Un gruppo formato da alcuni dei più importanti costituzionalisti ha rivolto, attraverso le colonne del “Manifesto” che ne ha pubblicato l’appello nel numero del 27 Luglio, un monito ai parlamentari 5 Stelle impegnati nell’ostruzionismo al fine di impedire l’approvazione immediata del disegno di legge che, limitando i tempi previsti dall’articolo 138, apre la strada alle riforme costituzionali.
Ma la battaglia non deve essere solo parlamentare!
La democrazia italiana versa in una condizione di grave pericolo e si tratta di sviluppare due punti, insieme d’iniziativa e di riflessione:
1)
L’iniziativa deve essere quella di una forte
mobilitazione dal basso rivolta non semplicemente alla difesa della lettera del
dettato costituzionale, ma all’affermazione dei principi di fondo che, proprio
al riguardo della qualità dell’impianto democratico dello Stato, la
Costituzione rappresenta. Sotto quest’aspetto il contrasto fin qui esercitato
verso l’affermazione della cosiddetta “Costituzione Materiale” è risultato
eccessivamente blando e attraverso la supina accettazione dei meccanismi della
personalizzazione della politica e dello svuotamento dei soggetti portati della
democrazia, il Parlamento, i Partiti, si è giunti alla situazione attuale;
2)
La riflessione deve riguardare l’affermazione di alcune
priorità di fondo; priorità da applicare soprattutto su di un punto, che
riguarda l'articolo 1. L’articolo 1 è quello che regge tutto l’impianto della
complessa articolazione tra diritti e doveri che la nostra Costituzione
prevede, ed è in base al dettato dell’articolo 1 che vanno respinti i tentativi
di modifica in senso presidenzialista che appaiono all’ordine del giorno. Si
tratta di far capire che la possibilità di manomettere con più facilità l’articolato
della Carta fondamentale, il presidenzialismo, il ruolo preminente dell’esecutivo
svuotando il parlamento anche attraverso una riduzione delle sue capacità di
rappresentanza politica e territoriale contrastano proprio con l’articolo 1,
anche se questo, per adesso, non appare nell’orizzonte dei cosiddetti “riformatori”
(anche se pure qualcuno ne aveva accennato);
La Costituzione italiana, infatti, non si limita a
riprendere una formula di stile, quando assegna la sovranità al popolo.L'Assemblea Costituente disse che la sovranità appartiene al popolo, rovesciando il tradizionale rapporto tra cittadino e Stato.
L'Assemblea Costituente non disse che la sovranità risiede nel popolo, o emana dal popolo per trasferirsi poi a un Ente superiore, ma disse: la sovranità appartiene al popolo che la esercita.
Cioè non più lo Stato, non più la nazione, ma il popolo secondo la Costituzione Italiana, è il titolare effettivo della sovranità attraverso il principio della rappresentanza politica esercitata dalle Assemblee elettive.
Come difendere la Costituzione, quella “vera” e non quella “materiale” che vorrebbero imporre i fautori del potere mediatico – personale dell'arretramento della nostra democrazia?
La nostra proposta è quella di fare della Costituzione oggetto di conoscenza e di dibattito nella più larga dimensione possibile, pensando a forme di mobilitazione non convenzionali e non legate semplicemente alla battaglia parlamentare.
Una sorta di “mobilitazione permanente” per la cui organizzazione si dovrebbe ricordare come motto un vecchio discorso, di oltre centotrenta anni fa, del fondatore della socialdemocrazia tedesca Ferdinand Lassalle che rivolto agli operai diceva: ” la Costituzione è un rapporto di forza. La Costituzione siete tutti voi. Nella misura in cui avete la forza e la esercitate, lottate per far applicare certi principi, in quel modo diventate autori della Costituzione”.

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