Una terribile minaccia incombe sull’Europa,
più devastante ancora delle politiche di austerità che hanno già messo
in ginocchio il Continente: è il Ttip, il Trattato transatlantico per il
commercio e gli investimenti, oggetto di trattative segrete tra Stati
Uniti e Commissione Europea. Ribattezzato non a caso la “Nato del
commercio”, l’accordo, che dovrebbe chiudersi entro il 2014, mira alla
creazione della zona di libero commercio più grande del pianeta,
ridisegnando gli scambi tra le due principali potenze commerciali a
beneficio esclusivo delle grandi imprese. Un accordo nel segno della
deregolamentazione, finalizzato, come emerge dal Rapporto 2014 di
Euromemorandum (il rapporto annuale dall’EuroMemo Group, un network di
economisti europei per una politica economica alternativa, consultabile
su Sbilanciamoci.info), a «smantellare e/o armonizzare» le differenti
normative Usa e Ue «in settori quali l'agricoltura, la sicurezza
alimentare, gli standard tecnici dei prodotti, i servizi finanziari, la
protezione dei diritti di proprietà intellettuale e gli appalti
pubblici», senza alcun riguardo per la salute pubblica, i diritti del
lavoro e la tutela dei consumatori. Oltre che a segnare la definitiva
capitolazione della politica, potendo le imprese, grazie alla clausola
di protezione degli investimenti, rivolgersi a un tribunale arbitrale
(probabilmente presso la Banca Mondiale) al fine di ottenere un
risarcimento per ogni cambiamento legislativo di uno Stato destinato a
comportare una diminuzione dei loro profitti.
Obbligato il richiamo all’Ami (o Mai), l’Accordo Multilaterale sugli
Investimenti che, negli anni ’90, si proponeva, per la prima volta nella
storia, di regolamentare l'intera economia mondiale: bloccato, nel
1998, a causa delle contraddizioni interne all'Ocse (dove, nel 1995, nel
più assoluto segreto, avevano preso avvio le consultazioni) e delle
pressioni esterne di associazioni, campagne, organizzazioni non
governative, l’Ami era stato espressamente ideato per aiutare gli
investitori a muovere più liberamente i loro capitali, garantendo alle
imprese un accesso illimitato a tutti i mezzi di produzione e a tutta la
forza lavoro di un qualsiasi territorio del pianeta, con pari
opportunità di investimenti per aziende estere e nazionali. Un accordo a
cui i centri del potere economico non sono mai stati disposti a
rinunciare, puntando a rilanciarlo in sede Wto (Organizzazione Mondiale
del Commercio) o, per l’appunto, in un trattato bilaterale Usa-Ue. Da
qui la necessità, proprio come avvenne contro l’Ami, di attivare al più
presto una forte mobilitazione politica e sociale, che, per quanto
riguarda l’Italia, ha mosso i primi passi con l’Assemblea Costitutiva
della campagna contro il Trattato di liberalizzazione degli scambi e
degli investimenti tra Europa e Stati Uniti (a cui partecipano realtà
come Comune-Info, Fairwatch, Scup, Sbilanciamoci.info, Attac Italia,
Altramente, Associazione Botteghe del Mondo, Fondazione Banca Etica).
Quella contro il Ttip non è, peraltro, l’unica lotta che la
popolazione europea è chiamata a combattere: se vent'anni di
integrazione nel segno delle politiche neoliberiste e del potere della
finanza hanno condotto il Continente in un vicolo cieco, l’obiettivo non
può che essere quello di un radicale cambio di rotta rispetto a quelle
politiche di austerità, che, come scrive il giurista Luigi Ferraioli
nell’inserto della campagna Sbilanciamoci! pubblicato su il manifesto
del 31 gennaio con il titolo “Vicolo cieco a Bruxelles” (http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Vicolo-cieco-a-Bruxelles-22069),
«non soltanto si sono rivelate fallimentari sul piano economico e
disastrose sul piano sociale», ma «stanno distruggendo, in tutti i Paesi
che ne sono stati colpiti, il senso comune di appartenenza all'Unione,
avvertita sempre più apertamente da masse crescenti come una potenza
estranea ed ostile». Sono questi, prosegue Ferraioli, «il danno e il
prezzo più gravi che stiamo pagando per queste politiche irresponsabili:
lo sviluppo di un anti-europeismo di massa, rabbioso e rancoroso, che è
stato immediatamente intercettato, non solo in Italia ma in gran parte
dei Paesi europei, dai tanti demagoghi in circolazione».
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