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Una immagine di Bonino e Napolitano dal sito: www.formiche.net |
Non trovate strano che
ci sia un’elezione, quella del presidente della Repubblica, senza
candidati? Intendo candidati in senso formale con candidature
depositate presso un ufficio della Camera dei Deputati dove si
riunirà a partire dal 18 aprile il Parlamento in seduta comune con
il rappresentanti dei Consigli regionali. Dove è la trasparenza?
Dove sta la partecipazione dei cittadini ad un evento, tra i
maggiori, della politica e delle istituzioni. In Germania dove il
Presidente è eletto con procedura analoga alla nostra, prima
dell’assemblea i Partiti fanno conoscere i rispettivi candidati.
Senza candidati in senso formale c’è spazio per manovre, intrighi,
accordi sottobanco, trappole e trappoloni. C’è il rischio che in
un momento delicato la classe politica ancora una volta dia un
pessimo esempio di se stessa, alimentando la diffidenza di
un’opinione pubblica, già smarrita per il periodo post-elettorale.
L’obiezione che, se i candidati sono ufficializzati, c’è il
rischio di contrapposizioni che portino ad una situazione di stallo.
Ma la vera argomentazione è quella di salvare la faccia: se non ci
sono candidati ufficiali, un accordo dell’ultimo minuto può
evitare che ci siano vinti e vincitori. Tuttavia sarebbe importane
conoscere il profilo del futuro Presidente. Tra De Nicola e Pertini
c’era uno stile differente. Un Presidente notaio, garante o arbitro
sono differenze importanti, non sfumature. La Costituzione non può
regolare tutto: c’è spazio per la prassi costituzionale che
consente persino un attivismo interventista: l’ultimo Presidente è
arrivato a tracciare l’indirizzo politico. I parlamentari e i
consiglieri delegati dalle Regioni nelle loro scelte non sono
ispirati dallo Spirito Santo, ma non potremo limitarci a constatare
che “Non è Francesco”, parafrasando Lucio Battisti. Solo con
candidature trasparenti, cioè conosciute in anticipo, l’opinione
pubblica può influenzare a scelta dei Grandi Elettori
indirizzandoli a ricercare l’interesse della Nazione, piuttosto che
farsi esecutori dei desideri dei loro grandi elettori, quelli che li
hanno nominati, invece di farli eleggere dai
cittadini. Le
candidature servono anche ad evitare situazioni imbarazzanti in caso
di omonimia. Al tempo dell’elezione di Ciampi avevo individuato una
caterva di Nicola Mancini in possesso dei requisiti, ed anche un buon
numero di Carlo Ciampi, Carlo Azeglio invece era l’unico, ma il
presidente l’ha già fatto.
Siamo sicuri che di
Emma Bonino ce ne sia una sola? Pensiamoci prima di trovarci
involontari protagonisti di un film di Bisio. Non pensate di
cavarvela scrivendo un candidato col nome ostico da scrivere, del
tipo Zagrebelski, perché non c’è solo Gustavo, ma anche il
fratello Vladimiro, che potrebbe essere un ottimo Presidente, come è
stato un rispettatissimo giudice della Corte Europea dei Diritti
dell’Uomo di Strasburgo e debenedettindipendente. Chi come noi
chiede candidati noti in anticipo non intende eleggere direttamente
il Presidente, spetta al parlamento e ai delegati regionali, ma
dovrebbe essere interesse comune, che i grandi elettori possano
sentire il peso dell’opinione pubblico e ne tengano conto.
Milano 7 aprile 2013
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