L’attacco alle prerogative parlamentari è, forse, il più
feroce tra quelli condotti dalle forze politiche che intendono mutare al fondo
la struttura istituzionale disegnata dalla Costituzione Repubblicana,
trasformando la Repubblica da parlamentare a presidenziale.
Nel corso di questi anni si è cercato, con successo, di
spostare l’antica “centralità” del Parlamento verso il prevalere dei concetti
di “governabilità” e di “decisionismo”: tutte le parti politiche che si sono
alternate al Governo e lo stesso governo dei “tecnici” che ha retto il Paese
dal Novembre 2011 alla Primavera del 2013, hanno concorso pienamente a questo
disegno, espropriando le Camere dalle loro prerogative più importanti ed agendo
prevalentemente, sul piano della produzione normativa, attraverso gli strumenti
dei decreti legge e delle leggi delega.
Il punto di vero deperimento, però, nel ruolo
dell’istituzione parlamentare è stato riscontrato, almeno dal punto di vista di
chi tende a privilegiare la funzione di rappresentanza, nella capacità di
espressione del dibattito politico in
relazione alle diverse “sensibilità” (per usare un termine “togliattiano”)
culturali, politiche, sociali presenti nella società italiana.
Si è così pensato di riprendere i “fondamentali” di questa
delicata materia, tentando di ricostruire – prima di tutto - sul piano teorico
ruolo e funzioni del Parlamento, anche in relazione proprio a quanto disposto
dal dettato costituzionale vigente, tenendo anche conto dell’incidenza che
hanno avuto le diverse modifiche dei regolamenti.
Sia l’eco del principio della tripartizione dei poteri,
interpretata in modo forse eccessivamente meccanico come l’equivalenza tra
Parlamento e potere legislativo, sia l’architettura del testo costituzionale
italiano che dedica grande attenzione alla formazione delle leggi (com’è
definita la sezione II del titolo I della seconda parte), sia, infine,
l’evoluzione specifica del nostro sistema istituzionale nell’arco della seconda
metà del ‘900 che aveva visto le due Camere ( e le loro commissioni) essere
sedi effettive dell’elaborazione di gran parte dell’attività legislativa, hanno
a lungo spinto per un’identificazione pressoché completa delle funzioni
parlamentari con la funzione legislativa.
Il Parlamento italiano, però, come del resto tutti i
Parlamenti degli Stati Democratici, resta titolare anche di altre funzioni,
alcune delle quali altrettanto importanti rispetto a quella legislativa.
Prima fra queste la funzione rappresentativa: a ben vedere,
infatti, quella rappresentativa non è “una delle funzioni” ma la natura stessa
che contraddistingue il Parlamento: tant’è che in sua assenza lo stesso
Parlamento non potrebbe definirsi tale ed è proprio in nome della
rappresentanza, di questa sua natura rappresentativa, che è chiamato a svolgere
tutte le funzioni che gli sono attribuite.
Occorre far notare,
inoltre, che l’attuale legge elettorale in vigore in Italia riduce fortemente
la capacità rappresentativa delle Camere, per una molteplicità di ragioni: dal
premio di maggioranza, alle liste bloccate, all’asimmetria sistemica nella
formula elettorale tra i due rami del Parlamento, alla disparità nella
determinazione delle soglie di sbarramento.
Al fine di cogliere la ricchezza delle funzioni svolte dal
Parlamento, ancora oggi ci si richiama frequentemente all’antica
classificazione delle funzioni parlamentari proposta da Walter Bagehot con
riferimento alla Camera dei Comuni di metà ‘800.
Secondo tale classificazione (Bagehot 1867) il Parlamento
deve: eleggere un buon governo, fare buone leggi, educare bene la nazione,
farsi correttamente interprete dei desideri della nazione, portare
compiutamente i problemi all’attenzione del Paese.
Certo, oggi la classificazione di Bagehot non può più essere
riproposta tale e quale, se non altro perché il rapporto tra Parlamento e
opinione pubblica si è profondamente trasformato, essendo ormai condizionato in
forma decisiva dai mezzi di comunicazione di massa e dal processo d’innovazione
tecnologica che questi hanno incontrato, in maniera vorticosa, in particolare
durante l’ultimo decennio.
Dell’antica classificazione di Bagehot debbono però essere
mantenuti gli aspetti senza dubbio più acuti e innovativi consistenti, da un
lato, nella consapevolezza che le funzioni del Parlamento si muovono lungo uno
spettro ampio e debbono, perciò, articolarsi secondo tipologie complesse e non
semplicemente secondo l’asse governo/parlamento, come intendono i corifei della
“governabilità” ad ogni costo.
Riassumendo possiamo così reinterpretare le cinque funzioni
fondamentali del Parlamento:
1) La
funzione d’indirizzo politico, inteso come determinazione dei grandi obiettivi
della politica nazionale e alla scelta degli strumenti per conseguirli, in
specificazione dell’attualizzazione e dell’opposizione – dai diversi punti di
vista – del programma di governo;
2) La
funzione legislativa, comprensiva dei procedimenti legislativi cosiddetti
“duali” che richiedono cioè la compartecipazione necessaria del Governo o di
altri soggetti dotati di potestà normativa;
3) La
funzione di controllo, definita come una verifica dell’attività di un soggetto
politico in grado di attivare una possibile attività sanzionatoria;
4) La
funzione di garanzia costituzionale, da interpretarsi come concorso delle
Camere alla salvaguardia della legittimità costituzionale nella vita politica
del Paese;
5) La
funzione di coordinamento delle Autonomie, sempre più complessa da attuare in
un sistema che, nelle sedi di raccordo esistenti sia a livello internazionale
che infranazionale tende a privilegiare il dialogo tra esecutivi.
In conclusione si può affermare che è chiamata in causa
l’attività del Parlamento come organo dello Stato – ordinamento: cioè la
Repubblica e di conseguenza la priorità dell’assolvimento del compito della più
elevata capacità rappresentativa della molteplicità di articolazioni politiche,
sociali, culturali, esistenti nella realtà nazionale.
Al fine di realizzare al meglio questo compito entra in
scena, quale fattore fondamentale, la legge elettorale: un tema di grande
delicatezza al quale va prestata grande attenzione in un’ottica “sistemica” e
non certo d’interesse contingente di questa o quell’altra forza politica.

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