giovedì 15 agosto 2013

Soggettività ed Esperienza di Gianni Marchetto (al seminario Fondazione Sabattini)

Io non vedo per es. la FIOM impegnata su questo recupero dell'esperienza operaia (che per grande parte si esprime nei suoi quadri, i quali nel bene e nel male continuano a fare accordi), ne so quale conoscenza abbia delle "imprese esemplari". Stessa identica cosa per la CGIL e maggiormente per gli altri sindacati. Non siamo ben messi!

·        Nei primi anni ’70, un gruppo di compagni che gravitava attorno alla figura di Ivar Oddone, si interrogava sulla valenza di questi due termini: la Soggettività e l’Esperienza (ovviamente in chiave operaia).
·        Alla fine si approdò alle seguenti considerazioni. La Soggettività stava ad una istantanea così come l’Esperienza stava ad un film. Nella istantanea potevi scorgere una espressione pensosa, ilare, dolorosa, ecc. nel film c’era un racconto, potevi leggere (nel linguaggio drammaturgico) un “dramma”.
·        E ancora: come avviene questa esperienza, ovvero un singolo soggetto in un qualsiasi lavoro (dalla catena di montaggio, fino ad una maestra di asilo, e un eccetera sconfinato) come fa esperienza? Un soggetto fa esperienza attraverso 4 rapporti. Il 1° è il rapporto con la mansione, il 2° è il rapporto con la gerarchia, il 3° è il rapporto con i compagni di lavoro e il 4° è il rapporto con le organizzazioni in senso lato (a noi interessava ovviamente recuperare quale rapporto con le organizzazioni di classe: sindacati e partiti).
·        È possibile recuperare questa esperienza? Io rispondo SI’, utilizzando una particolare tecnica: le istruzioni al sosia, ossia “dammi tutte quelle informazioni che mi permettano di sostituirti senza che altri se ne accorgano”. Su questo si fece il 1° Seminario delle 150 ore nel 1974 a Psicologia del Lavoro i cui atti sono pubblicati nel libro “Esperienza operaia, coscienza di classe e psicologia del lavoro” (Ed. Otto Torino). Nel libro sono presenti 4 istruzioni di soggetti operai della Mirafiori.
·        Perché è importante questo recupero? Dice Ivar Oddone: “Guarda caso, all’inizio del ‘900 F. Taylor aveva chiesto di creare una scienza che potesse permettere di utilizzare (non una volta per tutte ma "in progress") quel 50% del valore della capacità acquisita dagli operai lavorando (che io chiamo esperienza grezza) insieme al restante 50% della direzione. La comunità non solo scientifica ma l'intera società aveva ignorato questa richiesta storicamente fondamentale. In caso contrario tutta questa esperienza andrà irrimediabilmente perduta (anche per l’impresa)”.
·        Il sottoscritto ha provato recentemente a recuperare questa esperienza nei confronti di un operaio (e di un Delegato) “esemplare”: Beppe Bivanti, (vedi la sua storia nel libro delle Ed. Punto Rosso “Due storie operaie”).
·        A noi interessava quindi il film, leggere l’esperienza. Ora se uno mi dice che per soggettività significa la stessa cosa… morta lì la discussione.
·        Per il sottoscritto questo recupero della “esperienza operaia” (e ovviamente di altre storie lavorative) OGGI, nella situazione attuale ha un valore STRATEGICO. Ovviamente accanto ad un altro: “il recupero e/o la riappropriazione” di tutti quegli elementi tecnico scientifici, oggi, in mano agli “istruttori”.
·        Lo penso come un nuovo “cambio di paradigma” alla pari di quello che avvenne alla fine degli anni ’60 con la conquista del “tabellone” (nelle grandi produzioni massa), che garantiva il controllo della produzione e del relativo organico per farla, e della figura del Delegato di Gruppo Omogeneo eletto su scheda bianca e responsabile del controllo e della contestazione al capo squadra qualora la produzione e/o l’organico non fosse stato coerente, che cambiò le “mappe cognitive” della maggioranza dei lavoratori a fronte che il contesto oggettivo (la catena di montaggio) rimase (e mi pare), rimanga ancora la stessa.
·        A patto però di essere consapevoli di tre questioni: la 1° ha bisogno di una salutare autocritica di tutti coloro i quali furono i protagonisti di quella stagione, nel senso di vedere i limiti di quella esperienza che grosso modo si può così definire:diventammo tutti quanti dei “bravi poliziotti” e chi come il sottoscritto si misurò con i problemi della prestazione di lavoro finì nel fare il “guardiano del 133 di rendimento” (è la misura massima stabilita per lo sfruttamento di una persona). La 2° quella di riconoscere che avevamo (chi più, chi meno) delegato al solo inquadramento unico la “carriera dell’operaio”, oscurando invece quanto dall’esperienza operaia e quindi quanto dalla sua “competenza professionale allargata” poteva venire, offrendo invece delle ipotesi di maggiore professionalità a nuovi modi di lavoro (le isole e quant’altro), ovvero quello di riconoscere che all’operaio intraprendente restavano aperte due strade: la 1° diventare talmente bravo da passare dall’altra parte (senza nessun giudizio moralistico, passare dalla parte di coloro i quali in una fabbrica hanno il compito di costruire delle Istruzioni per gli Esecutori) ovvero 2° strada, diventare talmente bravo e passare a fare il Sindacalista! La 3° è quella di essere approdati a livello della migliore liberal democrazia, ergo: i lavoratori devono avere il diritto di esprimere i loro giudizi, specie con il voto sugli accordi e sui contratti (la libertà di opinione). A me pare che a questa concezione (del tutto giusta) occorra affiancare una strategia che si fondi sulla“democrazia cognitiva” (al cambio svizzero: mettere nella bagna i lavoratori).
·        QUALE CAMBIO DI PARADIGMA: Occorre partire dal progettare una carriera dell’operaio che deve significare quindi dare un nuovo significato alla PRODUTTIVITA’: fare il massimo con il minimo sforzo; quindi ciò significa riconoscere che gli operai sono persone pensanti, che se “allenati, motivati, retribuiti, ecc.” (alla maniera per es. di un calciatore) possono dare molta, molta più produttività;
·        Nel progettare la “carriera dell’operaio” vanno previste quindi tutte quelle riappropriazioni tecnico-scientifiche (oggi in mano agli “istruttori”) che rendano sempre più ricco, interessante il lavoro dell’operaio;
Quali le condizioni per le quali ciò si avveri
Obiettivi
Condizioni
Trovare lavoro – puntare alla sua riduzioneRidurre drasticamente la precarietà, e la flessibilità in azienda. Incentivare il lavoro di gruppo: è nel lavoro collettivo che si impara di più dai lavoratori esperti.
Lavoro non nocivo anzi coerente con la salute in senso complessivo

·        Abbattere tutte le forme di nocività conosciute: sono loro, gli ambienti, inidonei, e non gli operai che quando lo diventano sono un peso sul rimanente degli altri operai e un costo sociale
·        Se si vuole che un operaio dia il meglio di sé occorre quindi liberarlo dalle forme di gravosità, di costrizione (alla Marchionne per intenderci) che non tolte portano gli operai ad un uso del tempo altro, lontano dalla produttività
Lavoro riconosciuto come produttore di esperienza grezza
Se viene riconosciuto significa un arricchimento complessivo dell’azienda
Lavoro riconosciuto dalla società come lavoro sociale
Se viene riconosciuto deve significare un salto nella scala sociale (quindi va certificato) e un adeguato riconoscimento retributivo

Da dove ripartire: Antonio Calabrò nel libro Orgoglio Industriale, Ed. Mondadori, ci dice che nel 2008 su 3.800.000 partite IVA (a carattere industriale manifatturiero) ce ne sono 4.600 (lui le chiama “multinazionali tascabili” che vanno dai 50 ai 500 addetti, 600 di queste hanno più di 500 addetti) che forse ci tireranno fuori dalla crisi. Il Prof. Romano Prodi in un recente convegno del PD, in una bella e lucida relazione afferma che a oggi sono ca. 1.000. Domanda: chi le conosce, cosa producono e per chi, e cosa fa lì il sindacato (posto che ci sia)? Domanda successiva: è una bestemmia pensare di poter costruire a sinistra (dai sindacati) un archivio di queste aziende per portarle all’onore del mondo, per tentare di farle mettere in contraddizione con il resto delle imprese, rima che la crisi sia occasione di adeguamento alla normalità rappresentata dalla crisi e dalla recessione? per tentare una sorta di “alleanza dialettica” con il movimento dei lavoratori. Non fosse altro perché in questo campo vi sono senz’altro le possibilità di un “conflitto” più avanzato e non solo sulla difensiva. Inoltre l’Assolombarda ha censito in Lombardia 60 aziende esemplari che fanno parte di un altro archivio: “L’INDUSTRIA ITALIANA CAMBIA VOLTO” di ca. 530 imprese (vedi la ricercaConoscenza e crescita: le nuove strategie delle imprese del sistema Confindustria – Centro Studi – Progetto Focus Group). Di queste imprese si sa il nome, l’ubicazione, il prodotto, il mercato e un eccetera sconfinato.
Io non vedo per es. la FIOM impegnata su questo recupero dell'esperienza operaia (che per grande parte si esprime nei suoi quadri, i quali nel bene e nel male continuano a fare accordi), ne so quale conoscenza abbia delle "imprese esemplari". Stessa identica cosa per la CGIL e maggiormente per gli altri sindacati. Non siamo ben messi!

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