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| Il Governo Letta, appena dopo il giuramento |
Finalmente, dalla comprensibile agitazione dei commentatori, emerge la parola magica: Si tratta di un pazzo, per giunta “calabrese”, che spara a Montecitorio mentre si insedia il Governo.
Voglio dire, onestamente, che la cosa in una qual misura tranquillizza anche me, che temevo il “risolvo il problema io” di qualche scriteriato, sedicente comunista, veramente convinto di liberare il paese azzerando due divise.
Ma, e si tratta di un “ma” grosso come una casa, se non è così, cos’è successo davvero? Fammi vedere… Il Capo dello Stato non ha neppure sentito la necessità di stigmatizzare l’uso delle armi, da parte di quel corpo dell’esercito chiamato carabinieri, in occasione della protesta popolare in Trinacria. Storia? No, due giorni fa. Il Capo del Governo uscente, idem, poteva essere altrimenti? Letta? Ci mancherebbe, rapito dal suono argentino della campanella tradizionale, sogna le glorie del Governo inciucista.
L’onda lunga del suono del campanellino raggiunge anche me, su di me, però, ha un effetto diverso, risveglia la memoria. Penso ai suicidi indotti da uno Stato baro e mascalzone, specchio fedele di chi ne è padrone, lo gestisce e lo rappresenta, penso a milioni di persone che, oggi 28 aprile 2013, fanno esattamente ciò che questo Stato li ha indotti a fare, disperarsi, cercare di capire come arrivare alla fine del mese, come difendere una dignità, prevista dalla Costituzione, di cui non importa più a nessuno, certamente non in quelle stanze impegnate a capire come riformarla, per rendere “costituzionale” la svendita degli interessi di un popolo.
A caldo ho pensato così, ma appena è giunto il tiepidino della riflessione, avviando il processo associativo cerebrale, mi sono tornate in mente tante cose, una di queste è la risposta alla domanda: a chi serve? Chi può trarre costrutto da avvenimenti come le bombe di P.za Fontana, la stazione di Bologna, Brescia, una sparatoria concomitante all’insediamento del nuovo governo? Davvero devo dare una risposta che è nei fatti? Pazzia forse, ma singolarmente opportuna dato i precedenti. Chi dopo la bomba di via dei Georgofili poteva immaginare che fosse parte della strategia inciucista Stato-Mafia? E chi poteva immaginare che alla fine sarebbe approdata alla distruzione, per ordine della “Corte costituzionale” (sic!), di possibili coinvolgimenti dei vertici di questo Stato?
La conseguenza di questi pensieri, mi porta a osare la proiezione in un futuro, fatto di un esercito che contrasta il popolo sfruttato, come se si trattasse del nemico da abbattere, anche fisicamente, un Prefetto di ferro, il quale, dopo aver assodato che i lacrimogeni vivono di vita propria, dà tutte le garanzie per l’uso più “appropriato” dell’esercito stesso, un Governo al servizio di una classe dominante feroce, disposta a passare sul cadavere di tutti per confermare la sua supremazia.
Mi rivolgo ora ai molti che sono tentati di prendere la scorciatoia, peraltro solo supposta, del “bel gesto rivoluzionario”. Invito a riflettere in modo semplice. Il cuore, al di là dell’ostacolo, non ci arriva con le belle pensate, ci arriva solo se la classe antagonista è consapevole di essere tale.

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