Uso
scherzosamente il titolo in funzione di latinorum, cioè per segnalare che sono
intenzionata a proporre una meta culturale per me importante: perciò uso per
indicarla la lingua che ai miei tempi aveva la funzione di accendere l'attenzione
e aguzzare l'ingegno per capire.
Il fatto è
che mentre continuo a scoprire l'utilità e massima attualità delle impostazioni
marxiane, e del complesso delle varie aggiunte variazioni differenze che il
marxismo ha messo insieme (combinato?) nei tempi, cioè gli apporti di Engels,
Lenin, Rosa, Trotzkji, Mao ecc. , vedo che ci sono anche altre correnti
culturali che possono accrescere quel deposito culturale, ad esempio Darwin ,
Freud, Galileo, Einstein, e altre iniziative culturali , ad esempio il rilancio
del dibattito sulla terra, sui beni comuni, sui beni d' uso, e ancora tutto il
deposito della psicologia, psicanalisi nelle sue varie diramazioni.
Penso che
sia necessaria una capacità di cucire, combinare, mescolare, fare un ottimo
minestrone culturale con molti ingredienti che sommano i loro sapori, esaltano
le loro appetibilità, insomma una vera studiata ars (abilità tecnica)
combinatoria, non un pasticcio.
Di recente
mi sono arrivati libri sull'evoluzione, sulle mutazioni, ricavo da Rosangela
molte importanti nozioni sulle relazioni tra persone, sento con soddisfazione
le analisi della Finanza Etica, le motivazioni della decrescita legata al
limite ecc.
Mi sembra,
detto in soldoni che vi sia spazio e vi è necessità di una posizione più
articolata e composta di vari depositi culturali sia elaborati da
specialisti/e, sia prodotti dai movimenti (femminismo, pacifismo, nonviolenza,
media) e che sia maturo il tempo per cominciare a mettere insieme una visione
del mondo, adatta a districare le tenebre che incombono sul futuro oltre il
capitalismo in crisi finale: nessuno/a ha in mano o in testa il menu
dell'intero pranzo, molti e molte abbiamo in mano alcune ricette di pietanze,
certe forme del vivere abitare trasferirsi agire, mutare lo stato delle cose
presenti. Mi piacerebbe capire come si può dare il via a un sommovimento di
questo tipo, sarebbe come far bollire una pentola di cibo, curando che non
trabocchi, non bruci, nè scuocia: il simbolico della cucina mi sembra molto
pertinente e ricco, senza mai usare alcun termine militare o bellico.

1 commento:
Riguardo al come comporre questa magnifica pietanza io ho sempre avuto una convinzione : che doveva esserci un ingrediente segreto che fosse stato dimenticato, forse un composto , oppure un lievito , qualcosa di perduto che facesse da legame a tutto il resto.
Succede a volte anche nei piatti dei migliori cuochi, ci sono le verdure migliori , le migliori carni , ma manca un non so ché , quel qualcosa di indefinibile che ci metteva la nostra nonna , quel qualcosa di cosi remoto che a volte ci viene anche il dubbio di averlo mai veramente assaporato.
Allora ho fatto ricerche su ricerche , ho scartabellato tutti i vecchi libri di ricette , dall’Artusi al Carnacina per finire a tutte le raccolte di cucina etnica e regionale, in certi momenti , lo confesso , ho perfino cercato sui manuali di Benedetta Parodi…
Poi l’illuminazione, leggendo un articolo che non c’entrava niente , una cosa di filosofia , di un certo Aristotele che asseriva che ci fosse una netta differenza tra la giusta economia e quello che lui chiamava ‘crematistica’ , cioè la tendenza ad accumulare compulsivamente beni e denaro.
Scartabellando ancora , freneticamente, seguendo questa intuizione ho proseguito trovando costantemente nei secoli questo filo rosso che legava tanti pensatori, filosofi e santi e alla fine me ne sono convinto : c’è un pensiero che ogni tanto riaffiora , un’idea base della comunità degli esseri umani che periodicamente viene dimenticato e sepolto , e che ogni volta bisogna andare a riscoprire.
E’ un pensiero che alcuni vorrebbero scomparisse per sempre ed è questo : che la ricchezza dei pochi è un sopruso, che una vita più bella e armoniosa è possibile solo a patto che tutti nascano con le stesse possibilità, e che sia possibile creare una comunità dove nessuno debba temere per la propria sopravvivenza.
Eureka !
E’ fatta cara Menapace, ti dono questo segreto dimenticato, l’ingrediente che mancava, e ne sono convinto : senza questo pensiero niente di buono può essere fatto, finché non torneremo a sentire sulla pelle le profonde ingiustizie di cui siamo sommersi non ci saranno cartelli elettorali che ci potranno aiutare, finché riterremo naturale che un figlio di un operaio possa ambire solamente a fare il commesso di un supermercato, finché ci sembrerà scontato che qualcuno possa vivere senza mai dover lavorare , finché penseremo che il destino di una persona debba dipendere solo dalla famiglia in cui nasce, allora non ci sarà futuro.
E allora dai , ricominciamo a dirlo , sono convinto che ci farà bene . libertà, fraternità e soprattutto : uguaglianza.
Buoni pasti.
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