lunedì 15 luglio 2013

L'INTRIGO KAZAKO NON E' UN "PASTICCIO": L'ORDINE PUO' ESSERESOLTANTO ARRIVATO DALL'ALTO. Compiere una operazione di verità, squarciare il velo

Dr.ssa E. Bonino
ministra degli Affari Esteri
immagine dal sito: gossip.libero.it
Il cosiddetto “intrigo kazako” sta riempendo le pagine dei giornali con ricostruzioni più o meno accurate e si leva, da più parti, la richiesta di dimissioni dei ministri coinvolti, da quello dell’Interno a quella degli Esteri.

Si distingue, in questa levata di scudi, “La Repubblica” che, oggi lunedì 15 Luglio, titola un editoriale firmato dal direttore Ezio Mauro “Dimissione, subito”, mentre nel testo si evoca la figura di Ponzio Pilato.


Le cose  però non possono essere andate così come sono state descritte e la richiesta di dimissioni non può essere motivata semplicemente per l’ignavia di qualcuno e la prepotenza di altri (i funzionari) che avrebbero agito in autonomia e di nascosto.

Appare logico, ed anche evidente, che ci si è mossi per un preciso ordine dall’alto, derivante dai particolari rapporti esistenti tra il potere kazako e quello italiano ai livelli più alti: quali possono essere i motivi, il gas, altri affari, non è certo il dato più importante da far rilevare.

Ed è sbagliato scrivere “Viminale  e PS, tutti sapevano”: sapevano perché era stato loro ordinato di agire da parte del potere politico : com’è avvenuto sempre del resto in tutti i “misteri d’Italia” laddove si è poi scaricate le responsabilità sui servizi segreti, più o meno deviati, aggirando accuratamente la scaturigine vera delle diverse vicende, che risiedeva come oggi nell’intreccio tra potere politico rilevabile alla luce del sole e potere occulto, in un’Italia che mantiene in cosiddetto regime “duale”.

La brutta questione è quindi di natura politica, coinvolge le responsabilità dell’intero governo, del quale vanno chieste subito le dimissioni, mentre tutta la vicenda sta dipanando la propria matassa nel silenzio assordante della Presidenza della Repubblica.

Non esiste in Parlamento una rappresentanza politica in grado di compiere questa importante operazione istituzionale della richiesta di dimissioni del Governo: si parla, infatti, di sfiducia “ad personam” per questo e/o per quella.

S’incrocia, in questo modo, il limite delle “larghe intese”: l’impossibilità per tutti, compresi quanti si collocano formalmente all’opposizione di compiere un’operazione di verità, di squarciare il velo.

Un sistema politico, quello italiano, ristretto ad un quadro riservato ad una sorta di “pensiero unico” che, anche sul delicato terreno della trasparenza istituzionale, appare accomunato dalla vecchia logica degli “omissis” e delle connivenze sottobanco all’interno come all’esterno: è questo il punto sul quale riflettere ed agire a sinistra, se si pensa davvero di costruire un’opposizione e un’alternativa.

Infine, cerchiamo di smontare il mito di Emma Bonino : ultraliberista, filoatlantica, incondizionatamente dalla parte di Israele. E’ il caso di smetterla di scrivere : “sempre in prima fila per i diritti umani”. Il potere della sua parte, altro che “diritti umani”.


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