Si è molto discusso nei giorni scorsi, in seguito ai fatti d'Ucraina, del ripresentarsi aulla scena mondiale di un "bipolarismo" tra le due superpotenze imperiali, Russia e USA con un forte richiama da parte di quest'ultima all'Europa in chiave neo-atlantica. Sull'altro versante, quello per così dire "orientale" l'accordo che si annuncia anche attraverso questo articolo conferma come la situazione mondiale sia in piena evoluzione. In questo quadro muta radicalmente anche lo stesso quadro di riferimento per quel che concerne l'Europa e fa ritornare in primissimo piano, il tema della pace per la sinistra che deve prendere atto del presentarsi di questa logica dei blocchi che sposta assolutamente gli assi di riferimento fin qui seguito per affrontare il fenomeno della globalizzazione. Torna la geopolitica , il peso delle logiche di potere economico a dimensione planetaria, il quadro delle alleanze militari: elementi da riprendere sul terreno di una analisi delle dinamiche internazionali che sarà necessario aggiornare con urgenza.
I presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin sono a Shangai per un
summit di due giorni sulla sicurezza asiatica.
Intanto, hanno annunciato la firma di una trentina di accordi, grazie a cui gli scambi commerciali tra i due Paesi sono destinati a toccare i 100 miliardi di dollari entro il 2015 (nel 2013 hanno raggiunto 88,8 miliardi).
Una visita importante quella di Putin, la prima visita di Stato da quando Xi è diventato presidente.
«Le relazioni con la Cina non sono mai state migliori», aveva dichiarato prima di partire per Shanghai. «Siamo a un passo per chiudere l'accordo per una fornitura trentennale di gas con la Cina», ha fatto sapere Gazprom. Evidentemente, nel piano della crisi ucraina, la Russia sta già pensando a un compratore diverso dall'Europa.
FORTI E SOLI. E se Putin è stato isolato da Unione europea e Stati Uniti a causa della Crimea, Xi rischia di esserlo in merito alle dispute territoriali con Vietnam, Filippine e Giappone sulle acque contese del Mar cinese meridionale. I due Paesi hanno anche in comune il diritto di veto al Consiglio di sicurezza della Nazioni unite e un'alleanza strategica stipulata nel 1991, dopo il collasso dell'Urss, proprio per contrastare l'influenza americana in Asia.
Ma queste sono facili speculazioni. E, rassicura il vice ministro degli esteri Cheng Guoping, niente cambierà la posizione cinese sulla crisi ucraina. »I problemi che stanno affrontando in Ucraina dovrebbero essere risolti dal popolo ucraino», ha confermato in conferenza stampa.
IL PCC PREDICA PRUDENZA. Il Global Times, di fatto la voce del Pcc, in un editoriale nega che l'avere relazioni più strette con la Russia sia in qualche modo dovuto al confronto con l'Occidente. Anche se comunque scrive: «Relazioni più strette non sono in nessun modo dirette a una terza parte, ma giocano un ruolo importante nell'aiuto reciproco sulla salvaguardia degli spazi strategici da influenze esterne». Un editoriale che dice e non dice in attesa dell'accordo trentennale sul gas tra Gazprom e China National Petroleum. Manca ancora l'intesa sul prezzo, ma a marzo dell'anno scorso si parlava di 38 miliardi di metri cubi all'anno a partire dal 2018 per 30 anni, con l'opzione di aumentare a 60.
Intanto, hanno annunciato la firma di una trentina di accordi, grazie a cui gli scambi commerciali tra i due Paesi sono destinati a toccare i 100 miliardi di dollari entro il 2015 (nel 2013 hanno raggiunto 88,8 miliardi).
Una visita importante quella di Putin, la prima visita di Stato da quando Xi è diventato presidente.
«Le relazioni con la Cina non sono mai state migliori», aveva dichiarato prima di partire per Shanghai. «Siamo a un passo per chiudere l'accordo per una fornitura trentennale di gas con la Cina», ha fatto sapere Gazprom. Evidentemente, nel piano della crisi ucraina, la Russia sta già pensando a un compratore diverso dall'Europa.
FORTI E SOLI. E se Putin è stato isolato da Unione europea e Stati Uniti a causa della Crimea, Xi rischia di esserlo in merito alle dispute territoriali con Vietnam, Filippine e Giappone sulle acque contese del Mar cinese meridionale. I due Paesi hanno anche in comune il diritto di veto al Consiglio di sicurezza della Nazioni unite e un'alleanza strategica stipulata nel 1991, dopo il collasso dell'Urss, proprio per contrastare l'influenza americana in Asia.
Ma queste sono facili speculazioni. E, rassicura il vice ministro degli esteri Cheng Guoping, niente cambierà la posizione cinese sulla crisi ucraina. »I problemi che stanno affrontando in Ucraina dovrebbero essere risolti dal popolo ucraino», ha confermato in conferenza stampa.
IL PCC PREDICA PRUDENZA. Il Global Times, di fatto la voce del Pcc, in un editoriale nega che l'avere relazioni più strette con la Russia sia in qualche modo dovuto al confronto con l'Occidente. Anche se comunque scrive: «Relazioni più strette non sono in nessun modo dirette a una terza parte, ma giocano un ruolo importante nell'aiuto reciproco sulla salvaguardia degli spazi strategici da influenze esterne». Un editoriale che dice e non dice in attesa dell'accordo trentennale sul gas tra Gazprom e China National Petroleum. Manca ancora l'intesa sul prezzo, ma a marzo dell'anno scorso si parlava di 38 miliardi di metri cubi all'anno a partire dal 2018 per 30 anni, con l'opzione di aumentare a 60.
L'accordo sul gas? Raggiunto a Sochi
«Le aziende dei due Paesi si scambiano opinioni sulla questione dei
prezzi», ha detto Cheng Guoping, vice ministro degli Esteri cinese. «Ci
impegneremo affinché le aziende firmino l’accordo di cooperazione sul
gas naturale e testimoniato da entrambi i capi di stato, mentre Putin è
in Cina».
Cheng ha aggiunto che Xi e Putin avrebbero raggiunto un accordo in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi a febbraio scorso. E i due colossi dell'energia avrebbero già trovato un compromesso su molti punti. Secondo il vice ministro dell'energia russo, Anatoly Yanovsky, l'accordo è «pronto al 98%». La fornitura dovrebbe iniziare entro la fine del 2018. E, se sono vere le voci riportate dal quotidiano economico Vedomosti, il prezzo dovrebbe aggirarsi tra 360 e i 400 dollari ogni 1.000 metri cubi. Il gas verrebbe fornito attraverso due gasdotti che entrerebbero a Nord-Est e a Nord-Ovest della Cina.
VERSO UN'ALLEANZA MILITARE? La Russia cerca così di diversificare le esportazioni. Oggi Gazprom ricava l'80% delle sue entrate esclusivamente dal mercato europeo. La Cina, dal canto suo, fa affidamento sulle importazioni per quasi un terzo del suo fabbisogno. Solo lo scorso anno ha importato 53 miliardi di metri cubi di gas naturale, secondo la China National Petroleum Corporation. Per diversi esperti un accordo sul gas significherebbe di fatto un'alleanza tra i due Paesi. In cambio Mosca potrebbe diminuire le restrizioni per gli investimenti cinesi in Russia e sulle esportazioni di tecnologia militare. Certo i tempi per un'alleanza vera e propria non sono ancora maturi. Ci vorranno anni prima che il peso economico della Cina in Russia possa spodestare quello europeo. Ma se e quando accadrà, le due potenze euroasiatiche saranno sicuramente meno vulnerabili alle pressioni occidentali.
Cheng ha aggiunto che Xi e Putin avrebbero raggiunto un accordo in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi a febbraio scorso. E i due colossi dell'energia avrebbero già trovato un compromesso su molti punti. Secondo il vice ministro dell'energia russo, Anatoly Yanovsky, l'accordo è «pronto al 98%». La fornitura dovrebbe iniziare entro la fine del 2018. E, se sono vere le voci riportate dal quotidiano economico Vedomosti, il prezzo dovrebbe aggirarsi tra 360 e i 400 dollari ogni 1.000 metri cubi. Il gas verrebbe fornito attraverso due gasdotti che entrerebbero a Nord-Est e a Nord-Ovest della Cina.
VERSO UN'ALLEANZA MILITARE? La Russia cerca così di diversificare le esportazioni. Oggi Gazprom ricava l'80% delle sue entrate esclusivamente dal mercato europeo. La Cina, dal canto suo, fa affidamento sulle importazioni per quasi un terzo del suo fabbisogno. Solo lo scorso anno ha importato 53 miliardi di metri cubi di gas naturale, secondo la China National Petroleum Corporation. Per diversi esperti un accordo sul gas significherebbe di fatto un'alleanza tra i due Paesi. In cambio Mosca potrebbe diminuire le restrizioni per gli investimenti cinesi in Russia e sulle esportazioni di tecnologia militare. Certo i tempi per un'alleanza vera e propria non sono ancora maturi. Ci vorranno anni prima che il peso economico della Cina in Russia possa spodestare quello europeo. Ma se e quando accadrà, le due potenze euroasiatiche saranno sicuramente meno vulnerabili alle pressioni occidentali.


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