Incitiamo le donne e gli uomini così duramente vessati a
trovare le forze per dire “NO, noi con ci stiamo”.
Mai come in questo momento “ribellarsi è giusto”.
Le drammatiche vicende che, in questi giorni, stanno
coinvolgendo la popolazione di Cipro sono già state efficacemente riassunte in
molte sedi e non ci pare, qui, il caso di riassumerle ulteriormente nel
dettaglio.
Siamo all’ennesima dimostrazione (se mai ce ne fosse stato
ancora bisogno) dell’illogicità, dell’ingiustizia, dell’inefficienza, dell’inefficacia,
del sistema finanziario globale e della vera e propria follia rappresentata in
questi anni dalla corsa alla trasformazione dell’economia in finanza.
Un sistema che finisce con il colpire sempre in una sola
direzione: quella della povera gente che si trova sempre più in difficoltà a
poter vivere decentemente, anche qui in quello che era considerato l’Occidente
sviluppato: una platea di diseredati che, via, via si sta allargando a macchia
d’olio.
Oggi Cipro, ieri (ma anche oggi) la Grecia: e domani?
Tempo addietro, proprio al riguardo del “caso greco” avevamo
sottolineato con forza l’assenza di un minimo d capacità da parte delle forze
della sinistra europea (socialdemocratiche, socialiste, comuniste) di
esercitare un’azione di solidarietà internazionalista nei confronti delle
popolazioni colpite, sviluppando assieme un’iniziativa politica per presentare
proposte tendenti a mutare i termini di costruzione di questa Europa ormai
votata, esclusivamente, al mantenimento del potere delle banche.
Nella creazione e nella gestione della crisi emergono enormi
responsabilità dei governi che, prima di tutto, hanno nascosto la verità,
trincerandosi dietro le logiche liberiste (pensiamo all’italiano “governo
tecnico”) che hanno dominato quale “pensiero unico” il rapporto tra politica ed
economica, nel corso di questi anni.
Reclamiamo il diritto dei popoli perché si affronti davvero
l’assurdità dell’intero sistema finanziario riportando la politica a esercitare
il suo ruolo.
Incitiamo le donne e gli uomini così duramente vessati a
trovare le forze per dire “NO, noi con ci stiamo”.
Mai come in questo momento “ribellarsi è giusto”.

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