In questo senso ci rivolgiamo al gruppo di compagne e
compagni che stanno costruendo “Ross@” intendendoli come punto di riferimento
nella costruzione di questo ampio “campo dell’opposizione”: va lanciato subito
un messaggio che indichi la necessità e l’urgenza del muoverci in questa
direzione, chiedendo a tutti coloro che – indipendentemente dalle appartenenze
residue oppure privi di appartenenza diretta – possono riconoscersi in questo
progetto.
L’episodio di oggi, mercoledì 10 luglio 2013, è clamoroso: i
lavori del Parlamento resteranno fermi per un giorno (e di conseguenza la
democrazia sarà sospesa) per scelta convenuta (al di là delle immagini di
facciata) tra i due maggiori partiti presenti nel sistema politico italiano,
facendo così slittare anche il voto sulla mozione che chiede lo “stop”
all’acquisto degli F35.
Un episodio di estrema gravità anche se si fosse aderito ad
una sospensione di cinque minuti perché
la ragione di questa sospensione è quella della protesta avanzata dal
gruppo PDL avverso l’annuncio da parte della Corte di Cassazione al riguardo
dell’emanazione della sentenza, il prossimo 30 Luglio, sul caso
“Berlusconi - Mediaset”.
Il solo commento possibile è questo fatto è quello relativo
all’emergere, in questo frangente, di vere e proprie prove “tecniche di
regime”, del rilevarsi di un pericolo fenomeno di collusione, dell’evidenziarsi
di una vera propria comune concezione
della politica tra PDL e PD.
I principali protagonisti del sistema politico italiano
dimostrano così di spingere verso formule istituzionali di ulteriore
restringimento nei margini di agibilità democratica, di dispregio della
centralità del Parlamento: il PD che avrebbe dovuto presidiare la Camera e il
Senato in un momento di così grande difficoltà aderisce, invece, alla richiesta
di chi protesta avverso (è bene notarlo) verso l’annuncio di una sentenza della
magistratura.
Era già capitato all’epoca di Tangentopoli che le più
importanti forze politiche si dirigessero verso un micidiale intreccio tra
“maggioritario” e “personalizzazione” (mentre, al riguardo del “vincolo
esterno” si compivano gli atti fondamentali che avrebbero aperto la strada al
“massacro europeo”) che ha causato danni incalcolabili alla democrazia
italiana, creando le condizioni per una messa in discussione delle fondamenta
della Costituzione Repubblicana.
Adesso l’attesa sentenza della Cassazione al riguardo di uno
dei tanti “casi Berlusconi” potrebbe aprire (finalmente, per molti) la strada a
un’altra revisione del sistema in senso maggioritario/presidenzialista,
compiendo così il disegno di un bipartitismo votato, su entrambi i fronti, al
culto della “governabilità” orientata nel senso del restringimento ulteriore
nei rapporti tra società e politica e del taglio del cosiddetto “eccesso di
domanda” (il procedere della crisi, un’occasione ghiotta, che mi pare
lorsignori stiano sfruttando al meglio).
Un esito paradossale ma non troppo considerate le premesse
maturate da tempo. Si leveranno alti i lai del “ridotto della Valtellina” di
quello che è stato malamente definito “berlusconismo”, ma le soluzioni sono già
pronte e, dal nostro punto di vista, assai poco confortanti.
E’ stata illuminante una frase pronunciata da Goffredo
Bettini, gran regista di tutti gli intrighi del PD, a margine della
presentazione di uno dei tanti documenti – specchietto – per – le allodole in
vista della “kermesse” di quel partito (che non osiamo definire
congresso…davvero non osiamo): “adesso costruire un solo campo democratico”.
E’ quello l’obiettivo vero della “vocazione maggioritaria”:
“un solo campo democratico” (con un’arrogante appropriazione del termine
“democratico”, fra l’altro) all’interno del quale due forze, del tutto simili
nelle loro prerogative di fondo, si contenderebbero il governo (ben
distinguendo il governo dal “potere reale” che apparterebbe a entrambe) non
supportate dal consenso popolare, ma dall’uso dei meccanismi della forma di
governo (il sistema presidenziale e/o semipresidenziale) e del funzionamento
delle istituzioni (sistema elettorale maggioritario a doppio turno; un solo
ramo del parlamento elettivo assai ridotto numericamente, con funzioni di mera
ratifica della decretazione).
L’espressione, insomma, di un “regime” attuato da due
partiti omologhi nella cultura di fondo, con qualche sfumatura sul piano dei
valori, ma entrambi collocati saldamente nel campo neo-liberista e nella
ricostruzione piena dei meccanismi che hanno portato proprio alla crisi nella
quale ci stiamo trovando.
Abbiamo espresso molto schematicamente questa prospettiva
che ci appare, però, a breve la più prevedibile.
Che fare, allora?
Tralasciamo per mere ragioni di economia del discorso
l’analisi delle condizioni materiali nelle quali versano i ceti sociali più
deboli, delle devastazioni sociali attuate nel corso di questi anni, della vera
e propria repressione che è stata portata avanti nei confronti delle istanze di
democrazia, eguaglianza, solidarietà sociale che pure erano state patrimonio
della sinistra italiana per lunghi anni.
Neppure ci soffermiamo sul disastro realizzato dai dirigenti
della cosiddetta “sinistra radicale” dimostratisi del tutto incapaci di
esprimere una propria autonomia di pensiero legandosi invece al carro del
politicismo, della governabilità, di un “meno peggio” rivelatosi, alla fine,
davvero il “peggio”.
Il punto è questo: la costruzione di un unico “campo del
governo” (uscendo dalle finte contrapposizioni frontali e dai richiami alle
armi della “difesa democratica” esige la costruzione, subito, con grandissima
urgenza, del “campo dell’opposizione”.
Un “campo dell’opposizione” da costruire senza
minoritarismi, nella convinzione dell’ampiezza dello spazio politico a
disposizione così come questo può essere offerto dalla complessità delle
contraddizioni sociali emergenti e dal loro ricondursi – nella crisi – a una
precisa dimensione di “classe”, esprimendo un’autonomia complessiva di pensiero
e d’azione della quale non possono disporre – tra l’altro – i soggetti
parlamentari oggi apparentemente contrari alle “larghe intese” (sia SeL sia il
M5S risultano, essere, irrevocabilmente intrisi degli elementi fondativi del
“campo del governo”, dall’internità al campo liberista sul piano economico –
sociale, al basarsi sul concetto “presidenzialista” della personalizzazione, al
reclamare l’utilizzo dei diritti civili di “nuova generazione” al di fuori del
quadro della contraddizione principale descritta dall’analisi marxiana, che
mantiene intatta la sua validità ed attualità).
In questo senso ci rivolgiamo al gruppo di compagne e
compagni che stanno costruendo “Ross@” intendendoli come punto di riferimento
nella costruzione di questo ampio “campo dell’opposizione”: va lanciato subito
un messaggio che indichi la necessità e l’urgenza del muoverci in questa
direzione, chiedendo a tutti coloro che – indipendentemente dalle appartenenze
residue oppure privi di appartenenza diretta – possono riconoscersi in questo
progetto.
Occorre superare incrostazioni, remore, esitazioni: serve in
tempi rapidi l’avvio del processo di formazione di una nuova, compiuta,
soggettività politica.
Il tutto, naturalmente, non potrà rimanere ristretto
nell’ambito dei confini nazionali: bussano alle porte i temi delle grandi
deflagrazioni sociali in atto in tutto il mondo e la scadenza delle elezioni
europee 2014.
Il dibattito dovrà quindi intrecciarsi attorno ai diversi
livelli, con un respiro internazionalista nella costruzione di un’identità
dalla quale produrre egemonia.

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