domenica 24 marzo 2013

IL DISASTRO DEL GOVERNO MONTI – FORNERO : DALLA RIFORMA APPROVATA DA PD E PDL NIENTE LAVORI FISSI, CROLLANO I PRECARI di Franco Astengo


La ministra Fornero
immagine dal sito:
repubblica.it


Due considerazioni di carattere politico: la prima riguarda l’assordante silenzio dei sindacati (tutti i dati fin qui esposti sono di fonte imprenditoriale), la seconda il ruolo dei partiti, PD e PDL, durante il governo Monti.
Entrambi approvarono (la stesura finale del provvedimento passò alla Camera con 393 voti favorevoli): sarà bene non dimenticarlo.


I dati vengono da una analisi Ispo-Confartigianato realizzata attraverso un sondaggio tra le imprese aderenti, quindi da una fonte “terza” e non sospetta di interessi “politici” di parte, e le sue risultanze appaiono inequivocabili: gli effetti della legge Fornero sul mercato del lavoro sono stati assolutamente disastrosi.
Si calcola una perdita giornaliera di 1.641 posti di lavoro, non si fanno più neanche contratti atipici (-24% per parasubordinati e intermittenti)..
Sono i numeri che parlano.
E nessuno dice che la riforma Fornero abbia migliorato il mercato del lavoro.
Anzi è esattamente il contrario: è cresciuta la disoccupazione (era al 10,6% nel luglio 2012, mese di entrata in vigore della legge, oggi è all’11,7% con un aumento più che doppio rispetto alla zona euro), si è ridotta l’occupazione (c’erano 23 milioni di occupati, ce ne sono 22,7).
I peggiori risultati degli ultimi 9 anni.
La precarietà è rimasta quella che era ma sempre più non c’è nemmeno il contratto atipico per sfuggire alla disoccupazione.
Certo c’è la crisi, la più grave e la più lunga del dopoguerra.
Ma se la riforma non è riuscita minimamente a frenare l’emorragia dei posti di lavoro cominciata con il fallimento della Lehmann and Brothers vuol dire che davvero qualcosa non fa funzionato: come aveva indicato da subito lungimiranti oppositori, scambiati per i soliti gufi del “no” vogliosi soltanto di impedire il pieno e libero dispiegamento della forze del mercato.
C’è, ancora, un ultimo dato considerare, riguardante il fatto che, come sostiene anche un’indagine degli industriali del Piemonte e della Lombardia, l’impatto negativo della riforma Fornero è stato molto maggiore nelle piccole imprese.
Risultato: minore occupazione, minore flessibilità, minore competitività del sistema, arretramento nei consumi e nelle condizioni complessive di vita dei ceti più deboli.
Due considerazioni, per finire, di carattere politico: la prima riguarda l’assordante silenzio dei sindacati (tutti i dati fin qui esposti sono di fonte imprenditoriale), la seconda il ruolo dei partiti, PD e PDL, durante il governo Monti.
Entrambi approvarono (la stesura finale del provvedimento passò alla Camera con 393 voti favorevoli): sarà bene non dimenticarlo.

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