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| Robert Dahl www.samfundsviden.dk |
L’intento che si pensa di voler esprimere attraverso questo
intervento è quello di suscitare un dibattito attorno alle forme dell’agire
politico oggi, partendo da un’analisi di quello che è stato e potrebbe essere anche
in futuro il partito di massa.
Si tratta di un discorso rivolto alle forze della sinistra d’alternativa
e d’opposizione, quelle forze collocate al di fuori da quello che è stato
felicemente definito “sistema PD” e in particolare alla costruenda Ross@, perché
si trovi il coraggio di riflettere per tempo su questi temi, abbandonando
timidezze e timori derivanti, magari, da una lunga stagione di sconfitte e dal
crescere, in questo modo, di tensioni minoritarie e /o movimentiste, legate a
un senso di pratica politica ormai ridotta all’immediatezza della condizione
sociale: un elemento questo del tutto fondamentale ma che è necessario
accompagnare con il “pensiero lungo” dell’azione politica strutturata,
organica, duratura nel tempo e portatrice di una visione alternativa della
società.
In questo senso, pur con tutti i suoi limiti che pure non
possono essere sottaciuti e/o sottovalutati il partito rimane uno strumento
indispensabile, pur tenendo conto di tutte le esigenze di cambiamento che le
novità nella struttura sociale, nella tecnologia, nella possibilità di
comunicazione, nello stesso senso comune di rapporto tra individuale e
collettivo, richiedono con urgenza.
Paradossalmente, ma non troppo, sarà proprio il PD che si
troverà di fronte una discussione riguardante appunto le forme dell’agire
politico e della struttura di partito (non a caso la fondazione Italianieuropei
vi ha dedicato un seminario qualche giorno fa): nel documento redatto dall’ex-ministro
del governo Monti, Fabrizio Barca, una larga parte è dedicata a questo tema con
accenti che all’apparenza potrebbero apparire condivisibili da un certo punto
di vista; poi analizzando con attenzione ci si accorge che si tratta soltanto
di un intento razionalizzatore dei diversi livelli di partecipazione politica,
mantenendo ad esempio il discorso delle primarie, ma intanto il rischio che il
PD ne discuta e chi invece intende collocarsi in piena autonomia alla sinistra
dello schieramento politico italiano resti al palo, incerto su questo
fondamentale livello di riflessione e di ricerca di concreta identità politica.
Andiamo allora per ordine cercando di ricollegarci a un
filo, anche sottile, di continuità con un’adeguata qualità della riflessione,
anche dal punto di vista dell’indispensabile analisi politologica.
In questo senso è necessario enunciare subito quali debbono
essere le caratteristiche fondative di un soggetto politico che, al di là delle
condizioni materiali di partenza, abbia l’ambizione di misurarsi con il
concetto del partito di massa: la costruzione di una stabile struttura
organizzativa e l’assunzione di una funzione di integrazione sociale.
La struttura base tipica del partito di massa è la sezione,
che si differenzia dal comitato o dal circolo sotto molti aspetti: il
principale lo cita Maurice Duverger “ L’elemento principale è che la sezione
rappresenta un organismo aperto a tutti, che fa propaganda per avere il maggior
numero possibile di iscritti”.
Le caratteristiche del lavoro politico nelle sezioni sono: il
pagamento di una quota, la convocazione a riunioni regolari, l’elezione di un
direttivo.
Nella sezione le cariche corrispondono a diverse mansioni
svolte e a un’effettiva divisione del lavoro politico.
Nei partiti operai, storicamente, ha funzionato anche, al
primo gradino organizzativo, la cellula: ma si tratta di una situazione
richiesta, prevalentemente, in fasi di forte repressione da parte del potere
dominante.
Il partito è chiamato a svolgere una funzione di “integrazione
sociale”: deve essere capace, cioè, non solo di rappresentare ma anche di
offrire basi di identificazione ai suoi aderenti.
Come scrive Max Weber: il partito deve essere fondato su di
una “intuizione del mondo”, per servire all’attuazione di ideali di contenuto
politico.
L’ideologia assume una funzione fondamentale per l’organizzazione,
in quanto strumento per forgiare gli interessi di lungo periodo, e quindi la
stessa identità degli attori.
Ha scritto Alessandro Pizzorno: “ nel suo tipo più puro, il
partito organizzato di massa si caratterizza perché introduce l’ideologia come
principio di identificazione. Tende così a presentare domande e , in genere, a
ispirare la sua azione, in vista di progetti relativi a degli stati di cose
future da realizzare per mezzo dell’azione politica”.
L’ideologia permette di rafforzare la solidarietà fra i
membri del Partito, contribuendo a formare e a saldare le convinzioni di
condividere fini comuni.
Essa diventa, inoltre, una “guida all’azione” indirizzando
le scelte strategiche e tattiche del Partito.
Il partito di massa ha di fronte due problemi da risolvere
preventivamente: quello del saper svolgere una funzione educatrice, e quello
del finanziamento che deve arrivare, per la gran parte, dagli aderenti.
Esiste una stretta correlazione tra l’avanzare del processo
democratico e la presenza dei partiti di massa, e viceversa tra la crescita dei
partiti di massa e l’avanzare del processo democratico, come ha ben dimostrato
la storia italiana del secondo dopoguerra.
Oggi, in un’evidente fase di restringimento dei margini di
agibilità democratica e con la presentazione di proposte mirate a un vero e
proprio “soffocamento” della democrazia, come quelle ispirate al filone della
personalizzazione della politica e del presidenzialismo, appare ancor più
necessaria la presenza di soggetti politici ispirati al livello di
partecipazione del tipo di quello presente nei partiti di massa.
E’ in pericolo oggi, non soltanto nella realtà italiana come
ben dimostrano fatti di pregnante attualità, quella che Robert Dahl ha definito
la caratteristica fondamentale della democrazia: “ come la capacità dei governi
a soddisfare, in maniera continuativa, le preferenze dei cittadini in un quadro
di eguaglianza politica”.
Prosegue Dahl: “Nella sua concezione moderna la democrazia è
quindi rappresentativa e la rappresentanza politica deve essere definita come
un sistema istituzionalizzato di rappresentanza”.
La democrazia deve avere due dimensioni teoriche: la prima è
definita come “diritto di opposizione”, la seconda è relativa al “grado di
partecipazione”.
La democrazia si caratterizza, insomma, come concessione di
diritti di opposizione e di estensione di questi diritti alla maggior parte
della popolazione.
Insomma: esattamente il contrario di ciò che sta avvenendo
nel concreto in Italia e fuori d’Italia, dove diritti di opposizione e di
partecipazione, sul piano della rappresentanza politica, tendono a essere
vieppiù limitati.
Se osserviamo gli spunti di riflessione fin qui enunciati
alla luce di ciò che sta accadendo nel concreto della realtà politica e sociale
non possiamo fare a meno di costatare che non si tratta di semplici richiami a
una “teoria” più o meno classica: invece è il caso di riflettere e discutere su
questi elementi, tenendo ben conto del fallimento totale dei tentativi di
superamento della forma del partito di massa che fin qui sono stati tentati (“pigliatutti”,
“elettorale – personale”, “leggero” addirittura “partito – azienda”) e della
crisi profonda che attraversa il sistema politico nel suo insieme.
Riflettere e discutere: forse ne vale la pena.

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