Curiosamente, nella sua edizione di oggi 16 Aprile, Il “Manifesto”
usa due titoli per un articolo di Alberto Burgio che vira da pagina 1 a pagina
15: in prima pagina il titolo recita “Sul PD un dibattito senza rete” e nel
seguito “Dalla crisi della sinistra si esce a caro prezzo”.
Non si tratta di un particolare da poco perché in una
qualche misura si tratta di un mutamento che “distoglie” dall’oggetto vero del
contendere: appunto il PD, l’analisi di ciò che sta avvenendo in quel partito
anche in relazione al tentativo del Ministro Barca (e aggiungo all’ormai
acclarata confluenza di SeL) e la conseguente approssimazione, da parte dell’autore,
di una vera e propria proposta politica.
Una proposta che riguarda verosimilmente pezzi di quella che
è stata “sinistra d’alternativa” (prevalentemente interna al PRC) e che indica
la via per un ingresso in quella corrente di sinistra che si va formando e che
molti all’interno del PD reclamano (è di oggi anche un’intervista, in questo
senso, di Matteo Orfini) sulla base di un’idea di “Partito del Lavoro”, quasi a
colmare come sostiene Burgio il vuoto di una proposta socialdemocratica che non
si è avuta “dalla Bolognina in poi”.
Che ciò possa avvenire attraverso una scissione (come
adombrava, più o meno, Vincenzo Vita in un suo articolo di qualche giorno fa
ripetutamente citato dallo stesso Burgio) o in un partito plurale di cui
contendere (attraverso la candidatura Barca) la leadership è questione che si
vedrà più avanti nel tempo.
Ma il tema è stato posto e la strada indicata, se non
tracciata.
La sostanza delle argomentazioni che reggono questo tipo di
ipotesi può essere riassunta in pillole, con l’idea che ormai un’autonoma
soggettività che si richiama al comunismo (eretico per quanto si vuole) non
regge più nel panorama politico italiano, ed anche – evidentemente – in quello
europeo (è forte comunque il dato di provincialismo che si continua a leggere
in questo tipo di analisi) e, di conseguenza, non resta che accomodarsi all’interno
di un soggetto che sia “un’espressione coerente dell’ampio ventaglio delle culture
critiche, democratiche, costituzionali, trasformative, del mondo del lavoro e
del non-lavoro”,
Mi piacerebbe essere in grado di esprimere compiutamente il
mio dissenso profondo rispetto a questa ipotesi, mettendo a confronto l’idea –
appunto – di una “corrente democratica” con quella di un “partito comunista”.
In questo sarò estremamente schematico con l’ambizione, però
di suscitare un minimo di dibattito.
Rimane, infatti, sospeso e inevaso un grumo importante di
sapere, storia, capacità di relazione sociale, lettura della realtà, rappresentato-
fin dallo scioglimento del PCI – dal portato teorico, politico ed anche
organizzativo che era stato patrimonio della “sinistra comunista” in Italia
(tanto per far presto faccio nomi: da Gramsci a Ingrao, dal Manifesto di Magri
e Rossanda, al sindacato dei consigli), una storia che fu bruscamente
interrotta in quel tempo dallo scaturire di un’ipotesi di Rifondazione
Comunista del tutto inadeguata, come abbiamo visto, alla prospettiva politica
futura, incapace di reggere (come nel caso del movimentismo e dell’adeguamento
al meccanismo presidenzialista della personalizzazione della politica)
adeguatamente una prospettiva politica di lungo periodo.
Non scrivo nulla sulla crisi se non riportando una frase
contenuta nel manifesto dei promotori della nuova associazione “Futura Umanità”;
“la dannazione della memoria del comunismo italiano abbatte i pilastri storico –
politici su cui è eretta la Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
La sostanza della mia proposta è quella di riprendere il
dibattito da quel punto, da ciò che può dare ancora l’originalità della riflessione
portata avanti dalla sinistra comunista in Italia, con le sue peculiarità e i
suoi limiti.
Non bisogna aver paura della politica e delle parole:
parlare di partito comunista, di analisi marxista delle contraddizioni, di
soggettività politica compiuta e di radicamento di massa deve essere ancora non
solo possibile ma urgentemente attuabile.

3 commenti:
Il Partito comunista è lo strumento e la forma storica del processo di intima liberazione per cui l'operaio da esecutore diviene iniziatore, da massa diviene capo e guida, da braccio diviene cervello e volontà; nella formazione del Partito comunista è dato cogliere il germe della libertà che avrà il suo sviluppo e la sua piena espansione dopo che lo Stato operaio avrà organizzato le condizioni materiali necessarie.
Il Partito comunista, anche come mera organizzazione si è rivelato forma particolare della rivoluzione proletaria. Nessuna rivoluzione del passato ha conosciuto i partiti; essi sono nati dopo la rivoluzione borghese e si sono decomposti nel terreno della democrazia parlamentare. Anche in questo campo si è verificata l'idea marxista che il capitalismo crea forze che poi non riesce a dominare.
I partiti democratici servivano a indicare uomini politici di valore e a farli trionfare nella concorrenza politica; oggi gli uomini di governo sono imposti dalle banche, dai grandi giornali, dalle associazioni industriali; i partiti si sono decomposti in una molteplicità di cricche personali.
Il Partito comunista, sorgendo dalle ceneri dei partiti socialisti, ripudia le sue origini democratiche e parlamentari e rivela i suoi caratteri essenziali che sono originali nella storia: la rivoluzione russa è la rivoluzione compiuta dagli uomini organizzati nel Partito comunista, che nel partito si sono plasmati una personalità nuova, hanno acquistato nuovi sentimenti, hanno realizzato una vita morale che tende a divenire coscienza universale e fine per tutti gli uomini.
I partiti politici sono il riflesso e la nomenclatura delle classi sociali. Essi sorgono, si sviluppano, si decompongono, si rinnovano, a seconda che i diversi strati delle classi sociali in lotta subiscono spostamenti di reale portata storica, vedono radicalmente mutate le loro condizioni di esistenza e di sviluppo, acquistano una maggiore e più chiara consapevolezza di sé e dei propri vitali interessi.
Nell'attuale periodo storico e in conseguenza della guerra imperialista che ha profondamente mutato la struttura dell'apparecchio nazionale e internazionale di produzione e di scambio, è divenuta caratteristica la rapidità con cui si svolge il processo di dissociazione dei partiti politici tradizionali, nati sul terreno della democrazia parlamentare, e del sorgere di nuove organizzazioni politiche: questo processo generale ubbidisce a una intima logica implacabile, sostanziata dalle sfaldature delle vecchie classi e dei vecchi ceti e dai vertiginosi trapassi da una condizione ad un'altra di interi strati della popolazione in tutto il territorio dello Stato, in tutto il territorio del dominio capitalistico.
Il Partito comunista
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 9 ottobre 1920
Caro Astengo hai perfettamente ragione ma secondo me non se ne esce se non si riesce a rispondere alla seguente domanda : come mai oggi nonostante la guerra in corso contro i lavoratori è così difficile organizzare un partito che li difenda ?
Siamo come un uomo caduto in mare da una nave che si rifiuti di usare le braccia per nuotare.
Cosa ce lo impedisce ?
Faccio alcune ipotesi
1) è da tanto che non nuota e ha i muscoli atrofizzati
2) all'orizzonte non c'è nessuna isola
3) lo hanno convinto che sulla nave si era in troppi e che è giusto che qualcuno si sacrifichi
4) all'orizzonte c'è un'isola ma c'è stato altre volte e sa che ci si sta da schifo, tanto vale lasciarsi vincere dalle onde.
Lo so le metafore stancano presto ma rimanendoci ancora un attimo potremmo ancora chiederci : cosa ci vorrebbe affinché questo naufrago raggiungesse la sua isola ?
Probabilmente avrebbe bisogno di un personal trainer, un allenatore che gli urlasse nelle orecchie che l'isola c'è , che sta proprio lì appena dopo quella nebbia all'orizzonte.
Forse dovrebbe rassicurarlo che questa volta non andrà come le altre volte , che i capisquadra stavolta non abbandoneranno l'isola per salire sulla prima nave da crociera di passaggio per poi buttarlo in mare non appena non ci fosse più bisogno di lui.
Forse dovrebbe aiutarlo a rifarsi un po' di muscoli.
O forse dovrebbe canticchiargli una canzone :
Che notte buia che c'è
povero me, povero me
Che acqua gelida qua
nessuno più mi salverà
Son caduto dalla nave, son caduto
mentre a bordo c'era il ballo
Onda su onda
il mare mi porterà
alla deriva
in balia di una sorte bizzarra e cattiva
onda su onda
mi sto allontanando ormai,
la nave è una lucciola persa nel blu
mai più ritornerò.
Sara, ti sei accorta?
Tu stai danzando insieme a lui
con gli occhi chiusi ti stringi a lui
Sara, ma non importa!
Stupenda l'sola è
il clima è dolce intorno a me
ci sono palme e bambù
è un luogo pieno di virtù
Steso al sole ad asciugarmi
il corpo e il viso
guardo in faccia il paradiso
Onda su onda
il mare mi ha portato qui,
ritmi canzoni, donne di sogno,
banane, lamponi
onda su onda
mi sono ambientato ormai
il naufragio mi ha dato la felicità che tu,
non mi sai dar
Un caro saluto a tutti i naufraghi di questo povero mondo.
Adriano
io sono da sempre laburista di (estrema) sinistra e comunista solo in quanto i comunisti sono stati i laburisti più conflittuali/strategici in Italia
dunque il partito del lavoro è la mia speranza e anche un pò il mio sogno
ma ne riparleremo
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