Una sintesi e una domanda.
La sintesi riguarda i principi del leninismo che ci
permettiamo di riassumere in questi due punti:
1) Quello
riguardante la concezione leninista del partito che pone in evidenza la
necessità di dotare il movimento rivoluzionario di un rigoroso orientamento
teorico. Ne è derivata una decisa interpretazione politica del marxismo nel
senso che la rivolta del proletariato non è più garantita dal meccanismo
oggettivo delle leggi storiche, ma si realizza grazie alla capacità del partito
politico di forzare gli eventi storici in senso rivoluzionario;
2) Quello
che riprende la teoria marxiana dello Stato come speciale organizzazione di
forze finalizzata all’oppressione di una classe su un’altra, sostenendo la
necessità di rompere la vecchia macchina statale per mezzo di una “dittatura
del proletariato” la cui forma organizzativa viene individuata nei soviet e che
risulta orientata, nella prospettiva del passaggio dalla società socialista a
quella comunista all’estinzione dello Stato.
La domanda.
Perché Bersani, evidentemente roso dall’ambizione personale
fino al punto da farsene divorare fisicamente tira in ballo i principi del
leninismo attribuendone una sorta di esercizio a Grillo?
Per allontanare da se stesso una sorta di “maledizione del
potere” che si aggira ancora, quasi come lo spettro di Elsinore, nella mente
degli ex-comunisti, incapaci di uscire dalla gabbia teorica nella quale si sono
imprigionati rompendo con “quella tradizione” senza porsi, invece, alla ricerca
di “un nuovo comunismo”, ma adottando, invece, storia, metodi, realtà politica
dell’avversario?
Sentire il tradimento dentro di sé ed esorcizzarlo
attribuendolo ad altri: questa potrebbe essere una spiegazione.

Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie