La proposta di apertura di un nuovo “spazio politico” a
sinistra a partire dalla difesa della Costituzione, lanciata da Stefano Rodotà
e Maurizio Landini attraverso l’organizzazione di appositi appuntamenti che si
svolgeranno alla ripresa settembrina, appare meritevole di attenta analisi
anche da parte di chi, condividendo l’obiettivo di fondo, ritiene opportuno
porsi – complessivamente – su di un diverso terreno d’iniziativa politica.
E’ necessario, infatti, intendersi subito su di un punto: al
di là delle fibrillazioni in atto attorno al tema dell’applicazione concreta di
inequivocabili sentenze della magistratura il tema della difesa della
Costituzione appare sicuramente essere prioritario nell’agenda di tutti i
democratici.
Affermato ciò con chiarezza sorge subito un però: quali
possono essere le forze disponibili, dal punto di vista politico, a dar vita a
un movimento reale, in grado di aggregare consenso e produrre significativi
risultati al riguardo dell’obiettivo indicato?
Prendiamo il PD: è utilizzabile il PD, in quanto partito,
nel complesso del suo ceto politico dirigente e non – certo – al riguardo dei
suoi elettori e di una parte dei suoi
militanti?
La risposta, tanto per avviare una disamina sufficientemente
analitica è no: il PD, in quanto partito, nel complesso del suo ceto politico,
non è utilizzabile e credibile ai fini della difesa della Costituzione.
Le ragioni di questo giudizio, molto secco sono altrettanto
semplici e lineari: prima di tutto perché, al momento in cui queste note sono
state scritte, sta al governo con il PDL. Orbene il PDL non è un partito
propenso alle riforme costituzionali, ma è un partito “nemico” nel profondo
della Costituzione nata nel 1948 dalla Resistenza al nazi-fascismo.
E lo stesso PD si pone in una situazione del tutto negativa
rispetto al disegno “difensivo” al riguardo della nostra Carta Fondamentale. Si
pone, infatti, in una situazione del tutto negativa su di un elemento
fondamentale: quello del passaggio da una Repubblica parlamentare a una
Repubblica presidenziale (visto lo stato delle cose in atto si potrebbe anche
già cominciare, senza tema esagerazioni, a parlare di “Protettorato” ma per
adesso lasciamo perdere questo argomento).
Il PD è favorevole a questo passaggio, da Repubblica
parlamentare a Repubblica presidenziale, non da adesso, per semplice adesione
alla “Costituzione materiale” forgiatasi in senso presidenzialista in
particolare nel corso del mandato di un suo esponente qual è (non dimentichiamolo)
Giorgio Napolitano.
Il PD è favorevole al passaggio da Repubblica parlamentare a
Repubblica presidenziale da lungo tempo, essendo – per esempio – il
semipresidenzialismo già previsto nella bozza di riforma presente nei documenti
conclusivi della Commissione D’Alema nel 1997.
Occorre essere chiari a questo proposito: nelle condizioni
date, della situazione economica, del delicatissimo crinale sul quale stiamo
muovendoci dal punto di vista dell’esercizio democratico (tra “democrazia del
pubblico” ed estraneazione delle assemblee elettive, a tutti i livelli, dal
concerto decisionale) qualsivoglia passaggio snaturante la centralità della
Repubblica parlamentare e della relativa capacità di rappresentanza politica
del sistema, non significherebbe altro che un’inaccettabile e pericolosissima
torsione “anti-democratica”, assolutamente in linea con i disegni del documento
di Rinascita Nazionale stilato nel 1975 dalla P2 di Licio Gelli e con il
tentativo di applicazione eseguito nel corso della presidenza Craxi, poi
clamorosamente interrotta da Tangentopoli e, ancora, con il successivo
esercizio di personalizzazione della politica verificatosi in forma smaccatamente
populista durante il ventennio berlusconiano (usiamo termini giornalistici
assolutamente impropri per cercare di rendere maggiormente intellegibile un
pensiero). Personalizzazione populistica che, da parte del PD, non ha ricevuto
opposizione alcuna, ma che, anzi, si è cercato in una qualche misura di
“inseguire” come fu nel caso, già ricordato, della Commissione Bicamerale per
le riforme presieduta da Massimo D’Alema.
In queste condizioni la domanda da rivolgere a coloro i
quali si apprestano a lanciare questa ipotesi di difesa della Costituzione
collegata all’apertura di un nuovo “spazio politico” nell’ambito del
centrosinistra: può essere possibile far questo in piena “onestà intellettuale”
oppure siamo a un tentativo di messa a lato dei veri problemi del nostro
sistema politico in nome, semplicisticamente, di un riequilibrio sul piano del
governo a favore del PD? Sfruttando così, come ha già fatto SeL, gli spazi
residuali, sul piano elettorale, che questa operazione potrebbe aprire?
Il tema della difesa della Costituzione, a partire – appunto
– dal pilastro della centralità del sistema parlamentare e dal rifiuto del
suffragare situazioni pericolosamente autoritarie, dovrebbe essere legato a un’ipotesi
di “opposizione di sistema”.
Una “opposizione di sistema” che, nella fase, non può che
rappresentare la sola insegna possibile di
una “sinistra d’alternativa”, comunista e anticapitalista, che rimane ancora
tutta da costruire nella sua necessaria autonomia di pensiero e d’azione.
Reclamano questo fondamentale passaggio le condizioni
materiali di vita di milioni di persone rese impossibili dalla ferocia
capitalistica di gestione della crisi, la sfiducia complessiva nel sistema che
serpeggia all’interno della società assumendo via, via, forme diverse poco
produttive (quando va bene) sul piano politico, le condizioni complessive di
crisi della democrazia.
Non è il caso di soffermarci sui singoli aspetti di questo
drammatico stato di cose, e del resto – sia del punto di vista analitico, sia
dal punto di vista propositivo – molte cose sono già state scritte e dette.
Si tratta di raccoglierle attorno ad un punto di chiara
proposta politica: la difesa della Costituzione non può essere considerata un
fatto “neutro” rispetto alla valutazione di fondo del sistema politico
esistente, ma va collegata a due obiettivi riguardanti, il primo, la
costruzione di un soggetto politico d’alternativa e il secondo quello della prospettiva ,per
questo soggetto, di determinare la propria capacità di rappresentanza anche
istituzionale, nel campo dell’opposizione di sistema.
La proposta è quella di valutare la possibilità di costruzione
di uno spazio politico per una “Costituente per l’opposizione e l’alternativa”.
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