Come Verona Ross@ riteniamo che il futuro soggetto politico, quale naturale
esito dell’elaborazione di questi mesi, debba fondarsi, in primo luogo, sulla
ripresa della centralità del conflitto capitale – lavoro. In una fase nella
quale la pressione del capitale finanziario sulla politica erode ogni spazio di
manovra degli stati nazionali, sussume le complici élite dirigenti e distrugge,
azzerando la spesa sociale, le condizioni di vita e di lavoro dei ceti meno
abbienti, è urgente riportare al centro dell’azione politica e sindacale una
logica di contrapposizione frontale e radicale che risponda in modo adeguato
alle politiche neoliberiste e vessatorie della Troika e dei governi che la
rappresentano.
La contrapposizione di classe dovrà essere declinata su vari piani: quello dell’agone politico, quello dell’azione sindacale e, non ultimo, quello della comunicazione e della rappresentazione reale dell’esistente. Quest’ultimo punto, in particolare, ci sembra decisivo, in quanto, nell’attuale società mediatica, il conflitto reale vive e si afferma anche e soprattutto mediante la sua auto – rappresentazione simbolica. Negli ultimi anni, infatti, si è dispiegata un’immane energia per ammantare le spregiudicate operazioni di smantellamento del welfare con l’idea della sua presunta insostenibilità finanziaria. L’ideologia neoliberista, supportata dai media più diffusi, è giunta persino a giustificare i tagli allo stato sociale, millantando scenari futuri di crescita indefinita e di nuove opportunità per le giovani generazioni, altrimenti danneggiate dalla pressione dei costi sociali delle generazioni precedenti. Inevitabile il corollario di questa falsa coscienza: il senso di colpa per il debito pubblico; la rottura del patto generazionale; il senso di ineluttabilità dei tagli.
In realtà, come ormai dimostrato, la crescita economica mondiale degli ultimi decenni ha segnato un approfondimento del solco che separa le classi sociali, favorendo esponenzialmente l’accumulo di capitale nelle mani di pochi e dimostrando l’impossibilità concreta di una politica riformistica di redistribuzione all’interno dell’attuale paradigma liberista, appoggiato peraltro dalle stesse socialdemocrazie europee. Tale paradigma, come afferma candidamente persino l’OCSE, nei prossimi anni farà crescere di nuovo il PIL, ma senza una corrispettiva crescita di posti di lavoro. Esemplare il caso degli USA che, pur raggiungendo un incremento del PIL 2014 al 2,9%, non riescono a ridistribuire occupazione. Per dirla con Luciano Gallino, la “mistica” di tale modello di sviluppo va decostruita, in quanto assolutamente insostenibile. Si devono rovesciare indicatori, parametri e principi che stanno alla base della crescita. Devono trovare spazio fattori come quelli del lavoro, della giustizia e dell’inclusione sociale, della solidarietà generazionale e del rispetto dell’ambiente.
In tale contesto crediamo che Ross@ debba assumere una dimensione politica radicalmente innovativa, fondata su una ridefinizione degli orizzonti programmatici che oppongano una reale new theory al monolitismo delle attuali relazioni economico – sociali, ormai assurte a paradigma planetario. In quest’ottica, appare quantomeno inopportuno parlare di alleanze possibili con partiti organici ai succitati modelli neoliberisti. Meglio, secondo noi, puntare su una rete di soggetti federati tra loro che dimostrino un approccio realmente anticapitalista e alternativo all’imperante modello di sviluppo. Tutto ciò deve tradursi nell’elaborazione di un paradigma forte che serva da discrimine per ogni futura collaborazione politica, al fine di non ripetere errori del passato, spesso dovuti a semplici operazioni di facciata o ad alchimie puramente elettoralistiche.
Infine, riteniamo che il nuovo soggetto politico, pur nella condivisione di una comune piattaforma, sia da strutturare in modo reticolare, in quanto coerente con la complessità delle realtà territoriali e dei movimenti di base e più consono all’autonoma azione locale. Tale struttura ci sembra anche un utile antidoto contro forme di cooptazione dall’alto, derive leaderistiche o burocratiche.
Nell’auspicio che l’8 giugno dia il via ad una sessione costituente e, conseguentemente, al decollo di un progetto di sinistra radicale anche in Italia, crediamo che questo incontro debba essere l’inizio di una serie sistematica di confronti che coinvolgano le diverse realtà territoriali, al fine di costruire e implementare un progetto democraticamente condiviso.
La contrapposizione di classe dovrà essere declinata su vari piani: quello dell’agone politico, quello dell’azione sindacale e, non ultimo, quello della comunicazione e della rappresentazione reale dell’esistente. Quest’ultimo punto, in particolare, ci sembra decisivo, in quanto, nell’attuale società mediatica, il conflitto reale vive e si afferma anche e soprattutto mediante la sua auto – rappresentazione simbolica. Negli ultimi anni, infatti, si è dispiegata un’immane energia per ammantare le spregiudicate operazioni di smantellamento del welfare con l’idea della sua presunta insostenibilità finanziaria. L’ideologia neoliberista, supportata dai media più diffusi, è giunta persino a giustificare i tagli allo stato sociale, millantando scenari futuri di crescita indefinita e di nuove opportunità per le giovani generazioni, altrimenti danneggiate dalla pressione dei costi sociali delle generazioni precedenti. Inevitabile il corollario di questa falsa coscienza: il senso di colpa per il debito pubblico; la rottura del patto generazionale; il senso di ineluttabilità dei tagli.
In realtà, come ormai dimostrato, la crescita economica mondiale degli ultimi decenni ha segnato un approfondimento del solco che separa le classi sociali, favorendo esponenzialmente l’accumulo di capitale nelle mani di pochi e dimostrando l’impossibilità concreta di una politica riformistica di redistribuzione all’interno dell’attuale paradigma liberista, appoggiato peraltro dalle stesse socialdemocrazie europee. Tale paradigma, come afferma candidamente persino l’OCSE, nei prossimi anni farà crescere di nuovo il PIL, ma senza una corrispettiva crescita di posti di lavoro. Esemplare il caso degli USA che, pur raggiungendo un incremento del PIL 2014 al 2,9%, non riescono a ridistribuire occupazione. Per dirla con Luciano Gallino, la “mistica” di tale modello di sviluppo va decostruita, in quanto assolutamente insostenibile. Si devono rovesciare indicatori, parametri e principi che stanno alla base della crescita. Devono trovare spazio fattori come quelli del lavoro, della giustizia e dell’inclusione sociale, della solidarietà generazionale e del rispetto dell’ambiente.
In tale contesto crediamo che Ross@ debba assumere una dimensione politica radicalmente innovativa, fondata su una ridefinizione degli orizzonti programmatici che oppongano una reale new theory al monolitismo delle attuali relazioni economico – sociali, ormai assurte a paradigma planetario. In quest’ottica, appare quantomeno inopportuno parlare di alleanze possibili con partiti organici ai succitati modelli neoliberisti. Meglio, secondo noi, puntare su una rete di soggetti federati tra loro che dimostrino un approccio realmente anticapitalista e alternativo all’imperante modello di sviluppo. Tutto ciò deve tradursi nell’elaborazione di un paradigma forte che serva da discrimine per ogni futura collaborazione politica, al fine di non ripetere errori del passato, spesso dovuti a semplici operazioni di facciata o ad alchimie puramente elettoralistiche.
Infine, riteniamo che il nuovo soggetto politico, pur nella condivisione di una comune piattaforma, sia da strutturare in modo reticolare, in quanto coerente con la complessità delle realtà territoriali e dei movimenti di base e più consono all’autonoma azione locale. Tale struttura ci sembra anche un utile antidoto contro forme di cooptazione dall’alto, derive leaderistiche o burocratiche.
Nell’auspicio che l’8 giugno dia il via ad una sessione costituente e, conseguentemente, al decollo di un progetto di sinistra radicale anche in Italia, crediamo che questo incontro debba essere l’inizio di una serie sistematica di confronti che coinvolgano le diverse realtà territoriali, al fine di costruire e implementare un progetto democraticamente condiviso.
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