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| dal sito: www.presseurop.eu |
E’ possibile, anzi probabile, che in precedenza alla
scadenza elettorale europea, prevista per la primavera del 2014, si svolgano
nuovamente in Italia le elezioni legislative generali anticipate: questa
previsione però non può rappresentare un ostacolo perché non si avvii tra i
soggetti della sinistra comunista e d’alternativa e i tanti (i più) che se ne
trovano al di fuori un dibattito volto a concretizzare alcune ipotesi, in vista
di quella scadenza.
E’ evidente l’importanza della politica europea in questa
fase di gestione della crisi che continua a essere sviluppata, da parte
dell’’UE, in chiave liberista e in nome degli interessi delle grandi banche.
E’ in corso un
dibattito sul tema dell’euro che è stato ben riassunto da Alfonso Gianni in un
suo articolo apparso sulle colonne del “Manifesto” in questo mondo, che
riprendo testualmente: “ la scelta chiama in campo questioni complesse…la
sinistra radicale si divide tra chi vorrebbe un piano per l’uscita dall’euro e
chi sostiene la ridiscussione dei trattati senza passare dalla fuga della
moneta unica”. E più avanti considera che “ i due piani almeno per un
considerevole percorso, potrebbero nella pratica, se non coincidere, almeno
tenersi per mano senza divisioni così aspre tra l’uno e altro. In altre parole
lo spazio oggettivo per un europeismo di sinistra si è allargato e non
ristretto..”.
Nel testo di un altro articolo, apparso sull’almanacco di economia
di Micromega e ripreso in parte dallo stesso “Manifesto”, Mario Pianta invece
fornisce le cifre esatte di un fenomeno che mi è già capitato di segnalare come
di grande importanza: quello della massiccia operazione di vera e propria
“ricollocazione di classe” che proprio la gestione liberista della crisi sta
provocando. Scrive Pianta: “ ciascuno dei 10 individui più ricchi d’Italia ha
una ricchezza pari a quella di 300.000 italiani poveri. Oggi 9 italiani su 10
stanno peggio, ma reagiscono individualmente, allentando la percezione della
propria condizione e tollerando di più la differenza con i vertici della
piramide sociale”.
Mi sono permesso di prendere spunto da questi due importanti
interventi al fine di analizzare una prima possibilità: quella che la
saldatura, a livello politico, tra questo tipo di tematiche e quella –
altrettanto decisiva- del “deficit democratico dell’Europa” possa avvenire,
nell’occasione delle prossime elezioni europee, attraverso la presentazione di
un programma chiaramente anticapitalistico (senza confusione con riduttivi
antiliberismi) che chiaramente abbia al suo interno elementi di proposta posti
sul piano della transizione (nazionalizzazioni, intervento pubblico in
economia, welfare state, ecc..): un programma sulla base del quale si dovrebbe
dar vita a una lista comunista e di sinistra d’alternativa collegata sul piano
internazionale a tutti i soggetti omologhi proponendo ad essi la formulazione di alcuni
punti specifici comuni caratterizzati marcatamente dalla “dimensione di classe”
.
Una lista comunista e
della sinistra d’alternativa proposta nell’ambito di quel processo di costruzione di nuova
soggettività che mi pare indispensabile sia messo in moto al più presto.
Per realizzare al
meglio questa possibilità il tema del “deficit democratico” dell’Europa
diventa, quindi, decisivo quale elemento di vera e propria saldatura nella
dialettica esistente tra posizioni diverse.
Un tema da affrontare attorno a tre punti:
1) L’antifascismo:
i germi del fenomeno fascista sono ben presenti in molti paesi e- addirittura –
in Ungheria siamo ben oltre le semplici prove di governo. Non si deve trattare
di una semplice dichiarazione d’intenti, ma di un elemento fondativo di una
battaglia politica che i comunisti e la sinistra d’alternativa debbono saper
portare avanti con grande forza;
2) La
costituzione: in passato abbiamo avuto diversi tentativi tutti falliti. E’
necessario, dal nostro punto di vista, che si riprenda il cammino europeo in
quella direzione. Certamente si tratta di un punto di proposta politica in
questo momento assolutamente minoritaria all’interno del quadro politico
dell’Unione ma proprio per questo motivo è necessario sia valorizzata quale
peculiarità di uno schieramento che si propone una radicale trasformazione
degli equilibri;
3) Il
Parlamento: sul ruolo del Parlamento europeo, sulla necessità di assegnare a
questo consesso compiti pienamente legislativi su determinate materie, va
sviluppata un’altra azione politica di grande respiro e altrettanta forza.
Naturalmente non ho approfondito aspetti di dettaglio che
pure dovranno essere elaborati con attenzione: ripeto, nel quadro dell’ipotesi
di costruzione di un’adeguata soggettività politica rappresentativa dei
comunisti e della sinistra d’alternativa, l’obiettivo delle elezioni Europee
2014, significandone l’importanza da subito e avviando un lavoro di tipo
programmatico ed anche d’identificazione politica, deve essere indicato con
assoluta precisione.

2 commenti:
Questo progetto mi pare castrato sul nascere, parte da buone intenzioni e finisce per autocastrarsi nonostante le premesse.
Prima il compagno Astengo afferma che è necessario un programma anticapitalista che non si riduca ad un semplice neoliberismo che maschera l'abbandono della prospettiva di superamento della società capitalista in se per la costruzione di un sistema comunista attraverso un rivoluzione totale.
Poi conclude con 3 punti programmatici che vogliono rimanere interni addirittura all'alveo delle proposte politiche socialdemocratiche se non semplicemente liberali con i 3 punti di -antifascismo (e anche un liberale può esser daccordo probabilmente); - costituzionalismo (tutto interno all'Europa esistente e senza parlare dell'impossibilità di ottenere una costituzione anticapitalista se non si supera l'economia capitalistica); - parlamentarismo (la più grande accettazione di una sovrastruttura borghese funzionale al mantenimento della struttura capitalistica e del dominio della classe borghese).
Cristian Briozzo,
Partito Comunista dei Lavoratori, Savona
Caro Briozzo ritengo di sebba sempre tenere a mente che, non trovandoci innegabilmente in una fase pre-rivoluzionaria, è necessario aprire una fase di transizione (tenendo presente anche le diverse esperienze nella storia dei comunisti e del movimento operaio). Ecco quel quadro di proposte mi paiono le più adatte per portare avanti un impianto programmatico di fase, facendo i conti anche con le soggettività esistenti sul piano sociale e politico. Altro piano, ovviamente, è quello del progetto di trasformazione radicale della società che, costruite le condizioni (anche su questo la storia dovrebbe esserci di tesoro) non potrà che avvenire per via rivoluzionaria. Si badi bene; questo schema, relativo alla fase di transizione, è tutto meno che la politica dei due tempi. Grazie per l'interlocuzione Franco Astengo
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