8 Marzo 2013: la Festa della Donna arriva in un momento
storico molto particolare, inedito nel dipanarsi delle vicende legate all’emancipazione
sociale dalla seconda metà dell’800 in avanti.
Qui dove ci troviamo nel cuore dell’Occidente capitalistico,
le forze motrici della reazione in maniera subdola e violenta stanno operando
per far arretrare, ottenendo anche evidenti risultati, la condizione materiale
e lo “status” di diritti conquistati dalle classi subalterne attraverso le
grandi lotte che hanno attraversato il ‘900.
Sintetizzo in poche righe, ma spero proprio di risultare
efficace: stiamo andando, care compagne e cari compagni, con il passo del
gambero nell’insieme della prospettiva di riscatto e di emancipazione che pure
eravamo stati capaci di tracciare nel passato.
Processi che abbiamo già conosciuto , dalla
finanziarizzazione dell’economia a un ritorno dell’“agire politico” attraverso
la logica del notabilitato stanno spingendo, in questa crisi, verso una
ricollocazione “di classe” per ampi strati di donne e di uomini.
Certo non possiamo dimenticare e sottovalutare la
specificità della condizione femminile, il substrato di doppio livello di
violenza che il capitalismo esercita nei confronti delle donne.
Neppure, però, possiamo circoscrivere, settorializzare,
dividere un fronte di lotta che deve vederci tutte e tutti pronti a sostenere
fino in fondo: il fronte di lotta del riscatto, della proposta politica, dell’idea
della trasformazione radicale della società, della proposta di una nuova
egemonia delle classi subalterne.
Mai come quest’anno serve un 8 Marzo di lotta, un 8 Marzo
internazionalista, un 8 Marzo anticapitalista.
Buon 8 Marzo di lotta, compagne e compagni.
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