Il Presidente del Consiglio “pro tempore” (definizione
quanto mia azzeccata) Enrico Letta alza il ditino e ammonisce il colto e l'inclita:
“ Attenzione non c’è rapporto tra ripresa della crisi e nuova occupazione!”.
Bella forza! così è
prendere in giro la gente.
Appare evidente a tutti coloro che dispongono di un minimo
di capacità d’analisi critica al riguardo dello stato di cose presenti che la
gestione capitalistica di questa crisi (qualcuno giustamente l’ha valutata come
“feroce”) nata sulla spinta della liberazione degli “spiriti animali” del
capitalismo ha puntato su due obiettivi che i teorici della “modernità” aveva
giudicato ormai come ferrivecchi: l’intensificazione dello sfruttamento e la
creazione di nuovi margini di costruzione di un “esercito di riserva” formato
da sottoccupati e disoccupati, dai quali spremere energie per una nuova fase di
competizione globale, tagliando così “l’eccesso di domanda” e i diritti
fondamentali dei lavoratori.
L’esperimento è stato tentato a livello europeo, come nel “caso
greco” e andrà avanti con buona pace di chi pensa, come Guido Rossi in un
importante intervento apparso oggi sulle pagine culturali del “Corriere della
Sera in previsione del Festival della Mente di Sarzana, che sarà sufficiente la
“globalizzazione dei diritti”.
Con buona pace delle ipotesi concertative e di idee di
rilancio keynesiano esiste la necessità di ripresa piena del conflitto sociale
su basi di classe, al fine di produrre – prima di tutto - una inversione di
rotta nei rapporti di forza riproponendo il lavoro quale base fondamentale
della convivenza civile e dello sviluppo economico e sociale nel senso dell’eguaglianza
e della solidarietà.
Termini antichi ma assolutamente validi per uno stato di
cose che nulla concede alla modernità, almeno dal punto di vista del “padrone”
e con lo “Stato” (nazionale e oltre) ben schierato dalla parte dell’avversario
così come la gran parte delle forze politiche e non soltanto nel “caso italiano”
laddove le larghe intese non sono un caso ma il frutto di questo sostegno
assolutamente acquiescente all’antica logica di un capitalismo sopraffattore
delle masse.
Affermazioni generiche? Può darsi ma non per noi che vediamo crescere le ragioni
dell’analisi marxista dello sfruttamento e non comprendiamo proprio perché dovremmo
assecondare questa “modernità” fatta di diseguaglianza, emarginazione sociale,
arretramento verso la condizione servile come fenomeno che tocca milioni di
persone.
Certo, la “ripresa” sarà come sempre per qualcuno tra “lor
signori” e non per tutti gli altri: ed è questo il punto che dovrebbe essere
del tutto ribaltato.
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