Qualche giorno fa conversavo con un mio amico che legge le
mie cose e, qualche volta, le commenta anche.
Mi diceva: “Ma tu sei un illuso! Credi che oggi si possa
parlare ancora di queste cose? Che ci siano ancora persone disposte ad ascoltarti
e a confrontarsi con te su questi argomenti?”
Mentre ascoltavo queste parole, ho pensato dentro di me che
intanto lui era la smentita vivente a quello che stava dicendo. Ma non gliel’ho
detto.
Gli ho risposto, invece: “Non credo di essere un illuso. Perché
io sono consapevole che gli argomenti che affronto non sono argomenti di
normali conversazioni. Che per molte persone, forse per la maggior parte, esse
anzi son veri e propri tabù. Quindi io, a livello di consapevolezza, sono
abbastanza disincantato. E però sento ugualmente il bisogno, la spinta a farlo.
Perché penso che, anche se mi legge (o ascolta) una sola persona, intanto è un
seme che ho gettato. E poi queste riflessioni servono innanzitutto a me stesso.
Servono a rispondere a mie domande. Perciò, anche se fossero solo le mie, per
me sarebbero utili.”
Ho continuato poi in questo modo: “Sì, è vero, io e te siamo
nati e cresciuti in un periodo diverso da quello che stiamo vivendo adesso.
Siamo cresciuti in un’epoca in cui montava la speranza della vita che rinasceva
dopo i disastri e le tragedie della guerra. Oggi, invece, siamo tornati a
vivere in un periodo cupo, buio, in cui non sembrano esserci più speranze,
soprattutto per i giovani. E però chi ci dice che, dopo aver toccato il fondo
(chissà quando? nessuno può dirlo!), la ruota della storia non riprenderà a
girare di nuovo nel senso contrario a quello in cui sta girando adesso. Così
come accadde più di sessant’anni fa, quando avemmo la ventura di venire al
mondo, appena in tempo per scampare ai tempi foschi della guerra. Io, nel mio
piccolo, provo a tenere accesa una fiammella di speranza, in un tempo in cui
tutto trama perché anche un barlume di ottimismo venga spento, offuscato.
Chissà che, prima o poi, questa piccola fiammella, insieme a tante altre, che
manco sanno l’una dell’altra, ma che pure vivono (ne sono sicuro), anche se
flebili, in mano ad altre persone come me, non sarà capace di riaccendere
dapprima un fuoco e poi un vero incendio di speranza. Così come ci è già
capitato di sperimentare a cavallo tra gli inizi degli anni ’50 e la fine degli
anni ’70. Anni che non si cancelleranno mai dai nostri occhi e dal nostro
cuore, fin quando ci resterà di vivere.”
Non sono sicuro che abbia condiviso. Ma non mi ha
contraddetto.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie