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| Immagine dal sito: poliarchia.wordpress.com |
Contrastare fino in fondo l’ideologia della “fine della
storia”, controbattere sul piano teorico e politico il concetto dominante
dell’annullamento della contraddizione di classe, esercitare l’opposizione come
soggetto sociale verso un altro soggetto sociale, in rappresentanza di un
gruppo d’interesse.
Occorre smentire con i fatti della politica questo stato di
cose, partendo dall’idea dell’allargamento della condizione di classe su di un
vasto arco sociale, non soltanto compreso all’interno del lavoro dipendente
manuale classico.
L’interesse generale del mantenimento del sistema è ancora
oggi legato, sul piano delle possibilità immediate di vita, a una struttura di
privilegi: ma questa struttura si evidenzia, sempre più, come illusoria e in
realtà funzionale all’enorme crescita delle disparità sociali in atto ormai da
molti anni, almeno dall’esplosione della crisi finanziaria legata ai sub prime,
partita dagli Stati Uniti ed estesasi globalmente.
Il concetto d’interesse è così diventato totalmente autonomo
dalla condizione sociale collettiva e legato esclusivamente alla propria
condizioni individuale e di gruppo.
Il potere politico agisce nella sua totalità d’espressione
come strumento di difesa contro la messa in causa del sistema, esprimendo una
dialettica di facciata che serve a curare la distribuzione di gratificazioni
individuali, al di là di qualsiasi possibile “frontiera” formata dall’interesse
collettivo.
Assistiamo così all’espressione di conflitti “laterali”,
collocati socialmente ai margini delle zone di vita sottoprivilegiate: questo
avviene in diverse parti del mondo senza che si riesca a tramutare il conflitto
in opzione politica e in spostamento reale dei rapporti di forza.
La ricostruzione di una coscienza di classe, oggi compito
prioritario per i comunisti, non potrà che avvenire collegando potenziali
espressioni di protesta provenienti da origini diverse, da una molteplicità di
contraddizioni materialiste e post-materialiste (di genere, di rapporto con
l’ambiente, di affermazione di diritti), da diversi settori sociali compresi
quelli sottoprivilegiati appena citati (le borghesie emergenti di nuova
acculturazione, ad esempio).
Privazione dei diritti e pauperizzazione come fattori di
introduzione di una “tensione nel sistema”, che potrebbe portare davvero a un
innalzamento del livello di conflitto.
Attenzione, però: senza una direzione politica, senza un
progetto di trasformazione sociale, senza una capacità di rappresentanza il
rischio è quello di arrivare a forme disperate di distruzione e
all’annientamento di se stessi.
Per questo motivo serve riprendere in mano le fila
dell’organizzazione, della costruzione di una soggettività politica adeguata al
livello dello scontro, della riproposizione del concetto di rappresentanza,
anche sul piano istituzionale.
Al contrario, quindi, della semplice declamazione ma
immergendoci per intero, ancora una volta come comunisti, nelle difficoltà e
nelle contraddizioni della politica.

1 commento:
Purtroppo la nostra azione politica è seriamente auto-limitata : non vogliamo combattere l'euro e questa idea di europa, e non vogliamo neanche riaffermare la sovranità del popolo.
Abbiamo paura del concetto di nazione pensando che possa essere solo di destra, e in fondo diamo ragione a quelli che stanno cercando di convincerci che gli italiani non sono in grado di autogovernarsi...
Peccato.
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