venerdì 19 aprile 2013

SETTANT'ANNI FA : LA RIVOLTA DEL GHETTO DI VARSAVIA

Il 19 aprile 1943 iniziava uno degli episodi più drammatici e significativi della seconda guerra mondiale: Himmler aveva deciso di sterminare completamente tutti gli ebrei rinserrati nel ghetto di Varsavia e lo fece circondare da 2.500 uomini delle SS armati fino ai denti.


A sorpresa gli abitanti del ghetto reagirono e organizzarono la rivolta. Si organizzarono circa 1.000 combattenti che si erano faticosamente procurati, con scarsissimi aiuti da parte della Resistenza polacca, un centinaio di fucili, tre mitragliatrici leggere, un migliaio di bombe a mano, alcune mine a pressione, cariche esplosive e bottiglie molotov.

Il Ghetto alla fine cadde il 16 Maggio, resistendo per circa un mese.

Per ricordare questo fatto abbiamo riportato un brevissimo stralcio tratto dal libro “Sepolti a Varsavia” di Emmanuel Ringelblum, edizioni Castelvecchi.

Ecco di seguito:

“ Il 19 Aprile i tedeschi circondano il ghetto per distruggerlo, l’ordine è di Himmler.

I piccoli gruppi di resistenti (che avevano cominciato a mobilitarsi dal Gennaio, quando nel Ghetto erano apparsi manifesti con la scritta “Svegliati o popolo e lotta!”) li colpiscono con le bombe.

Vedono finalmente il sangue dei nazisti, cui prendono le armi.

Stroop (il comandante dei nazisti, n.d.r.) cambia tattica. E’ guerriglia, la SS avanzano con stivali di gomma per non farsi sentire, gli ebrei fasciano le scarpe con gli stracci e passano da un bunker all’altro, dove di giorno si nascondono sdraiati e vicini, corrono tra le soffitte, le fogne, poi emergono di notte e colpiscono.

Le ragazze catturate sfilano le pistole dalla biancheria ed esplodono i proiettili contro i soldati.

Ora se prendono i partigiani ebrei, i nazisti li fanno spogliare nudi. E danno fuoco alle case, ai sotterranei, al mondo intero. Tutto scotto.

Gli ebrei agli ultimi piani, si buttano di sotto per non essere fatti prigionieri, molti altri vengono rastrellati.

Quelli nel bunker soffocano il caldo, ma appena saltano fuori sparano, e di fronte all’ipotesi della resa, spesso preferiscono tornare dentro e morire tra le fiamme.

Resistettero ventisette giorno, fino al 16 Maggio.

Anielewicz mentre difende le ultime posizioni scrive all’amico Cukermann che compra armi dalla parte ariana: “ Ti saluto mio caro. Chissà se ci incontreremo ancora. Il sogno della mia vita, la resistenza armata degli ebrei, è ormai realizzato” “.

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