sabato 27 aprile 2013

IL COMUNISMO COME ALTERNATIVA AL CAPITALISMO: UNA RECENSIONE DI TONI NEGRI di Franco Astengo


Toni Negri
immagine dal sito:
http://it.wikipedia.org/wiki/Toni_Negri
Il filoso francese Alain Badiou ha “riscritto” la “Repubblica” di Platone (Ponte alle Grazie) riproponendo attraverso il suo testo il comunismo come alternativa al capitalismo: Toni Negri ha recensito, con toni molto critici, questo testo sulle colonne del “Manifesto” la cui redazione ha sopratitolato con un significativo “Tempi Passati”; il che per un quotidiano che mantiene la dicitura “comunista” non è male.

Negri conclude la sua recensione con questa frase “ Si capisce, leggendo queste pagine, perché oggi l’opera di Badiou presti talora argomenti nostalgici a coloro che, non sapendo come uscire dalla sconfitta del comunismo reale continuano a sognarsi comunisti, pur rifiutando di ricominciare a lottare”.
La domanda che sorge, quasi spontanea, alla lettura di queste righe è questa: da dove Negri pensa si debba ricominciare a lottare?
Una prima risposta la fornisce, nello stesso numero del “Manifesto” due pagine più avanti, Ugo Mattei sotto il titolo “L’unica via d’uscita è da sotto in su”, proponendo a partire dalla “Costituente dei beni comuni” la creazione di una “democrazia radicale fuori dalle istituzioni”: una sorta di contropotere fattuale, che costruisca una sorta di “resistenza” alla deriva autoritaria in corso, fondata – appunto – sulla riappropriazione dal basso dei cosiddetti “beni comuni”.
Non mi pare un’analisi convincente, così come non mi pare altrettanto convincente la scissione che Negri opera tra l’espressione produttiva delle singolarità che si organizzano nel bene comune e l’immersione nell’ideale.
Senza prefigurazione di un “ideale” di società che si colleghi proprio all’espressione produttiva dei singoli, non sarà mai possibile organizzare quella trasformazione dello “stato delle cose presenti” di cui scriveva Marx.
L’idea del comunismo non può che fondarsi sulla riunificazione di una costruzione fondata sul lavoro produttivo, realizzata attraverso la cooperazione del “lavoro vivo” e una partecipazione ideale che costruisca proprio una “materialità del presente” fondata sulla prospettiva del futuro: non può esserci in questo divisione teorica e di applicazione sul piano politico.
Prima di tutto va ricostruita una dialettica e una conseguente pratica antagonista colma di quelli che sono stati definitivi “dispositivi costituenti”: una dialettica che non può che sfociare in una dinamica della lotta di classe che costruisce, prima di tutto, un blocco sociale e una forte soggettività politica.
Occorre, senza dubbio, alimentare una prassi di trasformazione della realtà: porre questa prassi, però, come fa intendere Negri al di fuori da una “concezione della società futura” (che dovrebbe essere limitata a una visione consolatoria) significa, molto semplicemente, accettare l’esistente.
Orbene, nonostante i fallimenti dei tentativi di inveramento statuale dei fraintendimenti marxiani del XX secolo, una divisione tra prassi di trasformazione della realtà e una concezione della società futura (attraverso la quale Negri pensa si possa riproporre l’aborrito giacobinismo) non farebbe altro che alimentare la sindrome da “fine della storia”, dando ragione a Fukuyama e a Von Hayeck limitando il nostro compito alla gestione della sconfitta, come stanno facendo agevolmente i partiti europei della “governabilità monetaria”.
Non credo ci si debba rassegnare a questo: la riunificazione di prassi e idealità nella costruzione di un blocco storico capace di produrre egemonia rimane ancora il nostro compito.

3 commenti:

giuseppe ha detto...

Si, ma come farlo, quando la gente va ancora in maggioranza dietro ai sindacati concertativi per ritagliarsi qualche piccolo privilegio, o ai partiti della borghesia perchè pensa che il comunismo abbia fallito, abbacinati da una propaganda che gli ha stravolto e semplificato la storia ad uso e consumo del capitale?

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

L'intervento tendeva a dimosrare la necessità di tenere assieme teoria e prassi (Gramsci la definiva "la filosofia della prassi") che Negri, nella sua recensione, ha scisso sul siano teorico proprio per dimostrare l'impossibilità di costruire un comunismo che non sia quello dei socialismi reali, crollati nel frattempo nella loro veste di inveramento statuale (anzi Negri parte dal robespierrismo e, via, via, giù per li rami fino a Pol Pot). Si tratta, a mio giudizio, di ripartire proprio da lì, considerato che i partiti più o meno sedicenti comunisti, in Italia come altrove, hanno fatto una scelta di accantonamento della visione ideale di una società futura per ridursi alle logiche del mercato politico e della "governabilità". Certo ci sono difficoltà addirittura a porre all'od.g.un tema del genere ma è indispensabile continuare a produrre iniziativa e riflessione soprattutto sul piano teorico ma non solo ovviamente: la richiesta che il nostro blog ed il Laboratorio POlitico per la sinistra d'alternativa di Savona, di un nuovo soggetto politico per i comunisti e la sinistra d'alternativa parte proprio da lì: dalla necessità di ricostituire un "corpus" teorico nello stesso tempo in cui ci si confronta su di un progetto di lotta e di azione politica immediata.
Si tratta di lavorarci in tutte le sedi possibili e praticabili, senza preclusioni preventive, creando anche forme inedite di confronto. Più volte abbaimo proposto l'autoconvocazione come via per provarci e continueremo a farlo con l'idea di riuscire, in questa situazine negativa, a mettere in moto un meccanismo positivo, almeno sul piano del dibattito. Grazie
Franco Astengo

Unknown ha detto...

la parte critica di negri su badiou è condivisibile però...

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