giovedì 29 agosto 2013

SONO UN ILLUSO? di Giovanni Lamagna



Qualche giorno fa conversavo con un mio amico che legge le mie cose e, qualche volta, le commenta anche.
Mi diceva: “Ma tu sei un illuso! Credi che oggi si possa parlare ancora di queste cose? Che ci siano ancora persone disposte ad ascoltarti e a confrontarsi con te su questi argomenti?”
Mentre ascoltavo queste parole, ho pensato dentro di me che intanto lui era la smentita vivente a quello che stava dicendo. Ma non gliel’ho detto.
 
Gli ho risposto, invece: “Non credo di essere un illuso. Perché io sono consapevole che gli argomenti che affronto non sono argomenti di normali conversazioni. Che per molte persone, forse per la maggior parte, esse anzi son veri e propri tabù. Quindi io, a livello di consapevolezza, sono abbastanza disincantato. E però sento ugualmente il bisogno, la spinta a farlo. Perché penso che, anche se mi legge (o ascolta) una sola persona, intanto è un seme che ho gettato. E poi queste riflessioni servono innanzitutto a me stesso. Servono a rispondere a mie domande. Perciò, anche se fossero solo le mie, per me sarebbero utili.”
Ho continuato poi in questo modo: “Sì, è vero, io e te siamo nati e cresciuti in un periodo diverso da quello che stiamo vivendo adesso. Siamo cresciuti in un’epoca in cui montava la speranza della vita che rinasceva dopo i disastri e le tragedie della guerra. Oggi, invece, siamo tornati a vivere in un periodo cupo, buio, in cui non sembrano esserci più speranze, soprattutto per i giovani. E però chi ci dice che, dopo aver toccato il fondo (chissà quando? nessuno può dirlo!), la ruota della storia non riprenderà a girare di nuovo nel senso contrario a quello in cui sta girando adesso. Così come accadde più di sessant’anni fa, quando avemmo la ventura di venire al mondo, appena in tempo per scampare ai tempi foschi della guerra. Io, nel mio piccolo, provo a tenere accesa una fiammella di speranza, in un tempo in cui tutto trama perché anche un barlume di ottimismo venga spento, offuscato. Chissà che, prima o poi, questa piccola fiammella, insieme a tante altre, che manco sanno l’una dell’altra, ma che pure vivono (ne sono sicuro), anche se flebili, in mano ad altre persone come me, non sarà capace di riaccendere dapprima un fuoco e poi un vero incendio di speranza. Così come ci è già capitato di sperimentare a cavallo tra gli inizi degli anni ’50 e la fine degli anni ’70. Anni che non si cancelleranno mai dai nostri occhi e dal nostro cuore, fin quando ci resterà di vivere.”
Non sono sicuro che abbia condiviso. Ma non mi ha contraddetto.

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