venerdì 15 marzo 2013

ARTICOLO 49 DELLA COSTITUZIONE: FINANZIAMENTO PUBBLICO, NUMERO DEI PARLAMENTARI, VINCOLO DI MANDATO di Franco Astengo




L’avvio della XVII legislatura repubblicana appare contraddistinta, sulla scorta del successo elettorale ottenuto dal movimento 5 Stelle, da una sorta di frenesia “riformista” rivolta al ruolo dei Partiti, del Parlamento, degli stessi Parlamentari eletti.


Un movimento d’opinione favorito, ovviamente, dalle enormi responsabilità che sul piano del rapporto tra etica e politica si sono accumulate nel tempo provocando il massimo di giusta indignazione popolare: dalla quasi totale assenza, ormai da molti anni, di un corretto procedimento legislativo, di una trasformazione dei partiti progressivamente passati dal “partito acchiappatutti” che ha caratterizzato l’evoluzione del nostro sistema politico a partire dagli anni’80 del XX secolo, fino al riapparire sulla scena di una sorta di “partito di notabili” (provvisto di un’enorme capacità di spesa e di un altrettanto enorme potere di nomina) che, favorito anche da una pessima legge elettorale, si è configurato, alla fine, in una sorta di “partito di cartello”, all’interno del quale ha allignato quella che, giornalisticamente, è stata definita “casta” favorendo conflitti d’interesse, trasformismi, assoluta (e voluta) incapacità di fronteggiare i temi reali che investono la vita quotidiana.

All’interno di questo quadro si è avuta, prima, l’affermazione del “governo tecnico” (in realtà un governo di destra feroce sul piano sociale) e “rottamatori” di vario tipo: fra i quali, ripeto, si è distinto con un’affermazione elettorale senza precedenti per una formazione all’esordio, il M5S che ha preso i voti all’insegna del motto “Tutti a casa”.

Sono così fiorite le proposte di abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, di dimezzamento del numero dei parlamentari, di cancellazione dell’articolo 67 della Costituzione che colloca la funzione parlamentare “al di fuori da ogni vincolo di mandato”.

Mi è già capitato di spiegare, in specifiche occasioni, la mia persona contrarietà a questo tipo di misure: una contrarietà che esprimo per un motivo di fondo, quello della difesa della rappresentatività politica, non soltanto dei singoli parlamentari, ma dell’intero sistema dei partiti.

Senza scendere negli aspetti specifici delle diverse situazioni provo allora a riassumere un discorso sulla democrazia repubblicana che, alla fine, è il vero bene che mi piacerebbe salvaguardare, esponendo per sommi capi quello che considero lo spirito dell’articolo 49 della Costituzione Repubblicana: quello che si occupa dei partiti politici, soggetti che mi permetto di considerare ancora indispensabili per il funzionamento corretto di un sistema politico.

La stesura dell’articolo 49 va, comunque, storicamente inquadrata: si era appena usciti dal fascismo e l’Assemblea Costituente era dominata dalla presenza dei grandi partiti di massa che garantivano, in quella fase e per un lungo periodo, l’effettivo radicamento dell’intero sistema all’interno di una società sicuramente meno complessa dell’attuale.

Il prof. Sartori definisce il partito “un qualsiasi gruppo politico identificato da un’etichetta ufficiale, che si presenta alle elezioni, ed è capace di collocare, attraverso le elezioni, i suoi candidati alle cariche pubbliche”.

Per garantire la piena indipendenza, nonché la libertà da vincoli burocratici che possono condizionarne (come avveniva nel regime fascista) il funzionamento, il nostro ordinamento considera il partito un’associazione non riconosciuta e come tale non soggetta ad alcuna specifica normativa che ne possa limitare l’attività.

Da questo concetto di fondo nacque il dettato dell’articolo 49 che testualmente recita: “ tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi in partiti, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Di conseguenza i partiti dovrebbero svolgere queste funzioni, proprio “ per realizzare il metodo democratico necessario per concorrere a determinare la politica nazionale”:

-        Strutturazione della domanda politica

-        Strutturazione del voto

-        Socializzazione politica

-        Reclutamento e selezione dei governanti

-        Controllo dei governati sui governanti

-        Formazione delle politiche pubbliche

I temi delicati che ho cercato di enunciare all’inizio, in particolare quello del finanziamento pubblico dei partiti, dovrebbero essere analizzati alla luce di questo tipo di funzioni: è evidente come, nel corso del tempo, si sia verificato un totale allontanamento da parte del sistema dei partiti nel suo insieme.

Occorre indagare sulle ragioni di quest’allontanamento e aprire sotto quest’aspetto una battaglia politica: la ragione di fondo, a mio avviso, infatti, è risieduta nel prevalere del concetto di governabilità, inteso quale fine esaustivo dell’azione politica, in luogo di quello di rappresentatività che, in effetti, era quello che la Costituzione affidava ai partiti politici e alle loro rappresentanze parlamentari, riconoscendo e promuovendo il pluralismo democratico come fondamento della vita politica e sociale del Paese.

Occorre indagare e riflettere: la sinistra d’alternativa, priva in questo momento di rappresentanza parlamentare, potrebbe promuovere questa riflessione nel momento in cui appare del tutto necessario la ricostruzione di una sua adeguata soggettività politica, partendo dallo scioglimento dei soggetti residuali ancora esistenti e promuovendo un forte movimento di ricostruzione, partendo dal basso proprio in nome dei principi di fondo contenuti nell’articolo 49 della nostra Costituzione.

Franco Astengo

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