Pubblichiamo la quarta parte della relazione redatta dall'avv.Carlo Trivelloni nel 1983 per conto della Presidenza Provinciale dell'ANPI e poi rimasta pressochè inedita.
LA P2 IN LIGURIA E A SAVONA
La Commissione Parlamentare per il caso Sindona, verso la
fine di maggio del 1981, rende pubblici gli elenchi dei 953 iscritti alla P2
rinvenuti nell’archivio di Gelli a Castiglion Fibocchi.
La Liguria è “rappresentata” con 37 nominativi, che possiamo
numericamente raggruppare, a seconda della loro qualificazione professionale,
nelle seguenti categorie:
uomini politici o pubblici amministratori 6
dipendenti dello Stato e di Enti pubblici 13
professionisti 7
imprenditori 4
giornalisti 3
altre categorie 4
Le loro vicende sono troppo note perché sia necessario un
riassunto anche sommario.
Come è già stato detto i savonesi sono due: il cap. Angelo
F.Murru e Alberto Teardo.
Il cap. Murru è un ufficiale della Marina militare, addetto
alla capitaneria di Porto di Savona, è presumibilmente di origine sarda e non
si sa nulla di lui: se ammette l’appartenenza alla loggia o se la nega.
Non si sa neppure quale esito abbia dato l’inchiesta che su
di lui sarà senz’altro stata aperta dalle superiori autorità militari.
E’ un ufficiale provvisoriamente residente a Savona per
motivi di servizio e non si conosce la sede di provenienza.
Non risulta abbia avuto legami con partiti, organizzazioni,
circoli operanti nel savonese.
Se ha aderito alla P2, l’avrà fatto per avere qualche
vantaggio nella carriera.
Il suo caso, presumibilmente, non ha nessuna importanza per
il nostro studio.
Alberto Teardo, al momento della pubblicazione degli
elenchi, era il vice-presidente socialista della Giunta regionale e assessore
all’urbanistica.
Consigliere regionale dal 1970, più volte assessore: ai
lavori pubblici, alla formazione professionale, al bilancio.
In Liguria è il caso più clamoroso e più discusso di
presunto piduista.
Negli elenchi di Gelli è classificato come segue: Teardo
Alberto, Albisola. Vice presidente Regione Liguria. Tessera 2027, Codice E.
19,78, data 21/3/1978, gruppo 15, fascicolo 0341, quote versate 1978-79
£.1.000.000 con ricevuta 291 del 28/8/1979, grado 3° (maestro), barrato giallo.
Oltre a ciò che è comprensibile secondo il comune
linguaggio, in codice è detto che trattasi di un fratello massone effettivo,
che appartiene alla categoria inquadrata tra gli enti vari, che è stato
assegnato al gruppo 15 (Liguria) e che il suo nome è stato evidenziato da Gelli
con pennarello giallo sul tabulato degli iscritti.
Dagli elenchi risulta anche che Teardo è stato “secondo
referente” del ten.col. dei Carabinieri Gianfranco Sabatini, tessera 2239.
Due strani dati vengono subito notati: la ricevuta
associativa di Teardo è contrassegnata con il numero immediatamente superiore a
quella del genovese senatore socialista Franco Fossa, che reca appunto il
numero 290; i due risultano, dagli elenchi, i due maggiori contribuenti della
P2; le loro quote infatti sono di un milione di lire ciascuno per gli anni
1978-79.
Teardo non smentisce subito l'appartenenza alla P2 “Il
Vice-Presidente, per ora, non ha nulla da dire”, dichiarano in Regione, poi nei
giorni successivi, afferma di essere massone, ma non piduista.
Ed infine tira fuori l'asso dalla manica: una lettera che
William Rosati, capogruppo della P2 per la Liguria (sono 17 in tutta l'Italia),
gli ha scritto per scagionarlo dall'adesione alla Loggia.
Vale la pena di esaminarla nel testo pubblicato, nella sua
parte fondamentale, dal Secolo XIX del 28 giugno 1981.
Rosati scrive a Teardo ricordando di avergli chiesto, “tempo
addietro”, di aderire alla P2, ma di aver ricevuto da lui un secco rifiuto
“perché la cosa gli creava tante difficoltà e problemi”.
Rosati nella lettera prosegue affermando: “Il tuo diniego di
allora dimostra ancora una volta che tu, seppur più giovane di me, hai saputo
cogliere aspetti non del tutto chiari sulle finalità di qualche membro della
P2, aspetti e finalità che purtroppo mi sfuggirono”.
Secondo Rosati, dunque, Teardo stando al di fuori di
un'associazione segreta (definita tale dai “ tre saggi” e disciolta con Legge
25/1/1982, n. 17), sarebbe stato in grado di gettare dentro di essa uno sguardo
più penetrante del suo.
Ma, ammesso che Rosati dica il vero, come faceva Teardo a
conoscere “ aspetti non del tutto chiari sulle finalità di qualche membro della
P2”, quando nulla era ancora trapelato sui nomi degli affiliati ad una
associazione segreta?
Quali persone e quali finalità, visto che non mancano i nomi
di pericolosi nemici della Repubblica negli elenchi di Gelli.
E quali atti o propositi per raggiungere le sopraddette
finalità?
Teardo segnalò alle competenti autorità che il Rosati era
affiliato ad una associazione pericolosa per le Istituzioni?
Egli non avrebbe certamente fatto dei rilievi parlando della
P2 con Rosati se avesse appreso che un ufficiale o un impiegato statale
ambivano semplicemente ad una promozione con la raccomandazione della Loggia.
Ciò è deprecabile, ma tra “fratelli” quegli aiuti rientrano
nella normalità e non vi sarebbe stato da stupirsi; non sono queste,
evidentemente, le finalità di cui si tratta.
Teardo, comunque, dopo aver resa pubblica la lettera
premurosa di rosati se ne sarà ben avvalso e questa, è ragionevole pensarlo,
avrà influito sulla decisione della Commissione Centrale di Controllo del PSI,
che nella sua riunione del 22/7/1981 con dodici voti a favore e quattro
contrari, lo assolve insieme ad altri cinque compagni. La C.C.C. “ritiene che
sulla base dei dati sinora in suo possesso non emergono elementi certi che
provino la loro appartenenza alla P2 di Gelli, mentre esiste una loro solenne
dichiarazione d'onore in senso negativo alla quale la C.C.C. Non può non
attribuire valore determinante revocando, perciò, nei loro confronti l'obbligo
di astensione dall'esercizio delle funzioni interne ed esterne”.
Tra gli assolti c'è anche il ligure senatore franco Fossa,
al quale tuttavia viene comminata “una formale deplorazione per il
comportamento contraddittorio nella fase istruttoria dinnanzi alla C.C.C.
medesima”.
In data anteriore, nel giugno del 1981, la Procura della
Repubblica di Roma aveva preso una clamorosa decisione, contestata dalla
Commissione Anselmi.
Aveva inviato comunicazioni giudiziarie per associazione a
delinquere ai diciassette capi gruppo della P2, compreso il Rosati, ritenendo
in sostanza tutti gli altri iscritti degli ingenui raggirati dai sopra
menzionati. Il quell'occasione, secondo Il Secolo XIX del 14/2/1982, Rosati
disse di conoscere soltanto di vista Licio Gelli (“l'ho incontrato
all'Excelsior a Roma dove alloggio”) e ammise di essere di essere massone, ma
non affiliato alla P2. È appena il caso di ricordare che nei documenti della P2
sequestrati a Castiglion Fibocchi è stata rinvenuta anche “una fitta
corrispondenza di Rosati con Gelli”. (Il Mondo, 7/8/1981)
Ma Teardo non esita ad accusare il proprio amico e garante,
quando comparendo l'8/7/1982 davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta
sulla P2 dopo aver confermato la versione di rosati e il rifiuto oppostogli ad
aderire alla loggia segreta, spiega che l'assegno di un milione di lire per
quote associative, rinvenuto tra le carte di Gelli, è sicuramente un falso e il
responsabile di questa macchinazione va identificato proprio in William Rosati.
(Il Secolo XIX, 9/7/1982).
Ma quando teardo fa queste dichiarazioni rosati non può
smentirlo e soprattutto non può ritirargli la lettera liberatoria di non
appartenenza alla P2: l'uomo d'affari genovese è morto improvvisamente il
13/2/1982.
Lettere, smentite, accurse: tutto ciò è indubbiamente
torbido e contraddittorio, ma non spetta a noi, comunque, dare un giudizio
definitivo. Non si può però fare a meno di rilevare che all'opinione pubblica
non sono state date spiegazioni sulle origini ed i motivi dell'amicizia tra un
uomo d'affari di destra e un amministratore regionale, per giunta membro del
Comitato Centrale del PSI. Si deve rilevare, infine, che Rosati è stato
indicato dalla stampa come uno dei più autorevoli promotori del famoso Comitato
di Montecarlo o Comité o Superloggia. È vero che Enzo Giunghiglia, capo gruppo
n. 11 per la Toscana, dopo il suo arresto, sostenne la tesi che “il Comitato
non operò mai, fu una specie di splendido sogno di William Rosati” (nel
frattempo morto), secondo quanto riferisce Repubblica del 24/7/82.
Ma lo stesso quotidiano scrive anche, nello stesso giorno,
che “da quanto era già emerso nel corso delle audizioni della Commissione P2 e
soprattutto dai dossiers inviati dal Viminale si era già arrivati ad ipotizzare
uno stretto collegamento tra il Comitato e certi traffici d’armi”.
Il Comitato, non dimentichiamolo, è anche al centro delle
indagini per la strage di Bologna.
Assolto dal suo Partito, morto Rosati, ritardato il processo
pendente contro di lui e altri nove pubblici funzionari liguri accusati di
appartenenza alla P2 davanti al Pretore di Genova Marco Devoto (violazione
dell’articolo 212 del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza), prima con la
ricusazione del giudice respinta dal Tribunale poi con l’istanza di incompetenza
territoriale e la trasmissione degli atti alla Cassazione, Alberto Teardo,
pensa di essere fuori dalle vicende giudiziarie.
Tace e non si conosce alcun suo giudizio di condanna della
loggia di Gelli.
“La gente se ne frega della P2” aveva dichiarato in
un’intervista (Panorama 21/6/82).
Da parte dei suoi fedeli, funzionari di partito, giornalisti
addetti all’immagine del Capo, v’è la trasparente e, in certi casi, addirittura
smaccata simpatia per le logge e, comunque, non si da mai contro alla P2.
Questo atteggiamento è unito alla manifesta insofferenza
verso Sandro Pertini per le sue cristalline e decise prese di posizione.
Ma è proprio Armando Corona, Gran Maestro del Grande Oriente
d’Italia, ed inviare il nome di Teardo insieme ad altri 297 “fratelli” tutti
“in sonno” (cioè muratori a pieno titolo pur non svolgendo alcuna attività
massonica) alla Commissione Parlamentare P2 che ne aveva fatto richiesta per
verificare se, sotto la maestranza del generale Ennio Battelli, alcuni presunti
piduisti avessero prudentemente deciso di “assonnarsi” abbandonando la loggia
del venerabile Licio Gelli.
Tre di questi “fratelli” sono savonesi: Enrico Audiffred, un
ingegnere socialdemocratico delle cui attività massoniche non si hanno notizie,
e due socialisti, Aldo Chiarle e Alberto Teardo.
Due “fratelli” legati a filo doppio come vedremo in seguito.
La notizia è stata data dall’Espresso del 15/8/82; lo stesso
settimanale nel numero del 10/10/82 annuncia inoltre che alla Commissione
parlamentare P2 “sta per arrivare un elenco di 53 nominativi appartenenti a
personaggi i cui nomi si trovano nella famosa lista sequestrata, nel marzo
1981, negli uffici di Licio Gelli”.
In questo elenco “speciale”, sul cui significato non si
hanno notizie, figurano il nome di Alberto Teardo e quello di Michele Fossa,
consigliere regionale, figlio del senatore Francesco.
L’Espresso riporta i nomi più importanti e quindi non si sa
se Audiffred e Chiarle vi sono compresi.
D’altra parte Teardo non è solamente citato nell’elenco dei
953: “Repubblica” del 5/10/82 informa che….”La sua appartenenza alla P2 sarebbe
confermata dagli elenchi consegnati da Gelli e Salvini ai magistrati fiorentini
che indagavano sulla strage dell’Italicus e sul sequestro del figlio di
Ortolani”.
Se questo fosse vero sarebbe di una gravità estrema.
Lo stesso giornale riporta poi l’informazione, senza dirne
la fonte, secondo la quale Teardo sarebbe stato iniziato nel 1974 dal Gran
Maestro Lino Salvini in una “Agape Bianca” a Firenze, ma da allora non avrebbe
più avuto alcun rapporto con l’Oriente di Palazzo Giustiniani e in particolare
con la loggia P2 di Firenze”.
Forse la fonte è la stessa citata in seguito dall’Unità
l’1/2/83 e consistente in uno scambio di lettere avvenuto nel 1978 tra Giovanni
Ghinazzi allora Gran Maestro della Loggia di Piazza del Gesù e Raffaele Giuffrè
della loggia Mistral di Varazze, sempre di Piazza del Gesù, documenti che
sembra siano stati acquisiti dalla Commissione Parlamentare P2.
L’Unità ne deduce che comunque i contatti con la P2 ci
sarebbero stati.
A noi queste notizie sembrano contraddittorie tra di loro.
Gli elenchi consegnati ai magistrati di Firenze
comprendevano infatti gli iscritti anteriormente al 1974, secondo quanto da più
parti sostenuto, compresi Rossi e Lombrassa (v.libro citato) e quindi le
ipotesi non coincidono cronologicamente e non possono essere entrambe vere.
Il caso del Presidente della Regione Liguria suscita sempre
un interesse che non accenna a diminuire, anche da parte della stampa
nazionale.
L’Espresso del 6/2/83 ha pubblicato, infatti, un trafiletto
dal titolo: “Un presentatore di nome Teardo” in cui è detto “dallo archivio
uruguayano di Gelli, trasmesso qualche mese fa alla Commissione Parlamentare
che indaga sulla P2, è spuntato fuori un fascicoletto riguardante i trascorsi
della P2 dell’industriale del vino Marco Folonari. Ebbene, tra i referenti,
ovvero i presentatori dell’industriale alla loggia massonica, c’è proprio lui
Alberto Teardo, in compagnia del magistrato di Ravenna Domenico Raspini, e del
Presidente dell’ospedale regionale di Genova, Francesco Imperato”.
Riteniamo però che la notizia di maggiore importanza l’abbia
data l’Espresso del 15/8/82 (da noi più sopra riportata), pubblicando
quell’elenco in cui Chiarle e Teardo figurano insieme, soli su tremila iscritti
al PSI nella Provincia di Savona.
Questo abbinamento dovrà ora essere preso in seria
considerazione trattando delle misteriose origini del Centro di Azione
Democratica 2.

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