è mutato, nel corso degli ultimi anni. Anche e soprattutto per via di una tumultuosa trasformazione tecnologica, nel rapporto tra struttura e sovrastruttura: si tratta di una revisione indispensabile al fine di comprendere al meglio qualità e dislocazione sociale delle “fratture” sulle quali operare in modo che i soggetti politici possano misurare i loro programmi e le loro azioni attorno all’attualità di contraddizioni realmente operanti nella società.
Deve essere sviluppata un’analisi mirata a comprendere la realtà della fase: ci si trova, almeno questa è l’opinione contenuta in questa nota, in una fase di fortissima – ed anche inedita per qualità e intensità –  “rivoluzione passiva” all’interno della quale è possibile condurre soltanto una “guerra di posizione” la cui durata non è, ovviamente, ipotizzabile a questo punto ma che sicuramente non traguarderà semplicemente il “breve periodo”.
All’interno di questa fase di “rivoluzione passiva” si dovranno sviluppare due elementi di fondamentale importanza: la ricostruzione, sul piano teorico, di un “senso comune” opposto a quello dominante a partire dalla contraddizione di classe sviluppandone gli elementi fondativi sul terreno culturale e sociale (verrebbe quasi da usare l’antico termine di “controcultura” intendendo il termine cultura nel senso della “kultur” nell’interezza del significato di questo termine che si trova nella lingua di Hegel, Kant e Marx); la messa in opera di un’adeguata soggettività politica che dovrà essere chiamata a sviluppare la sua iniziativa sul terreno dell’opposizione, ponendosi l’obiettivo di recuperare anche una presenza istituzionale che si ritiene comunque necessaria.
Sarà sulla base dei modelli che saranno scelti attraverso un forte dibattito di massa per decidere la forma da far assumere, nell’oggi, a questa soggettività, che si potranno costruire nel tempo le condizioni culturali e politiche adatte all’affermazione, a tutti i livelli, di una nuova, adeguata, élite dirigente.
 Elite dirigente della quale è necessario, indispensabile ed urgente procedere alla formazione partendo dalle tante avanguardie sparse in una pluralità di situazioni e attualmente prive di riferimento politico  nelle fabbriche, nelle Università, nei nuovi movimenti sociali  e che deve essere unificata  all’interno di una organica visione del ruolo intellettuale e politico.
Elite dirigente dalla quale far partire quella lotta per l'egemonia che deve rappresentare il vero obiettivo del nostro agire culturale, sociale, politico.
Temi difficili, tutti questi appena elencati, al riguardo dei quali va sviluppata un’opera di riconoscimento intellettuale e di proposta di azione politica: nel segno, proprio, dell’intreccio necessario tra teoria e prassi.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Cari compagni,
sono completamente d’accordo sul primo punto, l’attualità del conflitto sociale e politico. Ma la lotta politica così come voi l’intendete, non semplice sostituzione di gruppi dirigenti ma alternativa di potere, presuppone una visione alternativa al capitalismo, una proposta realistica e proponibile, che oggi non si vede. Non sono gli obiettivi intermedi a mancare ma l’obiettivo finale.
A mio avviso attualmente si può aspirare solamente alla nascita di un nuovo soggetto politico dichiaratamente socialdemocratico, secondo le vecchie definizioni, con obiettivi tutti interni al capitalismo, ma che si proponga risolutamente di ridurre le distanze sociali e tenga viva l’idea di un ideale “andare oltre”. Con una caratteristica ben precisa: ogni forma di carrierismo, di personalismo, di strumentalizzazione del partito a fini personali deve essere impedita da rigide norme statutarie.
Tra gli obiettivi individuerei, oltre a quelli tradizionali – scuola pubblica, sanità, progressività fiscale, ecc.- alcuni temi che considero particolarmente attuali e probabilmente molto aggreganti: difesa ad oltranza di tutti i siti produttivi nazionali, con organizzazione di mobilitazioni generalizzate a difesa delle fabbriche in fase di delocalizzazione; esigenza di una politica industriale di prospettiva; indagine conoscitiva sul ventaglio salariale all’interno delle varie realtà produttive.

Luciano del circolo PRC Bianchini di Genova

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

La distinzione tra governo e potere è fondamentale sul piano teorico al fine di poter impostare i termini di una lotta politica adeguata alla qualità dello scontro in atto. Scontro in atto che richiede, da parte nostra, prima di tutto la ricostruzione di un tessuto culturale e contemporaneamente (proprio utilizzando il concetto gramsciano di rapporto tra teoria e prassi) lo svolgimento di una forte opposizione sociale e politica alla feroce gestione capitalistica del ciclo. Su queste basi la ricostruzione di una soggettività politica: recupero della teoria e opposizione, questi i due cardini di una iniziativa possibile dei comunisti e della sinistra d'alternativa in questa fase. E spazio se ne presenta.. ( le norme statutarie non servono ad impedire il carrierismo: deve essere il clima culturale presente nel partito ad impedirlo oggettivamente, il grado di partecipazione, controllo, coinvolgimento dei militanti). Franco Astengo

Anonimo ha detto...

Cari Luciano e Franco però dobbiamo porci la domanda : come mai questo partito di cui ci sarebbe tanto bisogno non nasce ?
E' solo cattiva volontà sommata alle condizioni avverse ?
Oppure la nostra proposta politica pecca di astrattezza ?
Ripeto ancora una volta l'esempio del partito bolscevico che poté nascere perché Lenin non puntò da subito su parole d'ordine come il comunismo che potevano risultare lontane dalla cultura e dalla forma mentis dei popoli russi semianalfabeti, ma piuttosto su quella molto più concreta e tangibile del rifiuto della guerra.
Il proletario russo capì che se i bolscevichi avessero vinto i loro figli avrebbero smesso di crepare in guerra.
Io credo che se "il vecchio muore e il nuovo non può nascere" dipende anche dal fatto che le nostre parole d'ordine non sono sentite come credibili e attuali.
Forse ha ragione Luciano , ci vorrebbe un partito radicalmente socialdemocratico, ma anche quì, se si coglie la questione del potere sollevata da Franco come possiamo non citare il potere delle masse di decidere l'assetto economico del loro stato ?
E ancora come possiamo conciliare questa aspirazione, della restituzione del potere alle grandi masse, con il permanere in una Eurozona così fatta ?
Bisognerebbe abolire i trattati di Maastricht, di LIsbona , il fiscal compact etc, ma è possibile oggi aggregare su questi punti che così incomprensibile alla gran massa degli italiani ?
E' questo il punto : oggi una forza socialista non è credibile se non punta a spezzare la morsa ferrea delle oligarchie europee sui popoli.
E' la sovranità che deve tornare ad essere la nostra stella polare, una sovranità che il nostro umanesimo riuscirà facilmente a non far volgere verso nazionalismi populistici e reazionari ma di cui c'è un disperato bisogno.
Se non cerchiamo una ritrovata sovranità il progetto non è credibile perché non è fattibile, infatti sappiamo che solo in tempi biblici potrebbe nascere una coesa forza socialista europea mentre è molto più fattibile l'idea di combattere l'eurozona e la sua più potente arma ,l'Euro scatenando una campagna di massa volta a svelare i veri scopi per cui l'Euro fu progettato.
IL popolo italiano in questo è più avanti di noi , cresce l'odio contro questo feroce dominio, cerchiamo di sfruttarlo come nostro primo grimaldello per avviare un percorso di nuova giustizia sociale, dopodiché si potrà anche ricominciare a parlare di socialismo.

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

In realtà i bolscevichi erano la corrente di maggioranza del partito operaio socialdemocratico russo, come tale affermatasi nei confronti di una minoranza (menscevichi) al III congresso di Londra del 1903. Corrente quindi ben preesistente allo scoppio della rivoluzione d'Ottobre. Franco Astengo

Anonimo ha detto...

Grazie veramente per la precisazione storica ma rimane il fatto che il nostro problema è proprio l'estrema astrattezza e la distanza dai bisogni delle persone.
Oggi solo un'uscita dall'euro può far ripartire l'economia italiana e non lo dice solo il povero ignorante sottoscritto ma anche diversi premi Nobel : http://www.rischiocalcolato.it/2013/06/4-premi-nobel-paul-krugman-milton-friedman-joseph-stigliz-amartya-sen-leuro-e-una-patacca.html .
Non credo che si possa continuare ad eludere il problema.

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

Senza la ricostruzione di una autonomia di pensiero sul piano teorico anche le indicazioni migliori e più opportune riferite al contingente resterebbero come sospese in una bolla fluttuante nell'aria. Serve il recupero di un pensiero forte e, come ho già cercato di segnalare (scusandomi per la ripetizione) la via giusta per saldare teoria e prassi. Franco Astengo

Anonimo ha detto...

Hai ragione le cose dovrebbero andare insieme ma oggi non possiamo aspettare che si verifichi una prodigiosa riacculturazione per poi procedere con l'azione.
Oggi ci stanno massacrando e secondo me se una cosa è da farsi si deve fare , indipendentemente dal grado di coscienza raggiunta,
Non è che per lottare contro l'apartheid sia stata richiesta la conoscenza preventiva di Rousseau ...
Nelle persone esiste anche un buon senso naturale ed un senso atavico della giustizia che sono in grado di guidare i popoli nei primi passi, usiamo queste pulsioni con una serie di poche parole d'ordine comprensibili e sferriamo l'attacco a questa europa delle oligarchie.
La riacculturazione ,secondo me, si può verificare solo durante un processo di lotta e non prima , in modo astrattamente intellettuale, come se si dovesse mettere in piedi un circolo culturale.

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

Sì per lottare contro l'apartheid (ad essempio) non solo bisognerebbe conoscere gli illuministi, ma anche e soprattutto Marx...Franco Astengo

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