martedì 20 maggio 2014

Ma i ruscun tra d’lur a ruso? Ma gli operai tra di loro bisticciano? (un vecchio testo recuperato da GIANNI MARCHETTO)


 


Premessa


  Il titolo (con il mio torinese maccheronico) deriva da una domanda che in maniera ricorrente mi facevano Longo, Surdo e Tino Pace relativa al clima che si respirava nelle officine della Mirafiori. Più oltre spiegherò il perché.
  In questo mio secondo samiz/ost tratterò alla mia maniera i problemi relativi alla “casta”.


La Casta e le Classi


  Ma quale casta? E la società divisa in classi che fine ha fatto? Alla fine della fiera ho dovuto riprendere le fila del discorso a partire dai “fondamentali”. Per negare forse che il problema non esiste? Proprio no! Il problema esiste eccome. Tanto esiste che l’assenza della “lotta di classe” e di una sua lettura (delle odierne classi) ha fatto sì che l’unica cosa che emerge sono le “caste” ovvero la “casta dei politici”.
  Nei Quaderni dal carcere, Gramsci si interrogava sul Risorgimento e sugli Intellettuali nel nostro paese. E opportunamente rifletteva sulla natura della borghesia italiana che era un grande affastellamento di caste che risalivano al Medioevo: dagli artigiani, agli imprenditori, dai notai, agli avvocati, ai giornalisti e via andando fino ai nostri farmacisti, edicolanti, benzinai, taxisti e preti. Caste mai messe in discussione né dalla mancata rivoluzione borghese in Italia per la minoritaria presenza del pensiero liberale, né tantomeno dal fascismo che anzi le incentivò con lo stato corporativo, né dal regime democristiano che le lisciò per oltre un cinquantennio e anzi con l’ingresso dei cattolici nella politica le moltiplicò all’infinito con la presenza della chiesa fino ad arrivare alle Compagnie delle Opere. Non so se ci sono delle letture sulle caste attuali. Sarebbe interessante.
  La “casta dei politici” esiste eccome, però secondo me, è una derivata, è di risulta, per rappresentare al meglio le altre caste. E più è carente la lotta di classe più acquista autonomia la casta dei politici fino alle aberrazioni attuali.
q Quel tanto che arrivo ad affermare che la lotta dei lavoratori assieme a nuclei di borghesi “traditori” (della loro classe ovviamente), assieme ad un nucleo interessante di cattolici democratici, in Italia abbia supplito a ciò che in altri paesi europei hanno fatto le borghesie indigene: un processo di modernizzazione.

 

Un giudizio su Grillo – chi difende la politica e la democrazia


  A parer mio il comico in questione e il suo movimento (frutto del suo blog su Internet! Cosa su cui dovremmo riflettere e imparare) è molto educato e su contenuti popolari se non di sinistra. Tra “il popolo” c’è molto di peggio. Basta avere a mente le occasionali code alla Posta o dal nostro medico e sentire cosa si dice. Non c’è più solo il solito balordo qualunquista che tiene banco con gli altri che acconsentono ma anche costoro partecipano. E non c’è più nessuno che “tenga botta”. Neanche il sottoscritto e sì che le provocazioni (per mia natura) le accolgo sempre tutte.
  Così il mio comportamento è assai simile a quello dei Delegati da me interrogati negli anni in cui facevo la formazione sindacale: “come vi comportate quando alla macchinetta del caffè, o in altro luogo di pausa, vi capita di assistere ad una discussione dove si parla male del sindacato?” e loro: “vado via per non litigare con il balordo di turno che butta merda sul sindacato” (quello più attivo) – “ascolto e sto zitto, cosa vuoi che dica, non ho argomenti per ribattere” (quello meno attivo).

I tagliati fuori


  I primi tagliati fuori sono i “nostri”: l’attuale governo Prodi e il nostro Fausto. Il primo per l’abnorme numero di ministri, sottosegretari e portaborse che fanno parte dell’attuale governo. Ma dove erano? Non si accorgevano allora del marea montante. Ci voleva Grillo per scandalizzarsi poi? E il secondo non aveva l’occasione delle occasioni dovute alla sua elezione a Presidente della Camera dei deputati, per menare fendenti sulla casta, visto poi la posizione più che giusta realizzata con l’ingresso di un solo ministro (Ferrero) nel governo.
 Dal libro di Rizzo e Stella viene fuori che sono poco i casi in cui esponenti della sinistra sono stati presi con le mani nella marmellata. Molto di più invece nelle file della destra. Però non si sfugge ad una constatazione: i “nostri” hanno tenuto il sacco agli altri. Hanno fatto poco o niente rispetto alla mole scandalosa dei privilegi che li accumunavano agli altri. Ed ben ridicolo l’affanno che li ha presi in questi ultimi giorni.
q Ho l’impressione che siamo alle solite: fuori tempo massimo.

C = f A ---- I + P + R


 Nei testi di Psicologia dell’ambiente da me letti (e praticati) si parte dal seguente assunto: il Comportamento è funzione dell’Ambiente. Nel senso che per es. se uno viene assunto in una azienda di crumiri il suo comportamento sarà influenzato dal fatto che in occasione di scioperi gli altri suoi compagni fanno i crumiri, ergo fare il crumiro pure lui.
  Non essendo assimilabile ai cani di Pavlol, se però ha delle Informazioni adeguate il suo Piano di comportamento potrà cambiare e con le stesse informazioni più il suo esempio potrà influenzare l’Ambiente (fatto di uomini e donne) e quindi sperare di influenzare il loro Comportamento: portarli alla lotta.
  Se inoltre hai la possibilità di avere del tempo a disposizione puoi pensare di influenzare ulteriormente i tuoi compagni di lavoro attraverso una opera di “educazione” (R sta per risorse di tempo, di formazione, ecc.).
  Con l’attuale andazzo quale potrà essere il Comportamento elettorale dei nostri elettori? I quali ovviamente sono influenzati dall’attuale Ambiente! E quali Risorse la sinistra sta mettendo a loro disposizione per mutare l’Ambiente e quindi il loro Comportamento?

Ma i ruscun tra d’lur a ruso?


  “Ma i lavoratori tra di loro bisticciano?” Mi chiedevano sempre i compagni Longo, Surdo e Tino Pace – ciò derivava da una antica saggezza operaia che voleva che se tra i lavoratori c’era un dibattito anche aspro non solo al Lunedì per le partite di calcio, ma tutti gli altri giorni sui temi politici e sindacali voleva dire che c’era il clima giusto per la partecipazione e la lotta, se al contrario c’era solo il bisticcio sul calcio….
  Per dire cosa pensavano tre comunisti (torinesi, di quella età, dopo averne passate di tutti i colori) a fronte della marea di sciocchezze che adesso si vanno dicendo sui quadri di allora.
  Non so più quanti sono coloro i quali dal semplice consigliere di Circoscrizione fino all’onorevole e al senatore – dal semplice RSU sino al quadro sindacale di categoria e confederale. Saranno qualche centinaio di migliaia. Domanda: dove sono, cosa fanno, cosa dicono? È vero, non bisogna fare di tutte le erbe un fascio, però occorre dare voce a quelli tra di loro che sono dei “virtuosi”.

Il Movimento dei Liberi e Uguali – la Lega dei Virtuosi


  Nel “mio” Movimento dei Liberi e Uguali (vedi che non nomino mai il socialismo e il comunismo) deve trovare posto la “Lega dei Virtuosi” che altro non è che la figura del “produttore”. Ovviamente da far conoscere per le sue “opere e i suoi progetti altri” (il suo esempio positivo perché possa essere eventualmente imitato).
  Bisogna avere in mente una selezione dei “rappresentanti” orientata allo spirito di servizio e non ai soldi facili, alla carriera e ai privilegi, cosa che ci dà il peggio in termini di selezione del personale: pressappochisti, chiacchieroni, ecc. ma un personale motivato e pagato il “giusto”: nella Camera del Lavoro e nel PCI Torinese il guadagno mensile era parametrato ad un operaio qualificato.


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