In un Paese, l'Italia di oggi, al centro di un
processo di destrutturazione economica, sociale, culturale e politica laddove
non è possibile, nella sede del Senato della Repubblica, citare un intervento
del Capo dello Stato senza incorrere in avviso di "lesa maestà", con la
democrazia ridotta al lumicino ed un conflitto sociale che non trova possibilità
d'espressione ed appare ridotto alla disperazione dei tanti suicidi per assenza
di prospettive di vita, non basta quanto propone Marco Revelli al riguardo della
costruzione di un soggetto politico posto "fuori dalle Mura di Bisanzio" ed
appare del tutto al di sotto di ciò che richiede lo stato di cose in atto la
proposta di un "soggetto del cambiamento" avanzata da Giulio Marcon e Giorgio
Airaudo (entrambi, fra l'altro, accomodatisi in Parlamento sotto l'ala
protettrice dell'accordo con il PD e quindi in una situazione oggettiva di
dipendenza politica: privi ciòe' dell'essenziale requisito
dell'autonomia).
Serve, subito, la ricostruzione per intero di un
"campo dell'opposizione" sociale e politica, compiendo una analisi che così
propongo: non si tratta soltanto del dominio dei banchieri di Francoforte o
dell'assoluta debolezza di un Paese privo di politica estera e sottoposto a
tutti i ricatti (dal caso "Kazakhistan" a quello dell'agente della CIA coinvolto
nel caso Abu Omar e già fuggito insalutato ospite con l'evidente complicità
dell' "amico" americano) ma soprattutto si tratta dell'ormai avvenuta omologazione
culturale e politica tra PDL e PD all'insegna della costruzione di un regime
presidenzialista (già presente nei fatti e collocato ben oltre la realtà
istituzionale) che punterà ancora sul liberismo sfrenato per allargare le
distanze sociali e sulla repressione delle "eventuali" insorgenze.
Un campo dell'opposizione il cui motto potrebbe
riassumersi nell'antico "Ribellarsi è giusto".
Grazie per l'attenzione Franco Astengo

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