Il 23 giugno del
2011 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un indirizzo
all'assemblea della Confcommercio, poneva come priorità la riduzione del debito
pubblico e a tal fine la rigorosa
applicazione dei vincoli europei.
Allora il debito
era pari a circa il 120% del PIL.
Dopo due anni di
politiche di austerità in applicazione dei vincoli europei, attuate da governi
promossi e sostenuti dal Presidente della Repubblica, il debito pubblico è al
130 del PIL, quasi 150 miliardi in più .
Questo dato è
accompagnato da un milione e mezzo di disoccupati in più, dal calo brutale dei
redditi e dei consumi, da una crisi che non accenna minimamente a finire,
contrariamente alle chiacchiere di Visco e Saccomanni. La stessa caduta dello
spread e degli interessi perde effetto
di fronte alla crescita complessiva del debito. Unico dato positivo la Borsa,
dove la speculazione ha fatto plusvalenze
del 30 %, nonostante la caduta della economia reale, creando così le
premesse per una nuova bolla pronta ad esplodere.
Se Giorgio
Napolitano fosse formalmente il capo del governo, un simile clamoroso
fallimento rispetto ai suoi stesi propositi lo porterebbe a dover rendere
conto. Ma come, imponi duri sacrifici per ridurre il debito, e poi il debito
aumenta? Quale capo del governo potrebbe continuare tranquillamente di fronte
ad una tale smentita delle sue scelte?
Ma Giorgio
Napolitano, non è il capo del governo, è il Presidente della Repubblica che
rappresenta l'unità della nazione. Le sue responsabilità non esistono,
anche se tutti sappiamo che Monti e
Letta hanno governato e governano in
virtù del sostegno esplicito e a volte brutale del Quirinale.
Ma non è finita
qui, perché tutte le istituzioni politiche italiane a loro volta fanno derivare
le loro decisioni economiche dai vicoli europei.
Il 4 agosto del
2011 Draghi, allora governatore della Banca d'Italia, e Trichet, allora
presidente della BCE, inviarono al governo Berlusconi una lettera che definiva
quasi in dettaglio il programma delle politiche di austerità. Tremonti, Monti e
Letta hanno seguito scrupolosamente quel copione. A cui si sono aggiunti gli ulteriori vincoli
del FIscal Compact e del pareggio di bilancio costituzionalizzato. Tutti
sostenuti con la massima forza dal presidente Napolitano.
Il parlamento e
i principali partiti di governo, ma anche quelli comunque legati al carro del
centrodestra e del centrosinistra, hanno solo potuto ratificare decisione già
prese e
imposte in altre sedi.
Così, mentre il
teatrino del nulla dei partiti
imperversa nel circuito mediatico, le decisioni vere sono assunte e
sostenute da sedi formalmente irresponsabili. Non vorremo mica uscire
dall'Europa, non vorremo mica infrangere l'unità della nazione!
Il Parlamento,
unico responsabile di fronte ai cittadini, diviene in realtà privo di
responsabilità, non può decidere neppure sugli F35, ha ricordato recentemente
il Quirinale. E il presidente del Senato ha fermamente rimbeccato un senatore 5
stelle che va a accanato al ruolo del Capo dello Stato
La nuova legge
di bilancio questo autunno sarà varata da un parlamento privo di potere, perché
la Commissione Europea potrà intervenire e cambiare le poste, se queste non
corrisponderanno ai vincoli del fiscal compact e di tutti gli altri patti
europei per l'austerità.
Così questa
politica fallimentare andrà avanti perché i suoi veri titolari, la Troika
europea ed i Presidente della Repubblica, sono formalmente insindacabili.
Su questa
finzione istituzionale affondano l'economia e la democrazia del nostro paese.
È bene allora
che le mobilitazioni che finalmente si annunciano per l'autunno si
rivolgano non solo verso il
governo e i suoi impresentabili partiti, ma verso chi sopra di loro, in
Italia ed in Europa, ha preso le decisioni che ci han portato a questo
disastro.

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