Al Consiglio dei ministri di ieri pare
sia andata in scena la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Non si pagherà
l'Imu, verranno salvate alcune migliaia di esodati, sono stati trovati soldi
per la cassaintegrazione in deroga. Come? Non si sa. O quantomeno non è chiaro
a me, visto che da qualche parte i soldi andranno pur presi. Forse ci saranno
nuove tasse mascherate con altre sigle. Ma qualche ministro nelle dichiarazioni
via twitter sembra escluderlo. Più probabilmente la patata bollente verrà
scaricata sui comuni. Vedremo, quando si potrà vagliare il dettaglio dei
provvedimenti.
Intanto gli effetti del “miracolo” si
ripercuotono già sull'affaire Berlusconi. Ricordate che i berluscones tuonavano
fino a poco fa che la Giunta delle Elezioni non poteva essere un plotone di
esecuzione; che la valutazione in Senato sulla decadenza di Berlusconi doveva
essere politica e non una semplice presa d'atto della sentenza della
Cassazione; che una discussione in Parlamento non può diventare un giorno in Pretura?
Ora la musica è di colpo cambiata. Berlusconi
manda memorie con l’imprimatur di valenti e compiacenti giuristi. Mentre
d’altro canto si cerca di dimostrare che la Giunta è un organo giudiziale o
quantomeno paragiudiziale. In questo modo sarebbe possibile infatti un ricorso
alla Corte Costituzionale. La quale dovrebbe, nelle speranze dei berluscones,
giudicare incostituzionale ciò che loro stessi hanno promosso e firmato. Ma la
coerenza non è di quel mondo.
Del resto era stato lo stesso Violante a
pronunciarsi per questa possibilità. E a quelli della destra non è parso vero
di aggrapparsi all’insperato salvagente. Così il cane viene menato per l'aia
e Berlusconi guadagna tempo in attesa
che la Corte di Appello definisca la misura delle cosiddette pene accessorie. I
titoli Mediaset, crollati in un solo giorno del 7%, riprendono fiato e
quotazione.
Intanto l’intervento armato in Siria si
avvicina di ora in ora. Certo l’Italia ha detto: mai senza l’approvazione del
Consiglio di Sicurezza dell’Onu, e questa, come già sappiamo non ci sarà. Ma
Letta, non a caso prima della riunione del consiglio dei ministri, aveva fatto
sapere che trovava del tutto improvvido aprire una crisi di governo in queste
condizioni. E’ vero che non siamo in guerra, ha detto, ma pur sempre alleati di
quelli che la faranno. Perciò c’è bisogno di stabilità. Semplice, no?
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