E’ possibile già svolgere, a una settimana dal voto, alcune
considerazioni riguardanti il possibile esito politico dell’elezione dei rappresentati
italiani al Parlamento europeo che avrà luogo domenica prossima 25 Maggio:
1)
Non è stato raggiunto l’obiettivo di far
prevalere i temi europei su quelli più specificatamente legati alla situazione
italiana. Ciò nonostante la mistificazione riguardante la presunta “elezione
diretta” del Presidente della Commissione Europea, con tanto di candidati .Elezione
diretta che non c’è: sarebbe lungo spiegare il meccanismo ma la procedura non è
proprio quella dell’elezione diretta. Lo stesso dilemma euro/non euro che pure
si è tentato di sollevare è stato visto
in una chiave assolutamente provinciale .L’esito del voto sarà considerato,
ancora una volta, come quello di un referendum interno, con la differenza
rispetto al passato recente che l’oggetto non sarà: con Berlusconi o contro
Berlusconi. In questo senso il sistema politico italiano, nel suo complesso, si
è in una qualche misura “mosso” dai vecchi schemi;
2)
Il referendum, però, non si svolgerà, come si
poteva pensare fino a qualche giorno fa, attorno al dilemma “Renzi o non Renzi; governo
non governo”. Gli ultimi dati, portati in rilievo anche oggi da autorevoli
analisti, conducono ad un diverso dilemma: astensione versus i tre omologhi
populismi, quello renziano, quello grillino e quello berlusconiano. Il resto
del coro dei partecipanti appare tagliato fuori dal punto vero dello scontro, indipendentemente
dal raggiungimento o meno del quorum. I tre elementi di novità intervenuti nel
corso degli ultimi giorni di campagna elettorale, da un lato la crescita di
toni davvero apocalittici usati sul piano verbale da questi personaggi (si è
arrivati a paragoni con Hitler, Stalin, Pol Pot), le notizie riguardanti il
reale andamento dell’economia a fronte delle mirabolanti promesse avanzate
qualche settimana fa dal governo, l’esplosione di una delle ormai consuete
vicende di corruzione paiono i fattori in grado di formare un combinato disposto tale da sortire l’effetto
dell’ allontanamento di ulteriori masse di elettrici ed elettori dalle urne. In
partenza si prevedeva comunque un calo dei
partecipanti al voto che nel 2009 alle
elezioni europee erano stati il 66% e nel 2013 alle elezioni politiche il 70%.
Adesso alcuni analisti sono giunti al punto di fissare l’asticella al 50%,
giudicando che se si dovesse andare al di sotto il segnale sarebbe davvero
quello di una democrazia gravemente malata. Si confida in un piccolo “traino”
da parte delle elezioni amministrative, ma ci sarò da tener conto sotto quest’aspetto
che non si vota in quasi tutti i grandi
Comuni e le due regioni che vanno al voto, Piemonte e Abruzzo, ci vanno per via
dell’esplosione di scandali legati all’uso privato del denaro pubblico.
La sera del 25 Maggio prossimo verificheremo se queste
analisi hanno centrato la realtà della situazione politica italiana, disegnando
scenari affatto diversi da quelli che le varie parti politiche avevano cercato
di presentare alle elettrici e gli elettori.
E’ in gioco la credibilità di un ceto politico del resto già
abbondantemente screditato: ci sarà una secca conferma di questo fatto? Questo
sembra essere proprio il punto vero dello scontro.
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