A pochi minuti dal pronunciamento della Corte di Cassazione
nel merito del processo Berlusconi/Mediaset, l’esito politico appare
estremamente chiaro: questo governo, voluto fortissimamente voluto dal
Presidente della Repubblica e basato sulle “larghe intese” per affrontare dal
punto di vista capitalistico la crisi economico – finanziaria – istituzionale –
morale che da tempo attanaglia questo
Paese, vede il leader di uno dei partiti che lo tiene in piede condannato
definitivamente per una colossale frode fiscale: il tema della pena accessoria
appare infatti, a questo punto, del tutto marginale.
Apparentemente il peso maggiore di questa vicenda appare
gravare sul PD che si trova nella situazione di reggere il governo assieme ad
un pregiudicato condannato in via definitiva.
La questione è, però molto più complessa e necessita di un
punto di approfondimento sul piano dell’analisi politica, da svilupparsi con
grande attenzione.
La questione infatti è questa: PD e PDL hanno dimostrato, in
questi mesi, una comunanza effettiva di una concezione del potere e
dell’affermazione di un ceto politico omogeneo al riguardo delle valutazioni al
riguardo di quei temi della crisi appena richiamati e così complessi da
affrontare.
Un’omogeneità di fatto prontamente richiamata dal Presidente
del Repubblica, che ha chiesto di proseguire sulla strada di quella che, nel
comunicato, è stata definita “coesione nazionale”.
Potrà essere possibile sciogliere questo nodo in nome della
legalità repubblicana affermata, comunque, dalla sentenza pronunciata oggi
dalla Corte di Cassazione?
Non esiste, come ha sostenuto Epifani nella prima
dichiarazione del dopo sentenza, che il tema del governo resti separato da
quello delle conseguenze pratiche della sentenza.
Una situazione, insieme drammatica e paradossale, che è bene
ricordare viene da lontano: dal tema del “conflitto d’interesse” in avanti, in
questi 20 anni di storia della Repubblica contrassegnati da corruzione,
prevaricazione, sfascio delle istituzioni fino al punto che ci troviamo
sull’orlo di profonde modificazioni costituzionali rivolte a una contrazione,
in senso autoritario, dei margini di democrazia previsti dalla Costituzione.
Sia chiaro che questo discorso che riguarda il tema
dell’omologazione culturale e politica tra PD e PDL riguarda anche chi, come
nel caso di Sel, si è acconciato a un’alleanza con il PD per meri scopi di
opportunismo politico e adesso si trova in forte difficoltà, sviluppando in
parlamento un’opposizione di facciata rivolta soprattutto ai temi “non
fondamentali” dell’agenda politica evitando accuratamente di intervenire sulle
questioni fondamentali di carattere economico che il governo sta affrontando
nell’ottica liberista della subalternità ai “poteri forti” dell’Europa del
“deficit democratico”.
Tutto questo, a sinistra, cosa può e deve significare?
Naturalmente è necessario un dato di cautela, in questo
momento, al riguardo delle previsioni relative alla dinamica politica, anche se
si può dire, con buona cognizione di causa, che l’esperienza del governo delle
“larghe intese” andrà avanti.
Il tema che si pone, allora, è quello che già era stato
posto da diverso tempo: anche la sentenza della Corte di Cassazione rafforza
l’idea dell’esistenza di un solo campo, quello legato all’opzione di governo e
che comprende anche quelle forze che in questo momento si collocano
all’opposizione parlamentare.
E’ necessario, urgente, indifferibile, costruire il “campo
dell’opposizione” : lo reclamano non soltanto le sacrosante ragioni
dell’anticapitalismo “di classe” (ragioni rese, se mai fosse ancora possibile,
più pregnanti dalla gestione della crisi da parte del potere dominante), ma
anche quelle della democrazia parlamentare (senza aver alcuna paura di raccogliere
le bandiere della borghesia gettate nel fango) e dell’intreccio tra opposizione
politica e opposizione sociale.
Un “campo dell’opposizione” che è chiamato a elaborare un
progetto complessivo, sia sul terreno della struttura politica e dell’organizzazione
e dell’identificazione di un nucleo “forte” di priorità sui temi dei diritti,
dell’economia, del lavoro, della società per rendersi in prospettiva
competitivo anche sul terreno, che rimane fondamentale, della presenza nelle
istituzioni.
Verificheremo le conferme che si saranno portate dal dopo –
sentenza, ma pare che – dal nostro punto di vista – si allarghino spazi e
prospettive per l’opposizione anticapitalista, comunista, dell’opposizione per
l’alternativa: non dobbiamo assuefarci a questo stato di cose, serve una
mobilitazione immediata.

3 commenti:
A me che sono un anticapitalista convinto sembra però che certi nodi non si possano eludere, trovo che una realistica strategia politica debba affrontare i nodi che la storia ci pone nella sua attualità.
Che possibilità ci sono oggi di suscitare un movimento sulla base della parola d'ordine, sia pur sacrosanta, dell'anticapitalismo se non siamo in grado di dare una risposta alla crisi di questa unione europea ?
Perché invece non cominciare una decisa campagna contro le politiche economiche basate sull'Euro ?
Siamo o non siamo d'accordo che l'Euro è il grimaldello usato dalle oligarchie europee per sottomettere le classi lavoratrici con la complicità dei partiti 'progressisti' e dei sindacati asserviti ?
E come mai non capiamo che distruggere l'arma principale dell'avversario è il primo passo per sconfiggerlo ?
Le sentenze non si commentano: ma i giudici chi sono? Solo il Padre Eterno puo' giudicare.
E noi veniamo giudicati da persone che poi risultano essere dei massoni. VERGOGNA!
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