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| Massimo D'Alema, immagine dal sito: www.tuttosport.com |
In conclusione di un lungo
itinerario nel corso del quale si è sviluppato un tentativo di costruzione di
una “Costituzione Materiale” di impronta presidenzialista, il dibattito sul
tema della forma di governo è diventato in Italia di stretta attualità, come
mai era avvenuto nel corso degli ultimi anni.
Non ricostruiamo in questa sede,
per ragioni di stretta economia del discorso, la storia più recente,
caratterizzata dall’imprinting personale fornito a questo disegno da Giorgio
Napolitano che si è mosso, in più occasione, border – line rispetto al quadro
di repubblica parlamentare disegnato dalla Costituzione del ’48 in particolare
nel corso della crisi di governo del Novembre 2011 e delle consultazioni
seguito all’esito elettorale del Febbraio 2013, intervallate dalla vicenda
molto particolare che ha portato alla sua rielezione.
L’orientamento della maggior
parte dei sostenitori dell’ipotesi presidenzialista che, ovviamente, si
accompagna a una concezione “maggioritaria” della rappresentanza politica e
“decisionista” nell’azione dell’esecutivo pare essere quella di assumere come
riferimento il modello semipresidenzialista francese; del resto questo tipo di
opzione era già stato presente nel documento conclusivo dei lavori della
Commissione Bicamerale per le Riforme presieduta nel 1997 da Massimo D’Alema,
senza che comunque ne conseguisse alcun esito pratico.
E’ quindi necessario, almeno dal
nostro punto di vista, sviluppare una forte opposizione a questo progetto che
può essere considerato di vera e propria limitazione, in senso propriamente
autoritario, dell’agibilità democratica.
Per muoversi con consapevolezza
in questa direzione appare però opportuno valutare con attenzione come si
presenta, in realtà, la situazione francese dopo oltre 50 anni di funzionamento
del sistema.
Si è così pensato di dedicare un
minimo di riflessione a quest’argomento, nell’idea di fornire a tutti un utile
contributo di conoscenza.
Andando, dunque, per ordine, si
deve notare prima di tutto che lo sviluppo di una “presidenza esecutiva”
rappresenta il dato più significativo dell’esperienza di governo francese.
Questo esito è scaturito
dall’intreccio di molteplici fattori: innanzitutto, nella fase genetica del
sistema, risultò cruciale l’impronta di de Gaulle, che impose un’interpretazione
presidenzialista del testo costituzionale.
Un testo per molti versi ambiguo,
scaturito da un compromesso tra posizioni tra loro piuttosto lontane sul ruolo
da attribuire alle istituzioni centrali del sistema: presidente, primo ministro
ed esecutivo, parlamento.
Risultò determinante, nella prima
fase, l’uso del referendum inteso come “questione di fiducia” e più in generale
l’appello del presidente al popolo, in un contesto di emergenza favorevole allo
sviluppo della leadership carismatica del Generale.
Successivamente, la sempre più
netta identificazione tra le maggioranze parlamentari e quelle presidenziali e,
dunque, l’assunzione da parte del presidente di un ruolo di leader di
maggioranza ha consentito il consolidamento del dominio presidenziale.
A sua volta, questa evoluzione è
stata possibile grazie alla trasformazione bipolare del sistema partitico, e al
conseguente emergere di chiare maggioranze parlamentari.
Questi sviluppi hanno favorito il
Presidente e non il Primo Ministro perché la stessa bipolarizzazione è stata
forgiata dall’azione di De Gaulle con gli appelli diretti agli elettori e dal
1965 dalle elezioni presidenziali a suffragio universale con sistema a doppio
turno con ballottaggio.
Gli stessi partiti (per lo meno i
tre maggiori: gollista, centrista e socialista) sono stati costruiti in vista
della scalata all’Eliseo e a tutt’oggi la loro conquista è considerata
fondamentale per chi si voglia candidare alla Presidenza della Repubblica.
Le esperienze della coabitazione
hanno costituito delle fasi caratterizzate dal venir meno della natura
esecutiva della presidenza, anche se hanno mostrato quanto la pratica del primo
ventennio della Quinta Repubblica abbia finito con il disegnare un ruolo del
Presidente ben più potente di quello disegnato dalla Costituzione del ’58: il
semipresidenzialismo francese può, dunque, funzionare anche in una situazione
di reale diarchia, ma il rendimento delle istituzioni tende a calare.
L’esperienza della coabitazione è
stata così giudicata un limite e per questo motivo la durata in carica del
Presidente è stata ridotta a cinque anni: una riduzione della durata del
mandato che è stata concepita nella prospettiva di diminuire drasticamente le
possibilità di coabitazione.
Se il risultato sarà raggiunto la
natura del sistema di governo francese consoliderà ulteriormente il proprio
carattere di monarchia repubblicana, dove il ruolo di Presidente coincide anche
con quello di leader del governo e della maggioranza.
I processi di democratizzazione
in corso all’interno dell’UMP e del PS, le due forze dominanti alla destra e
alla sinistra dello schieramento politico, sono suscettibili di rafforzare
ulteriormente questa dinamica: di conseguenza il nuovo Presidente è destinato a
godere di una maggiore presa sul proprio partito e, quindi, sulla maggioranza
parlamentare.
Maggioranza che, a sua volta, è
destinata a formarsi sulla scia dell’elezione presidenziale e quindi a essere
debitrice per la propria esistenza al Presidente.
L’evoluzione del ruolo
presidenziale è comunque avvenuta grazie ad uno scarto notevole della pratica
istituzionale rispetto al dettato della Costituzione.
Ciò sembra richiedere, anche in
Francia, una migliore e più esplicita definizione delle relazioni tra
istituzioni e degli strumenti di esercizio del potere.
Parrebbe presentarsi come un
fatto di naturale evoluzione del ruolo una sterzata verso un vero e proprio
presidenzialismo con separazione dei poteri, prefigurando una vera e propria
involuzione del sistema.
Una soluzione che dovrebbe far
riflettere anche i fautori italiani di questo modello.
Per questa strada il sistema
politico italiano che appare, dal punto di vista della rappresentatività in
forte deficit, con l’adozione di un sistema che ricondurrebbe a un bipolarismo
non corrispondente alla pluralità di posizioni politiche presenti nella società
italiana e di conseguenza a un incremento della già molte forte area del “non
voto”, rischierebbe di entrare in una crisi definitiva.
L’esperienza francese nella sua
evoluzione, così come è stato cercato di analizzare anche in quest’occasione,
dimostra come la soluzione più realistica per affrontare, dal punto di vista
delle istituzioni, le forti difficoltà esistenti nel complesso delle relazioni
democratiche, sia quella di ancorarsi al modello parlamentare disegnato dalla
Costituzione Repubblicana compiendo una scelta di fondo, di vera e propria
inversione di tendenza rispetto a quanto avvenuto negli ultimi anni:
privilegiare il dato della rappresentanza politica rispetto a quello della
governabilità.
In conclusione due sintetiche
definizioni di presidenzialismo e semipresidenzialismo (da Giovanni Sartori:
Ingegneria Costituzionale comparata. Il Mulino, quinta edizione 2004).
Sistema presidenziale: deve
essere chiaro che un sistema presidenziale puro non consente alcuna “autorità
duale”, o sdoppiata, tra il Presidente ed il suo gabinetto. I governi sono una
prerogativa presidenziale: è il Presidente che nomina e sostituisce a sua
discrezione i membri dell’esecutivo. Certamente un presidente può scegliere i
suo ministri in modo gradito al Parlamento: il che non toglie che i membri del
gabinetto sono e rimangono di nomina presidenziale.
Sistema semi – presidenziale: il
Capo dello Stato (il Presidente) è eletto con voto popolare, direttamente o
indirettamente; il Capo dello Stato condivide il potere esecutivo con un Primo
Ministro, entrando così a far parte di una struttura ed autorità duale i cui
criteri definitori sono: il Presidente è indipendente dal Parlamento, ma non
gli è concesso di governare da solo o direttamente, le sue direttive dovranno
pertanto essere accolte e mediate dal suo governo; specularmente il Primo
Ministro ed il suo gabinetto sono indipendenti dal Presidente nella misura
nella quale sono dipendenti dal Parlamento e cioè in quanto sono soggetti sia
alla fiducia, sia alla sfiducia parlamentare e, quindi, in quanto necessitano
del sostegno di una maggioranza parlamentare; la struttura ad Autorità duale
del semi – presidenzialismo consente diversi equilibri e anche mutevoli assetti
di potere all’interno dell’esecutivo, purchè sussista sempre l’ “autonomia potenziale”
di ciascuna unità o componente dell’esecutivo.

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