In Italia si sta costruendo un vero e proprio regime fondato
sull’idea della personalizzazione e della governabilità intese quali frontiere
definitive dell’azione politica: è il perfezionamento che si sta verificando
proprio in questi giorni del “ventennio del maggioritario”, punto di partenza
vero della degenerazione del sistema, dopo l’implosione dei partiti che avevano
retto la democrazia italiana nel dopoguerra
naturalmente nessuno si sente di
difendere e rimpiangere la macchina del pentapartito dalla quale nacque quel
meccanismo della corruzione che, alla fine, fu la causa decisiva del mutamento
di sistema: né di rimpiangere l’avvio della torsione autoritaria imposta al
sistema dall’avvio dell’applicazione dei dettami della P2 e la sostanziale
acquiescenza e sudditanza del ceto politico alla dimensione “televisiva” dell’aggregazione
del consenso in luogo della partecipazione politica diretta (dimensione “televisiva”
che richiese, in allora e anche in seguito, un vorticoso aumento delle risorse
necessarie per realizzare una qualche possibile visibilità politica).
Oggi quel meccanismo infernale si sta perfezionando e
assume, quasi, le sembianze di una dittatura personale e la stampa è la grande
protagonista della mistificazione che sta consentendo a questa idea autoritaria
di passare e di insediarsi al governo del Paese .
Un fatto del tutto “nazionale”, quello che si sta
verificando, che oscura tra l’altro i temi internazionali e in particolare
quelli europei, che pure meriterebbero di risultare del tutto centrali, ben al
di là della campagna elettorale in corso.
Quest’analisi non deriva semplicemente dal giudizio di
merito sul tipo di riforme costituzionali e istituzionali proposte dal governo
Renzi e in particolare dalla proposta di riforma della legge elettorale
elaborata in combutta con Berlusconi(progetto di riforma che pure da soli
meriterebbero già la valutazione di “tentativo di costruzione di un regime).
Questa valutazione di “tentativo di costruzione di un regime”
non origina neppure dall’adozione di un metodo di governo che sta utilizzando
in maniera molto più serrata che in passato lo strumento dei decreti legge con
il relativo (e inevitabile) ricorso al voto di fiducia (uno strumento assolutamente
degenerativo dei corretti rapporti parlamentari che, comunque, era già stato
ampiamente abusato dai governi precedenti, in primis da quelli di
centrosinistra) e neppure dall’evidente pressapochismo e dall’arroganza
utilizzati dai componenti il “cerchio magico” della direzione del PD e del
governo (tra l’altro con una pericolosissima sovrapposizione tra governo e
partito).
Questa valutazione relativa al “tentativo di costruzione di
un regime” deriva da altri elementi assai pericolosi per la sorte della nostra
democrazia:
1) Il
modello della “rottamazione” senza principi e senza contenuti appare essere
ormai il modello usato per scalare il potere. Non abbiamo paura di parlar male
di Garibaldi: ma l’operazione Landini al congresso della CGIL assomiglia molto all’adozione
di questo tipo di meccanismo ( una operazione preceduta tra l’altro da lunghi
conciliaboli tra il segretario della FIOM e quello del PD, che ricopre anche la
carica di Presidente del Consiglio). Il Sindacato ha naturalmente
responsabilità enormi e decisive
(incancellabili in giudizio storico che deve essere severissimo) nella
sconfitta complessiva che le lavoratrici e i lavoratori hanno subito in questo
Paese dal punto di vista dell’arretramento delle condizioni di vita, della
crescita della disoccupazione, dell’aumento smisurato della precarietà: tutti
elementi che saranno sicuramente aggravati dall’adozione dei provvedimenti che
intende adottare in materia di lavoro il governo Renzi. Ciò non toglie che l’operazione
“seconda lista” al Congresso CGIL abbia, proprio sul piano decisivo del metodo
che in questi casi è anche sostanza, l’impronta dell’idea decisionista dell’allineamento
a un regime che si fonda sull’uomo solo al comando (pericoloso anche quando si
mette la maglietta rossa) e sul dialogo diretto fra quest’uomo ( o questa donna,
beninteso) e la folla. L’avvio di un pericoloso processo di allineamento ad un
metodo che mai come in questa occasione rappresenta un punto di vera e propria
sostanza politica. Per fortuna in CGIL c’è, piccola e nascosta, ma c’è una
terza lista fondata sull’irriducibilità della contraddizione di classe e su di un’idea
ben diversa (forse considerata antica) di democrazia sindacale;
2) L’atteggiamento
della stampa che non solo nasconde la realtà dei provvedimenti che si stanno
cercando di assumere per limitare e stravolgere la democrazia repubblicana,
avendo ormai confinato nei “commenti” qualche parere pallidamente contrario, ma
contribuisce a creare anche l’humus sul quale poggia l’asservimento al potere
di tanti pezzi di ceto politico e anche di economia, di cultura , cui stiamo
assistendo in questa fase. Un asservimento vero e proprio dettato da ragioni di
mantenimento di status e di benefici che s’intreccia mostruosamente con il
livello più basso mai raggiunto, dal punto di vista del rapporto tra società ed
etica, nella storia d’Italia. L’esempio concreto di questa costruzione
artificiale della cultura dominante è quella che il solo contraltare ammesso
rispetto alla situazione in atto è rappresentato da un modello omologo di “uomo
solo al comando” e di esasperata personalizzazione fondata, di nuovo, sul
dialogo diretto tra capo e folla, con una rappresentanza parlamentare ridotta a
gesti eclatanti, in un crescendo da stadio. L’importante è che non ci siano più
distinzioni tra destra e sinistra e che la sola ideologia vincente sia quella
del potere;
3) Esempio
lampante di ciò che si cerca di intendere con “manipolazione” lo abbiamo avuto
oggi leggendo il Corriere della Sera. A pagina 2 e 3 l’IPSOS presenta un’analisi
del sondaggio elettorale dal punto di vista socio-culturale. Accanto alle
percentuali assegnate alle liste: PD 33,9%, M5S 23,9%, Forza Italia 19,4%, NCD
6,1%, Lega 5%, Fratelli d’Italia 4,1%, Lista Tsipras 3,5%, Scelta Europea 3%
sono calcolate le fasce d’età da cui provengono i voti per le singole liste,
dove ci s’informa, quale professione svolgono elettrici ed elettori,
addirittura quante volte questi si recano a messa, ma non ci sono cifre, né accenni
qualsiasi al vero contraltare di questo stato di cose, almeno dal punto di
vista elettorale: l’astensione che, per certe stime raggiunge ormai il 40%.Si
tenga conto a questo proposito che alle elezioni europee del 2009 votarono, in
Italia, il 66% degli aventi diritto e che il trend, proprio nell’occasione
delle elezioni europee è sempre stato in diminuzione rispetto alle politiche:
in questo caso un poco di traino si potrà avere dalle amministrative in
contemporanea, però non più di tanto. No. Nelle rilevazioni di IPSOS l’astensione
che, a questi livelli, viene considerata dalla scienza politica come frutto, in
larga parte, di una scelta consapevole in larga parte critica (e non più com’era
nei modelli di scuola anglosassone dell’immediato dopoguerra come un assenso
silente allo “status quo”): ebbene questo dato eclatante viene cancellato in
una rilevazione così significativa e approfondita anche sul piano dell’indagine
sociologica e pubblicata senza un minimo di accenno integrativo dal più
importate quotidiano nazionale.
Un insieme di questioni quelle che si è cercato di sollevare
fin qui che consente di affermare come si sia di fronte alla costruzione di un
vero e proprio regime: è forte la sottovalutazione da tutte le parti di questo
stato di cose, si corre il rischio di apparire Cassandre più o meno
inascoltate, ma è il caso di insistere.
Occorre urgentemente un’opposizione all’altezza, sia sul
piano politico sia su quello sociale.
1 commento:
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