Abbiamo rispolverato, per questo intervento, un vecchio
titolo ritenendolo sempre valido. I fatti di queste ore dimostrano che proprio
l’intreccio tra questione politica e questione morale rappresenti la costante
ineludibile della vita pubblica nel nostro Paese, al di là dei mutamenti nei
sistemi politici e dell’affermarsi dei regimi.
Dallo scandalo delle aree fabbricabili nella Roma appena
conquistata dai bersaglieri di Lamarmora al successivo scandalo della Banca
Romana giù, giù fino agli episodi più recenti non si può che prendere atto di
un “continuum” senza soluzione di continuità.
Gli episodi dell’attualità dimostrano, da un lato, il
riemergere di antichi personaggi già postisi in evidenza all’epoca di
Tangentopoli a dimostrazione di un meccanismo rimasto ben oliato fin da quei
tempi (anzi in precedenza, se ne facciamo risalire le origini a Teardo e a
Biffi Gentili) e, dall’altro, il dato particolarmente grave dell’antimafia che
arresta l’ex-ministro dell’Interno, anche questa volta a dimostrazione del
persistere dei grandi “misteri” legati alle centrali di potere più forti, in
linea con le coperture dei servizi alle stragi, agli episodi di terrorismo mai
chiariti dalle bombe di Savona a Ustica.
Da qualche tempo pareva che l’intreccio politica/corruzione
passasse attraverso l’eccesso di elargizione di benefici ai partiti, da Lusi e
Fiorito ai tanti eccessi rilevati soprattutto nei gruppi consiliari delle
Regioni dove si sono trovati, in prima fila, gli esponenti del partito della
presunta moralizzazione.
Oggi ritroviamo, invece, come si sosteneva all’inizio i
classici elementi di un tempo: le vecchie e care tangenti (ci si è forse
dimenticati che, per quel che riguarda il PD, è ancora pendente un “caso Penati”)
e l’altrettanto vecchie e care infiltrazioni mafiose messe in moto per
riciclare capitali in attività “pulite” al Nord.
Su tutto questo ha sovrastato negli anni un gigantesco “conflitto
d’interesse” che ha inquinato pesantemente e in maniera del tutto trasversale
la società italiana, corrompendola nel profondo, offrendo modelli e stili di
vita ormai accettati dai più, con sullo sfondo l’eccesso di competizione
personale, violenza, sopraffazione che registriamo nella vita di tutti i
giorni: dal lavoro, alla famiglia, fino nello stadio.
E’ difficile trovare la via di un discorso politico che non
appaia semplicemente un richiamo moralistico e, quindi, potrebbe essere il caso
di fermarci a questo punto dimostrando semplicemente di aver registrato
attentamente, ma per l’ennesima volta in un caso di “repetita non juvant”, ciò
che è accaduto.
Due considerazioni di fondo però possono essere svolte:
1) Non
è certo costruendo un regime personali fondati sull’asservimento e la
prostrazione di corifei interessati che si affrontano gli elementi più oscuri e
difficili che rappresentano i veri mali di questo paese. Inoltre la politica
non può limitarsi, come quasi sempre è avvenuto, a delegare la magistratura;
2) Forse,
da qualche parte, è ancora il caso di richiamarsi alla “diversità”, non tanto a
quella di un partito ma all’espressione di un’idea di eguaglianza, di diverso
modo di vivere, di ideali da perseguire per i quali può valer la pena di
vivere. Studio e sacrificio, nella via “etica” alla politica, in una qualche
misura indicata nell’odio gli indifferenti di memoria gramsciana potrebbe
ancora rappresentare un monito e un esempio. Poca cosa? Intanto…
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