ELEZIONI POLITICHE
2008 – 2013
IL CAMBIAMENTO
ELETTORALE IN LIGURIA
Analisi del voto
relativa a tutti i 234 comuni della Liguria
A cura di
Legautonomie Liguria
1^ parte
LE TABELLE SONO DISPONIBILI SUL SITO:
http://www.legautonomieliguria.it/
Presentiamo, in
questa occasione una nostra analisi condotta a livello dei singoli
comuni della Liguria, relativa al confronto dei dati elettorali tra
le elezioni politiche del 2008 e quelle del 2013.
Emergono elementi di
grande interesse al riguardo della “volatilità” elettorale
complessiva, dell’interscambio tra le diverse forze politiche,
nella diversità delle specifiche situazioni locali.
In questa sede
abbiamo pensato di offrire una valutazione più approfondita ,
riferendoci prima di tutto ai dati nazionali, al raffronto con
quelli regionali presi nel loro insieme, delle quattro province e dei
comuni capoluogo.
LA DIMENSIONE
NAZIONALE
La previsione di un
aumento del “non voto” è stata puntualmente rispettata. La quota
dei partecipanti al voto che era arrivata nel 2008 all’80,91% è
scesa al 75,19%, con un calo del 5,72%.
Inclusa la
percentuale del 2,57% relative alle schede bianche e alle schede
nulle, il totale dei voti validi è calato di quasi 2.500.000 unità
nel corso dei cinque anni (i dati sono relativi all’elezione per la
Camera dei Deputati per la quale concorre il “plenum” degli
aventi diritti, essendo il voto del Senato precluso ai giovani tra i
21 e i 25 anni).
Il totale dei voti
validi è quindi di 34.002.523: il totale del non voto tocca circa
13 milioni di elettrici ed elettori (nel 2008 10.500.000 circa) con
un incremento di 2.500.000.
Ferma restando la
necessità di approfondire la dinamica dei flussi è possibile
affermare che nessuna forza politica è risultata in grado di
intercettare in misura significativa la disaffezione e, di
conseguenza, l’alto tasso di volatilità fatto registrare verso le
nuove liste che hanno ottenuto significativi risultati (8.688.545
voti per il Movimento 5 Stelle, 2.823.814 voti per la Scelta Civica
di Mario Monti, 1.090.802 voti per SeL) si può considerare del tutto
interna al sistema.
In queste condizioni
è apparso del tutto fuori luogo parlare di “eccezionale rimonta”
da parte di Silvio Berlusconi e del centro destra: la coalizione ha
perso, in cinque anni, 7.141.406 voti (il PDL ha ceduto 6.297.000
voti circa, la Lega Nord 1.600.000, parzialmente compensati dai
suffragi raccolti da nuove formazioni, fra le quali ha ottenuto
senz’altro un risultato considerevole, date le circostanze,
Fratelli d’Italia con 666.001 voto).
L’effetto
“rimonta” (mai del resto stato in campo per davvero) è stato
dovuto al contemporaneo vistoso calo del PD e della coalizione di
centrosinistra che nel 2008 era composta dallo stesso PD e dall’IDV
raccogliendo 13.689,330 voti, mentre la coalizione formatasi per il
2013 tra PD, SeL e Centro Democratico di Tabacci e Donadi ne ha
raccolti 10.047.507 (un saldo negativo di 3.642.000 circa).
In realtà il PD
aveva goduto di sondaggi favorevoli al momento delle “primarie”,
sia per l’assenza in quel momento di competitori sul piano politico
(Monti faceva ancora il tecnico “super partes”, il centrodestra
appariva smarrito e senza guida, il Movimento 5 Stelle era
sicuramente sottostimato), sia per l’enfasi mediatica che
quell’avvenimento aveva suscitato: ebbene lo stesso PD è rimasto
prigioniero nel recinto stabilito dalle primarie. Tra il 3 milioni di
partecipanti a quell’evento (un evento da fruire è stato scritto)
e gli 8.642.700 voti raccolti il 24 e 25 febbraio emerge la
dimostrazione di una scarsa capacità dei partecipanti alle primarie
di rappresentare uno “zoccolo duro” di attivisti capaci di
coinvolgere davvero ampi strati dell’opinione pubblica.
Sorge a questo punto
una domanda: da dove arrivano allora gli oltre 11.500.000 voti che
rappresentano la somma dei voti raccolti da Movimento 5 Stelle e
Scelta Civica di Monti? Difficile rispondere, ma si può ipotizzare,
fatto salvo il dato di “cannibalizzazione” da parte di Scelta
Civica dei suoi alleati (l’UDC ha ceduto sul campo circa 1.400.000
voti passando da 2.000.000 a 600.000, mentre FLI si è fermata a soli
150.000 voti ottenuti su tutto il territorio nazionale), un ingresso
“bipartisan” di voti a favore del Movimento 5 Stelle.
Sarebbe la prima
volta che, in Italia dalla modifica della legge elettorale avvenuta
nel 1993 con l’adozione del maggioritario poi corretto nell’attuale
proporzionale con premio di maggioranza, un fenomeno del genere si
manifesta in tali rilevanti proporzioni, di effettivo passaggio da
entrambi i fronti del defunto bipolarismo italiano, a una “terza
forza” dalle caratteristiche per ora di tipo precipuamente
protestatario e formata sul modello del “partito elettorale
personale”
L’affermazione del
movimento 5 Stelle segna comunque il “de profundis” per il
particolare “bipolarismo all’italiana” fondato su larghe (e
litigiose coalizioni) ma per un certo periodo entrato nella mentalità
del cosiddetto elettore “mediano”.
Le due coalizioni
maggioritarie nel 2008 avevano assommato l’84,46% dei voti validi
(46,81% il centrodestra, 37,55% l’alleanza PD-IDV).
Adesso le prime due
coalizioni assommano all’incirca al 58,73%, con una flessione
complessiva del 25,73%.
La caduta del
bipolarismo richiama il tema della modifica della legge elettorale
che, in questa occasione, ha davvero fornito una pessima prova
rispetto alla capacità del meccanismo di fornire un esito sulla base
del quale garantire –come si dovrebbe- rappresentanza e
governabilità. Inutile fare l’elenco delle criticità;
l’assegnazione del premio di maggioranza su base regionale al
Senato, le liste bloccate, l’esagerato premio di maggioranza
ottenibile senza il raggiungimento di alcuna soglia minima (nel caso
la coalizione vincente alla Camera con il 29,54% ottiene il 54% dei
seggi: una dimensione davvero squilibrata)
Infine il disastro
di Rivoluzione Civile: nelle elezioni 2008 Arcobaleno e IDV (forze
d’origine di Rivoluzione Civile) aveva ottenuto oltre 2.670.000
voti, Rivoluzione Civile ne ha conseguito 765.054. Considerato che
SeL (frutto in larga parte di una scissione di Rifondazione
Comunista) ha avuto circa 1.000.000 di voti, si può dire che
Rivoluzione Civile ha ceduto un altro milione di voti, suddiviso tra
Movimento 5 Stelle e astensione. Sempre valutando il risultato di SeL
si può anche affermare, con una certa tranquillità, che l’apporto
fornito a Rivoluzione Civile, beninteso in termini di voti e non
certo in termini di militanza, dalle forze che avevano fatto parte
della Lista Arcobaleno (Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi) è
risultato ridottissimo, al punto da far pensare come quasi sparito un
elettorato di appartenenza “storica”.
IL QUADRO REGIONALE
Anche in Liguria si
è verificata la crescita del fenomeno del “non voto”: si è
passati da una percentuale dei votanti del 78,00% al 75,11%, con una
perdita del 2,89% allineando così la nostra Regione al dato
nazionale, dopo che nel 2008 si fosse verificata una astensione
superiore alla media.
I voti validi sono
risultati in diminuzione di circa 65.000 unità.
La novità più
rilevante del panorama elettorale della Liguria in questo 2013 è
sicuramente rappresentato dalla maggioranza relativa raggiunta dal
Movimento 5 Stelle con 299.966 voti pari al 32,10%: una novità del
tutto dirompente considerato che questo Movimento, com’è noto si
presentava per la prima volta alle elezioni politiche e superiore di
gran lunga alla media nazionale.
Questo risultato è
stato dovuto, ovviamente, dal calo degli altri partiti, in primo
luogo da parte dei principali soggetti.
Valutiamo allora le
cifre, partendo dalla coalizione di centrosinistra: nel 2008
l’alleanza PD-IdV raccolse in Liguria 425.055 voti pari al 42,51%.
Nel 2013 l’alleanza
tra PD, SeL, Diritti e Libertà ha ottenuto 290.052 voti, pari al
31,08%: di conseguenza con una perdita di 135.003 voti pari all’
11,43% percento.
Essendo SeL alla sua
prima esperienza elettorale, dal punto di vista della singola forza
politica è possibile calcolare soltanto la perdita subita dal PD,
pari a 117.405 voti e al 9,89%.
Sul versante del
centrodestra, nel 2008 la coalizione tra PDL e Lega Nord si era
attestata su 435.171 suffragi, corrispondenti al 43,58%.
Nell’ultima
occasione del 24-25 Febbraio 2013 il centrodestra, formato questa
volta, da PDL, Lega Nord, La Destra (che nel 2008 si era presentata
da sola ottenendo in Liguria 26.889 voti pari al 2,69%) e la nuova
formazione denominata “Fratelli d’Italia” ha ottenuto 215.186
voti: una fortissima flessione calcolata in 219.989 voti validi, e in
una percentuale del 20,56%.
Dal punto di vista
delle singole forze politiche il PDL scende da 367.374 voti a 174.568
( meno 192.806, pari in percentuale al meno 20,06%), la Lega Nord
cala da 68.337 voti a 21.861 (46.746 unità, calcolabili in
percentuale al 4,50%), La Destra scende da 26.889 voti a 5.345 (una
flessione di 21.554 unità, pari al 2,12).
Appare evidente
valutando questi numeri che il successo del Movimento 5 Stelle in
Liguria sia stato dovuto a un afflusso di voti “bipartisan” dal
centrosinistra come dal centrodestra, tanto più che, in misura molto
minore rispetto al Movimento 5 Stelle, ha aumentato voti anche il
“centro” raccolto attorno alla lista del Presidente del Consiglio
Mario Monti.
Nel 2008 il
posizionamento “al centro” del sistema politico era stato
mantenuto dalla sola UDC che, in Liguria, aveva ottenuto 37.820 voti
pari al 3,78%.
Nel 2013, in quella
posizione politica, si sono presentate tre liste, in coalizione tra
loro : Scelta Civica di Monti, UDC, FLI per un totale di 92.593 voti
pari al 9,90% (un incremento, quindi, di 54.773 unità, pari al
6,12%). La crescita del Centro è stata dovuta, esclusivamente,
all’apporto della Lista Monti che ha ottenuto 78.409 voti (8,39%)
“prosciugando” letteralmente l’UDC scesa a 10.565 voti (un calo
di 27,255 unità, in percentuale un meno 2,65%).
Considerato il calo
più accentuato, tra le forze maggiori, fatto registrare dal
centrodestra si può tranquillamente affermare che la maggior parte
dei voti ottenuti dalla Lista Monti provenga proprio da quel bacino
elettorale.
Un risultato
fortemente negativo è poi da addebitare, anche in Liguria, alla
lista di Rivoluzione Civile. Nel 2008 la lista Arcobaleno e l’IDV
(presentatasi, però, in alleanza con il PD) avevano sommato 86.135
voti, pari all’8,62%.
Rivoluzione Civile
ha ottenuto 19.509 voti (- 66.626 voti, pari ad un calo del 6,54%.
Un raffronto
negativo anche per il Partito Comunista dei Lavoratori sceso, tra il
2008 ed il 2013, di 2.792 unità pari allo 0,25%.
PROVINCIA DI GENOVA
Nella provincia di
Genova si è registrato un aumento molto contenuto, ben al di sotto
della media nazionale, delle astensioni.
Nel 2008 infatti si
recarono alle urne il 76,79% degli aventi diritto mentre nel 2013 la
percentuale è scesa al 75,05%, con una diminuzione del 1,74%.
Il totale dei voti
validi è calato da 543.006 (nel 2008) a 512.267 (nel 2013) con una
flessione di 30,739 unità.
Dal punto di vista
della distribuzione dei consensi l’alleanza di centrosinistra ha
mantenuto il primato provinciale conseguendo 170.378 suffragi pari al
33,25%. Nel 2008 l’alleanza PD-IdV aveva avuto 250.723 voti (quindi
una flessione di 80.345 voti, pari al 12,92%).
In particolare il
PD, nella provincia di Genova, ha avuto in questa elezione 151.410
voti contro il 221.010 del 2008 ( - 69.600), corrispondenti in
percentuale a un calo dell’11,15%.
Il Movimento 5
Stelle ha ottenuto, in provincia di Genova, 163.936 voti (32,00),
ovviamente tutti in crescita poiché si presentava per la prima
volta..
Sul versante del
centrodestra l’alleanza PDL-Lega Nord- La Destra- Fratelli d’Italia
ha ottenuto 105.031 voti ( 20,50°%) con una flessione, relativamente
contenuta dati i tempi, di 111.486 voti (- 19,27%) rispetto
all’alleanza tra PDL e Lega Nord nel 2008.
Dal punto di vista
delle singole forze politiche il PDL ha ceduto, in Provincia di
Genova, 96.652 voti (-16,63%), la Lega Nord 24,158 ( - 4,34%) e La
Destra (che nel 2008 aveva fatto corsa a sé) 10.183 voti (- 1,90%).
Al centro l’alleanza
tra Lista Monti, UDC e FLI ha toccato il 10,35% (media superiore a
quella regionale, tanto è vero che dalla Provincia di Genova sono
arrivati due eletti: uno alla Camera e uno al Senato).
Dal punto di vista
della distribuzione interna alla coalizione la Lista Monti l’ha
fatta da padrona in misura molto accentuata anche rispetto ad altre
situazioni locali ottenendo 46.054 consensi pari all’8,99%, all’UDC
– infatti – sono rimasti 5.411 voti (un calo di 15.429 unità, il
2,79%: quello genovese lo si può ben definire come un classico
esempio della già citata “cannibalizzazione” elettorale).
A sinistra flessione
evidente per la lista di Rivoluzione Civile: nel 2008 la somma tra
Arcobaleno e IDV aveva realizzato 51.736 voti (9,53%) , oggi
Rivoluzione Civile si è fermata a 10.688 voti (un calo di 41.048
voti, intercettati per altro molto debolmente da SeL ferma a 17.647
voti: di conseguenza si può ben indicare, del resto come in altre
situazioni, la destinazione dei voti in uscita da Rivoluzione Civile
come quella del Movimento 5 Stelle e dell’astensione).
Flessione, infine,
anche per il Partito Comunista dei Lavoratori sceso da 5.039
suffragi a 3.411 (-1.628, pari allo 0,27%).
PROVINCIA DI LA
SPEZIA
Anche in provincia
di La Spezia, così come in Provincia di Genova, l’alleanza di
centrosinistra ha mantenuto la maggioranza relativa.
Un fatto importante,
in una Provincia in cui il “comportamento elettorale” è sempre
stato assimilabile alla vicina Toscana e non al resto della Liguria.
In questo caso il
Movimento Cinque Stelle si è piazzato al secondo posto, realizzando
una percentuale ben superiore a quella nazionale: 38.390 voti
assoluti per il 29,39%.
Andiamo al dettaglio
delle coalizioni e delle liste.
La coalizione di
centrosinistra (formata nel 2008 da PD e IDV; nel 2013 da PD, SeL e
Diritti e Libertà) ha ceduto voti passando da 64.671 a 46.360
(-18.311 pari al 9,45%, quindi una flessione importante ma comunque
inferiore a quella fatta registrare a livello regionale e nella
provincia di Genova).
Il PD ha perso
16.317 voti (-8,36: un dato però provvisto di forte significato
politico perché ha allontanato il partito dalla soglia tradizionale
del 40% spingendolo – appunto – poco sopra al 30%).
Sul versante del
centrodestra il calo è risultato molto più sensibile rispetto al
centrosinistra. L’alleanza PDL-Lega Nord-La Destra – Fratelli
d’Italia ottiene, infatti, 29.674 voti (22,71%) rispetto ai 57.176
(39,73%) voti su cui si era attestata l’alleanza PDL-Lega Nord nel
2008. Il calo è dunque da calcolare in 27.502 voti pari al 17,02%.
Molto sensibile il
calo fatto registrare dal solo PDL che, nel corso dei cinque anni, ha
perso 25.790 voti ( -16,19%) ed altrettanto importante la flessione
della Lega Nord che pure nel 2008 aveva cominciato ad ottenere, da
queste parti, risultati di una certa importanza: la Lega Nord ha
perso 4.684 voti (-3, 11%% riducendosi all’1,66%).
Il mediocre
risultato del “centro” realizzato dalla Lista Monti, che
esamineremo tra poco nel dettaglio, ci consente di affermare che, in
dimensione maggiore che non in altre situazioni geografiche, il
successo del Movimento 5 Stelle, nella Provincia di La Spezia, è
stato dovuto all’emorragia subita del centrodestra.
Esaminiamo, allora,
i dati dei cosiddetti “centristi”.
Complessivamente la
coalizione ha ottenuto, nella provincia di La Spezia, 10.886 voti
pari all’8,33% (quindi, come abbiamo già fatto notare, ben al di
sotto della media nazionale), con 9.048 voti attribuiti alla Lista
Monti (6,92%) e 1.373 all’UDC che ha perso ben 3672 voti pari al
2,46%.
Rivoluzione Civile
ha ottenuto, nella provincia di La Spezia, un risultato leggermente
superiore alla media nazionale: 2,68% pari a 3.510 voti ma la perdita
rispetto alla somma raggiunta nel 2008 dalle due formazioni
originarie, Arcobaleno e IDV, appare come particolarmente importante:
un calo di 8746 suffragi, pari al 5,84%.
Un calo netto anche
per il Partito comunista dei lavoratori sceso da 1.145 voti a 771,
con una flessione percentuale dello 0,21%.
PROVINCIA DI SAVONA
La partecipazione al
voto, nella provincia di Savona, si è mantenuta superiore alla media
nazionale con la percentuale dei votanti attestata al 77,83%: un calo
comunque considerevole rispetto al 2008, quando si toccò la punta
dell’81,17%.
I voti validi in
diminuzione sono stati in totale 11.630.
Il dato politico più
rilevante, però, deve essere considerato la piena affermazione
ottenuta dal Movimento 5 Stelle nel complesso dell’ambito
provinciale con una quota molto elevata, del 33,03% pari a 56.875.
Per analizzare
questo dato occorre quindi far partire la nostra analisi dalle
perdite subite dai due poli principali ( o ex-principali).
Il centro-sinistra
formato da Pd, SeL, Diritti e Libertà ha ottenuto 47.803 voti pari
al 27,76% mentre nel 2008 l’alleanza tra PD e IdV ne aveva
totalizzato 70.419 pari al 38,31%.
La flessione del
centrosinistra è racchiusa, dunque, in questi numeri: meno 22.616
voti, meno 10,55%.
Il PD, in
particolare, ha ceduto nella provincia di Savona 19.328 voti ( da
62.126 nel 2008 a 42.798 nel 2013) passando dal 33,80% al 24,86%,
mentre è apparso debole (al di sotto della media nazionale)
l’apporto fornito da SeL con 4.614 voti pari al 2,68%.
Dal canto del
centrodestra le cifre parlano altrettanto chiaro: nel 2008 PDL e Lega
Nord raccolsero, assieme, 88.455 voti equivalenti al 48,13; adesso
PDL, Lega Nord, La Destra, Fratelli d’Italia si sono fermati a
44.637 voti (un calo di 43.818 unità pari al 22,21%).
Questi dati ci fanno
capire come il maggior apporto al successo del movimento 5 Stelle è
stato fornito proprio dalla coalizione di centrodestra rispetto a
quella di centrosinistra: una valutazione confermata anche
dall’analisi della dislocazione geografica del voto.
Analizzando il
comportamento elettorale dei singoli partiti troviamo che il PDL
passa da 73.299 voti a 35.931 (quindi più che dimezzato – 37.368
pari al 19,01%), la Lega Nord scende da 15.156 voti a 5.246 (con una
perdita di oltre 2/3 del proprio elettorato: - 9.910 voti, 5,21%), e
La Destra passa da 5.083 suffragi a 970 ( un calo di 4.113 unità,
pari al 2,21%).
A conferma
dell’apporto fornito, nella provincia di Savona, dal centrodestra
al Movimento 5 Stelle, la verifica relativa alla modestia del
risultato ottenuto dalla coalizione centrista formata da Lista Monti,
UDC e FLI: 16.169 voti pari al 9,40%.
La Lista Monti ha
ottenuto 13.696 voti (7,95%) mentre l’UDC è passata da 6.785
suffragi (pari al 3,69%) realizzati nel 2008 ai 1.869 conseguiti nel
2013 (un calo di 4.916 voti pari al 2,61%).
Particolarmente
rilevante il dato negativo di Rivoluzione Civile: nella provincia di
Savona la somma tra Arcobaleno e IDV, nel 2008, era stata di 14.158
voti ( percentuale del 7,70%). Il risultato delle elezioni del 2013
per la lista guidata da Ingroia è stato di 3.107 voti (1,80%). Una
perdita di 11.051 preferenze, pari al 5,90%.
Calo netto, anche in
provincia di Savona, per il partito comunista dei lavoratori sceso da
1.948 voti a 1.299, con un decremento dello 0,31% (da rilevare come,
nel 2008, il PCL fosse riuscite a superare, come in poche altre
realtà nazionali la soglia dell’1% ottenendo l’1,06%).
PROVINCIA
DI IMPERIA
Nella provincia
dell’estremo Ponente Ligure è cresciuta, invece, e di molto la
disaffezione al voto: nel 2008 i votanti furono il 75,98% degli
iscritti nelle liste elettorali, e precisamente 133.453 unità,
passati a 123.339 nel 2013 (un calo di 10.114 tra elettrici ed
elettori, pari ad una diminuzione percentuale del 4,15%).
La provincia di
Imperia si colloca quindi alla retroguardia della partecipazione al
voto in Liguria con il 71,93% (ben al di sotto della media nazionale)
mentre il totale dei voti validi passa da 129.180 a 119.385 (meno
9.795).
Il dato politico più
rilevante è però rappresentato dalla perdita del primato da parte
della coalizione di centro destra.
Nel feudo di Scajola
il centrodestra è stato scavalcato nettamente dal Movimento 5 Stelle
che ha ottenuto 40.763 voti pari al 34,14%.
In una provincia
dove la sinistra è da sempre risultata minoritaria (pur avendo dato
nella storia grandi dirigenti al movimento operaio da Canepa a
Serrati a Natta) la coalizione formata da PD, SeL e Diritti e Libertà
ha ottenuto 25.961 voti pari al 21,74%, in netto calo comunque
rispetto ai 39.242 voti (30,38) ottenuti dall’alleanza PD-IDV nel
2008 (una flessione di 13.281 suffragi, pari all’8,64%).
Il PD flette da
34.284 voti a 22.484 ( - 11.800, -7,71%) mentre l’apporto di Sel
risulta, anche in questo caso, inferiore alla media nazionale: 3.165
voti (2,65%).
Ma laddove l’analisi
assume il contorno della descrizione di una frana è proprio dalle
parti del centrodestra.
Complessivamente
l’alleanza PDL, Lega Nord, La Destra, Fratelli d’Italia passa dai
73.563 voti raccolti nel 2008 da PDL e Lega Nord a 35.844 voti
ottenuti nel 2013: più che un dimezzamento per un calo di 37.719
preferenze pari al 26,83%.
I singoli partiti:
il PDL cala da 61.839 voti a 28.713 ( - 33.126, -23,82%), la Lega
Nord da 11.724 a 4.000 (-7.724, -5,73%), la Destra da 3.956 a 943
(-3.013, - 2,28).
Una quota della
massa di voti perduti dal centrodestra è sicuramente finito, nella
provincia di Imperia, al centro raccolto attorno alla Lista Monti. La
coalizione, infatti supera il 10% dei voti con 12.477 suffragi pari
al 10,45%.
La Lista Monti
oltrepassa l’8% (9.609 suffragi pari all’8,04%) anche se l’UDC
flette impietosamente passando da 5.150 voti a 1.912 (un calo
numerico di 3.238 unità e percentuale del 2,39%).
A sinistra nel 2008
Arcobaleno e IDV avevano sommato 7.985 voti, pari al 6,18%: nel 2013
alla lista Rivoluzione Civile ne sono rimasti 2.204 ( un calo di
5.781 suffragi, pari al 4,34%).
Il partito comunista
dei lavoratori è passato dagli 840 voti del 2008 ai 679 del 2013 (
meno 161, una flessione minima dello 0,06%).

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