lunedì 18 marzo 2013

UN BERSANI ROSO DAL'AMBIZIONE PERSONALE E I PRINCIPI DEL LENINISMO di Franco Astengo





Una sintesi e una domanda.


La sintesi riguarda i principi del leninismo che ci permettiamo di riassumere in questi due punti:

1)      Quello riguardante la concezione leninista del partito che pone in evidenza la necessità di dotare il movimento rivoluzionario di un rigoroso orientamento teorico. Ne è derivata una decisa interpretazione politica del marxismo nel senso che la rivolta del proletariato non è più garantita dal meccanismo oggettivo delle leggi storiche, ma si realizza grazie alla capacità del partito politico di forzare gli eventi storici in senso rivoluzionario;

2)      Quello che riprende la teoria marxiana dello Stato come speciale organizzazione di forze finalizzata all’oppressione di una classe su un’altra, sostenendo la necessità di rompere la vecchia macchina statale per mezzo di una “dittatura del proletariato” la cui forma organizzativa viene individuata nei soviet e che risulta orientata, nella prospettiva del passaggio dalla società socialista a quella comunista all’estinzione dello Stato.

La domanda.

Perché Bersani, evidentemente roso dall’ambizione personale fino al punto da farsene divorare fisicamente tira in ballo i principi del leninismo attribuendone una sorta di esercizio a Grillo?

Per allontanare da se stesso una sorta di “maledizione del potere” che si aggira ancora, quasi come lo spettro di Elsinore, nella mente degli ex-comunisti, incapaci di uscire dalla gabbia teorica nella quale si sono imprigionati rompendo con “quella tradizione” senza porsi, invece, alla ricerca di “un nuovo comunismo”, ma adottando, invece, storia, metodi, realtà politica dell’avversario?

Sentire il tradimento dentro di sé ed esorcizzarlo attribuendolo ad altri: questa potrebbe essere una spiegazione.




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