Ostaggi Osce, Merkel chiede aiuto a Putin. Barroso: "Comportamento Russia inaccettabile"
GLI OSSERVATORI OSCE SEQUESTRATI - I separatisti filo-russi che occupano l’edificio del comune di Slaviansk hanno avviato negoziati con le autorità di Kiev per la liberazione di sei osservatori europei dell’Osce e un interprete, sequestrati il 25 aprile. Lo ha riferito l’autoproclamato sindaco della città sud-orientale ucraina Viacheslav Ponomariov all’agenzia russa Interfax, spiegando che i sette saranno liberati in cambio della scarcerazione di attivisti filo-russi. "Abbiamo fatto in modo che stiano bene e li trattiamo come amici", ha inoltre assicurato. "Speriamo che ci possa essere uno scambio tra loro e i numerosi attivisti arrestati", ha aggiunto.
MERKEL CHIEDE AIUTO A PUTIN - La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto oggi al presidente russo Vladimir Putin di intervenire per la liberazione degli ispettori dell’Osce, presi in ostaggio dagli insorti -pro-russi in Ucraina. Lo ha riferito una fonte del Cremlino. Nel corso di una conversazione telefonica, la Merkel ha chiesto a Putin "di contribuire alla liberazione degli osservatori militari detenuti nel sud-est dell’Ucraina, sette provenienti da Paesi europei, tra cui la Germania e quattro ucraini". Putin, da parte sua, ha insistito sulla necessità di un ritiro "delle truppe (ucraine) dal sud-est del paese". Putin e la Merkel - sempre secondo quanto riferito dal Cremlino - hanno entrambi insistito sulla necessità di una mediazione Osce in Ucraina.
NATO: RUSSIA ORA E' AVVERSARIO - L’annessione della Crimea da parte della Russia e le azioni destabilizzanti di Mosca nell’est dell’Ucraina hanno costretto la Nato a cominciare a trattare Mosca come un nemico invece che come un partner.
Lo ha detto il vice segretario generale della Nato, Alexander Vershbow, aggiungendo che questo costituisce un punto di svolta dopo decenni di sforzi da parte dell’Alleanza per avvicinare la Russia. Parlando con alcuni giornalisti, Vershbow ha detto che l’Alleanza sta valutando l’adozione di nuove misure mirate a scoraggiare Mosca da qualsiasi aggressione contro i Paesi membri della Nato, come gli Stati sul Baltico che una volta facevano parte dell’Unione sovietica. Tra le possibilità al vaglio della Nato, ha spiegato il numero 2 dopo Anders Forgh Rasmussen, c’è quella di dispiegare numeri più consistenti di forze da combattimento nell’Europa orientale, o in via permanente o a rotazione.
“Chiaramente i russi hanno dichiarato la Nato un avversario, così abbiamo cominciato a vedere la Russia non più come un partner ma più come un avversario che come un partner”, ha detto Alexander Vershbow, in passato ambasciatore Usa presso la Nato e funzionario del Pentagono. Ad aprile scorso la Nato ha sospeso tutte “le pratiche di cooperazione civile e militare” con la Russia, nonostante Mosca abbia mantenuto la propria missione diplomatica presso la Nato, che ha dal 1988.
BARROSO - La situazione in Ucraina “è la più grande minaccia per la sicurezza dell’Europa dalla caduta del muro di Berlino”, si tratta di una “minaccia diretta al diritto internazionale e alla pace internazionale” e il comportamento della Russia è “inaccettabile”. Lo ha detto il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, in un discorso alla Stanford University dal titolo “Global Europe, from the Atlantic to the Pacific”.
“In questi giorni non dobbiamo lesinare alcuno sforzo per affrontare quello che credo sia la grande minaccia per la stabilità e la sicurezza in Europa dalla caduta del Muro di Berlino: la situazione in Ucraina. - afferma Barroso - Gli eventi attuali sono stati scaturiti dalla chiara volontà del popolo ucraino di prendere il futuro nelle proprie mani e avvicinarsi all’Unione europea, attraverso un accordo che avrebbe dato loro una integrazione politica ed economica. Purtroppo invece di accettare le scelte sovrane dell’Ucraina, la Russia ha deciso di interferire, di destabilizzare e occupare una parte della territorio con essa confinante, con un gesto che speravamo fosse sepolto nei libri di storia. Non possiamo accettare né tollerare questo tipo di comportamento. Questo è il motivo per cui siamo stati rapidi nel reagire insieme ai nostri partner del G7 e nel rendere chiaro che queste azioni comportano un costo politico, diplomatico ed economico”.
Noi, dice ancora Barroso, siamo anche pronti “a sostenere l’Ucraina a diventare un Paese democratico, prospero e indipendente. Ma questo non è solo un problema per l’Europa, gli Stati Uniti o il gruppo del G7: dovrebbe riguardare il resto del mondo, in quanto si tratta di una minaccia diretta al diritto internazionale e alla pace internazionale”.
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