DALLA RELAZIONE DI FELICE BESOSTRI UNA CHIARA INDICAZIONE: “LA
STRETTA AUTORITARIA UN’ESIGENZA DEL CAPITALISMO FINANZIARIO”.
DAL DIBATTITO UNA RIFLESSIONE: “ DA DOVE PUO’ RIPARTIRE LA
SINISTRA ALTERNATIVA”,
INTRODUZIONE DI FRANCO ASTENGO, INTERVENTI DI MIMMO FILIPPI,
FEDERICO GOZZI, VINCENZO FACCIOLO, GIOVANNI BURZIO
Un dibattito intenso e particolarmente impegnato quello
sviluppatosi oggi pomeriggio, 31 Maggio, nella sala dell’Hotel Riviera di
Savona.
Ross@ Savona ha organizzato, infatti, un confronto di
approfondimento sui recenti risultati elettorali.
E’ intervenuto il sen. FELICE BESOSTRI, uno dei più
importanti analisti dei sistemi elettorali e assoluto protagonista del ricorso
di cui è stato relatore in Corte Costituzionale, ricorso che ha provocato la
dichiarazione d’illegittimità del “Porcellum”.
Nella sua introduzione FRANCO ASTENGO, oltre a presentare i
dati elettorali in cifra assoluta al fine di consentire una disamina molto più
puntale al riguardo degli scostamenti avvenuti che non di quella possibile
sulla base delle sole percentuali, ha posto una questione politica di fondo: “
Emerge, in questa dimensione un punto di contrasto fondamentale al riguardo
delle “fratture” sulle quali si colloca in prevalenza l’elettorato dal punto di
vista del rapporto tra la propria situazione sociale e le scelte politiche. Si
è passati, infatti, dalle fratture “classiche”, legate alle grandi
contraddizioni sociali e territoriali, a quelle “vecchio/nuovo”, “giovane/anziano”
in una logica di contrasto generazionale. Ha assunto inoltre un’importanza
ancora maggiore se possibile, rispetto a qualche anno fa, il tipo di esposizione
mediatica dei leader. Il fenomeno della personalizzazione della politica,
infatti, si è ulteriormente inasprito. Su questi elementi si basa l’asserzione
riguardante la sparizione della dialettica destra/sinistra e la base fondativa
del contrasto di fondo che si rileva tra società e politica: quel distacco che
viene lamentato dagli analisti come causa complessiva della forte crisi dell’agire
politico che stiamo vivendo ormai da molti anni. Come si può pensare allora di
risolvere questo tipo di formidabile contraddizione in presenza del successo
elettorale ottenuto in quest’occasione dal PD. E’ questo il punto di profonda
preoccupazione che deve essere espressa con grande forza al riguardo del tema
delle riforme costituzionali e istituzionali. Insomma, sarà attraverso la
stretta autoritaria e la riduzione del rapporto tra politica e società agito in
funzione del taglio della domanda sociale che si cercherà di risolvere,
naturalmente a favore dei ceti dominanti, questa contraddizione particolarmente
acuitasi nel corso degli ultimi anni”. A questo elemento è necessario opporsi
con grande determinazione cercando di far comprendere anche ai soggetti della
sinistra come, in questa fase, sia ormai sparita ogni qualsiasi prospettiva di
centrosinistra e, di conseguenza e per di più, di una cosiddetta “sinistra di
governo”.
SINTESI DELLA RELAZIONE DI FELICE BESOSTRI
La prima questione da sollevare, sviluppando l’analisi die
risultati elettorali dello scorso 25 Maggio, è quella della mancanza d’informazione
al riguardo dei dati; si è fatta propaganda in luogo d’informazione. Non si è
consentita, ad esempio, una valutazione effettiva del 40% ottenuto dal PD.
Nessuno infatti ha esposto i dati in cifra assoluta che pure hanno fatto
registrare un aumento per i democratici tra il 2013 e il 2014.
L’esame dei dati a livello europeo ci indica un aumento dei
partiti eurofobici, euroscettici, populisti e nazionalista schierati a destra.
Su questo punto è stata sollevata la questione dell’emergere
di una difficoltà nella formazione dei gruppi a livello di parlamento europeo,
cosa che renderà problematico il funzionamento stesso dell’istituzione.
Nel frattempo i tribunali di Venezia e Cagliari hanno
rinviato alla Corte Costituzionale anche la legge italiana per le elezioni
europee: il tema è quello della soglia di sbarramento, già considerata
negativamente dalla Corte Costituzionale tedesca. Soglia di sbarramento,
introdotta con le elezioni del 2009, per impedire una fantomatica “
frammentazione”.
Da rilevare come, sotto quest’aspetto, sia mutata la natura
del Parlamento Europeo che oggi rappresenta direttamente i cittadini europei in
un quadro che non è cambiato, però, dal punto di vista della governabilità che
continua a non dover essere scaturita da quel tipo di Consesso.
Dal punto di vista dei rapporti di forza sul piano
continentale le elezioni del 25 Maggio hanno fornito l’indicazione di una
significativa perdita del PPE (-23 seggi) mentre è apparsa più contenuta la
flessione del PSE unito ai democratici (il PD italiano), diminuiti i Verdi, i
Liberali e i conservatori, in crescita (dal 35 a 42) la Sinistra Europea e
aumento netto di populisti e nazionalisti.
Un esito tale da far affermare come si sia verificato uno
spostamento dell’asse politico del Parlamento Europeo verso destra.
Questo tipo di situazione non pare ancora essere avvertita a
sufficienza dai due gruppi maggiori che stanno procedendo alla spartizione
delle cariche con metodi derivanti dall’antico stampo della suddivisione
partitica e della distribuzione d’incentivi selettivi.
L’esito delle elezioni europee presenta anche all’interno del “caso italiano” forti
problematiche riguardanti lo sviluppo della democrazia.
La situazione italiana, dal punto di vista democratico,
appare assolutamente insopportabile.
Si sta perseguendo un solo obiettivo quello del
rafforzamento dell’esecutivo e della governabilità.
Si creano così maggioranze artificiali e si punto a un
sistema di carattere presidenziale.
Una stretta autoritaria che pare proprio rappresentare un’esigenza del
grande capitale finanziario.
Il problema della
democrazia è strettamente connesso con quello delle politiche economiche: è
necessario far capire a chi non arriva ala fine del mese, ai disoccupati, ai
pensionati al minimo, agli esodati che il tema della democrazia, della
rappresentanza politica connesso a quello della democraticità della legge
elettorale, al ruolo del Parlamento e dell’Esecutivo, all’agibilità dei
meccanismi democratici e della partecipazione popolare.
L’obiettivo del capitalismo non è soltanto quello del “meno
Stato” com’era nel credo neo-liberista, ma addirittura sulla ricerca della
totale assenza dello Stato, che proprio non ci deve essere: sta venendo meno il
luogo dove è nata la democrazia.
In Italia sembra ormai saltato il principio della divisione
dei poteri, con il collegamento diretto tra l’esecutivo e la maggioranza.
Sentiamo spesso la frase: “è necessario che alla domenica
sera delle elezioni si sappia chi ha vinto e chi governerà”-.
In realtà questi vorrebbero essere messi in condizione di
aver le elezioni vinte fin dal giorno precedente a quello della chiamata alle
urne.
La difesa della democrazia diventa quindi la questione più
importante ed è necessario suscitare il più vasto interesse possibile a livello
dei ceti popolari sui temi delle riforme istituzionali e di quella elettorale.
La questione della rappresentanza deve essere portata avanti
come fondamentale per una sinistra che non deve neppure avere il tabù di una
soglia di sbarramento al 5% perché è necessario sia ricostruita in un’ ottica
non minoritaria, che non significa naturalmente che debba essere succube a un’idea
subalterna della governabilità.
Nel corso del dibattito gli interventi di MIMMO FILIPPI E
FEDERICO GOZZI si sono rivolti verso i temi di carattere tecnico al riguardo
della legge elettorale, rilevando come il meccanismo si riveli, in presenza di
una così alta astensione, un meccanismo fasullo e ingiusto e alla ricerca dei
profili di incostituzionalità del cosiddetto “Italicum”.
VINCENZO FACCIOLO, GIOVANNI BURZIO, hanno
affrontato invece le questioni della rappresentanza politica e della
ricostruzione della sinistra d’alternativa.
Mentre FACCIOLO ha riproposto un’identità politica fondata
prevalentemente sulla contraddizione di classe e GIOVANNI BURZIO, dopo aver
sviluppato un’analisi comparativa con il periodo di egemonia della DC, ha
sottolineato con forza l’esigenza unitaria a sinistra.
Siamo di fronte, infatti, a una mancata espressione di
maturità politico/elettorale: un elettorato ridotto a indistinta opinione
pubblica della quale sondare gli umori regolando, poi in quel senso le relative
politiche pubbliche .Un modello che può essere qualificato in altra maniera se
non come populista. Un modello politico interpretato molto bene da Renzi proprio
sul modello dell’“uomo solo al comando”.
In conclusione FRANCO ASTENGO, sottolineato che si è votato
per la prima volta al di fuori della dicotomia classica destra/sinistra. Questo
dato presenta elementi di fortissima preoccupazione perché contraddice l’esistenza
delle fratture sociali operanti nella realtà e nella sostanza, mistifica la
realtà del voto.
E’ questo il punto di ricerca da portare avanti, attraverso
l’elaborazione di categorie nuove contrapponendosi a quelle dell’avversario
sulla base di quel concetto di rappresentanza politica che i poteri dominanti intendono cancellare e al
riguardo del quale la sinistra non deve assolutamente abdicare, dopo i colpevoli cedimenti già avvenuti negli anni
scorsi.
6 commenti:
Una precisazione rispetto alla relazione di Felice Besostri relativa a questo passaggio:" in crescita (dal 35 a 42) la Sinistra Europea". Credo che il dato sia inesatto, Io ho letto 51, comprensivi dei 5 spagnoli di Podemos. Si può verificare.
ho letto pocanzi l'intervista di cremaschi sull'esito elettorale della lista tsipras, mi sbaglieò ma la interpreto come un inizio della fine dell'esperienza di ross@; che abbia prevalso troppo pessimismo dell'intelligenza nel constatare il 40% al pd?
Se si da un'occhiata alla composizione del Parlamento Europeo pubblicata su questo sito e tratta da Euronews i componenti del GUE sono 42. Podemos è inserirta mei non iscritti e considerata la natura della lista è probabile che finirà così. Franco Astengo
Non vorrei sbagliare e ricordare male, ma mi pare proprio che in una recente dichiarazione apparsa su facebook il loro leader abbia dichiarato che i loro cinque deputati aderiranno alla GUE. Il numero di 51 l'ho tratto da dichiarazioni probabilmente di Rifondazione. Comunque, staremo a vedere.
Parlo per me, non certo a nome della redazione del blog, evidentemente. Io non ho tratto dall'intervista di Cremaschi quell'impressione, tutt'altro: vi ho scorto una valutazione realistica, che, certo, cozza con chi ha visto in ROSS@ un movimento estremista e a vocazione minoritaria. Forse Cremaschi sopravaluta il 40% di Renzi, non perché non sia pericoloso e non prefiguri di per sé un regime, ma perché le scelte di voto risultano sempre più "volatili" ed emotive. Nel giro di un anno o poco più le cose si decanteranno. Certamente, le forze antagoniste debbono mobilitarsi (rincorrere, incalzare) per impedire che la situazione di crescente "pigliatutto" di Renzi si consolidi, soprattutto sul terreno di un più stringente controllo dei media e di una stretta autoritaria nell'ordine pubblico.
A proposito di minoritarismo , che è tipico di chi si esalta o si spaventa per un quorum superato dello 0,3%, rimando alla lettura di un testo: pubblicato da questo blog mercoledì 4 dicembre 2013
ASSEMBLEA NAZIONALE DI ROSS@, 14 DICEMBRE 2013: DOCUMENTO ELABORATO DA PATRIZIA TURCHI E FRANCO ASTENGO . Non per il valore dei contenuti, beninteso, ma per l'indicazione politica di fondo che rimane interamente valida, almeno a mio giudizio. Franco Astengo
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