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| Dr.ssa E. Bonino ministra degli Affari Esteri immagine dal sito: gossip.libero.it |
Il cosiddetto “intrigo kazako” sta riempendo le pagine dei
giornali con ricostruzioni più o meno accurate e si leva, da più parti, la
richiesta di dimissioni dei ministri coinvolti, da quello dell’Interno a quella
degli Esteri.
Si distingue, in questa levata di scudi, “La Repubblica”
che, oggi lunedì 15 Luglio, titola un editoriale firmato dal direttore Ezio
Mauro “Dimissione, subito”, mentre nel testo si evoca la figura di Ponzio
Pilato.
Le cose però non
possono essere andate così come sono state descritte e la richiesta di
dimissioni non può essere motivata semplicemente per l’ignavia di qualcuno e la
prepotenza di altri (i funzionari) che avrebbero agito in autonomia e di
nascosto.
Appare logico, ed anche evidente, che ci si è mossi per un
preciso ordine dall’alto, derivante dai particolari rapporti esistenti tra il
potere kazako e quello italiano ai livelli più alti: quali possono essere i
motivi, il gas, altri affari, non è certo il dato più importante da far
rilevare.
Ed è sbagliato scrivere “Viminale e PS, tutti sapevano”: sapevano perché era
stato loro ordinato di agire da parte del potere politico : com’è avvenuto
sempre del resto in tutti i “misteri d’Italia” laddove si è poi scaricate le
responsabilità sui servizi segreti, più o meno deviati, aggirando accuratamente
la scaturigine vera delle diverse vicende, che risiedeva come oggi
nell’intreccio tra potere politico rilevabile alla luce del sole e potere
occulto, in un’Italia che mantiene in cosiddetto regime “duale”.
La brutta questione è quindi di natura politica, coinvolge
le responsabilità dell’intero governo, del quale vanno chieste subito le
dimissioni, mentre tutta la vicenda sta dipanando la propria matassa nel
silenzio assordante della Presidenza della Repubblica.
Non esiste in Parlamento una rappresentanza politica in
grado di compiere questa importante operazione istituzionale della richiesta di
dimissioni del Governo: si parla, infatti, di sfiducia “ad personam” per questo
e/o per quella.
S’incrocia, in questo modo, il limite delle “larghe intese”:
l’impossibilità per tutti, compresi quanti si collocano formalmente
all’opposizione di compiere un’operazione di verità, di squarciare il velo.
Un sistema politico, quello italiano, ristretto ad un quadro
riservato ad una sorta di “pensiero unico” che, anche sul delicato terreno
della trasparenza istituzionale, appare accomunato dalla vecchia logica degli
“omissis” e delle connivenze sottobanco all’interno come all’esterno: è questo
il punto sul quale riflettere ed agire a sinistra, se si pensa davvero di
costruire un’opposizione e un’alternativa.
Infine, cerchiamo di smontare il mito di Emma Bonino :
ultraliberista, filoatlantica, incondizionatamente dalla parte di Israele. E’
il caso di smetterla di scrivere : “sempre in prima fila per i diritti umani”.
Il potere della sua parte, altro che “diritti umani”.

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