Pubblichiamo la quinta parte della relazione redatta dall'avv.Carlo Trivelloni nel 1983 su incarico dell'ANPI di Savona e rimasta, da allora, pressochè inedita su "Loggia Massonica p2 e Bombe di Savona
IL CENTRO DI AZIONE DEMOCRATICA 2
Nel febbraio 1976, in un signorile palazzo di piazza Armando
Diaz n.10, compare una targhetta del citofono questa incomprensibile scritta:
C.A.D.
Si viene poi a sapere che vuol dire Centro di Azione
Democratica, e che è un circolo dove ha anche il suo ufficio personale Alberto
Teardo.
Di più non è dato conoscere fino al 27 Ottobre 1981 quando
il Secolo XIX pubblica una lettera dell’avv. Silvio Romanelli, legale del
Presidente della Regione, che chiede rettifiche e scuse per notizie date dal
giornale in un precedente articolo; precisa, inoltre, in modo circostanziato,
la vera natura del Centro di Azione Democratica, dato che questo era stato
oggetto di un esposto alla Procura firmato da un ex-massone.
A noi interessa solamente trarre dalla lettera dell’avv.
Romanelli gli elementi conoscitivi del C.A.D.
Citiamo, quindi, quelle parti della lettera che possono
interessare il nostro studio.
In essa è detto testualmente:
1) “Il
presente “C.A.D. 2” altro non è che il “Centro culturale di Azione Democratica”
contrassegnato con il n.1 perché è stato il primo a sorgere e si prevede che
altri ne seguiranno. Quindi, eventualmente, dovrebbe chiamarsi, volendo
raggruppare la denominazione in sigla “C.C.A.D. 1”;
2) La
predetta associazione non persegue fini di lucro, ma ha lo scopo di promuovere
nella società ogni iniziativa di carattere politico, culturale, ricreativo e
sportivo;
3) L’associazione
è stata formalizzata con regolare atto pubblico a rogito notaio Zanobini,
regolarmente registrato;
4) Il
Centro si autofinanzia con le quote di iscrizione dei soci (Lire 5.000), non ha
fini di lucro o in contrasto con la Costituzione Italiana, non necessita di
libri contabili né deve essere registrato presso la Questura;
5) Copia
dell’atto costitutivo e del relativo statuto sono state prodotte in data
odierna al Procuratore Capo della Repubblica di Savona, dott. Boccia, al quale
il presidente Teardo si è presentato spontaneamente per rendere gli opportuni
chiarimenti. E’ facile profezia prevedere l’immediata archiviazione della
denuncia in questione”.
E’ necessario chiarire che l’esposto dell’ex-massone tendeva
ad accertare l’esistenza di presunti illeciti rapporti finanziari tra il C.A.D.
e la società sportiva Savona-calcio. L’esposto, come si è appreso dalla stampa,
insisteva soprattutto su questo punto e non entrava nel merito della necessità
di un approfondito esame della vera natura del C.A.D. Nessun rapporto illecito
su operazioni finanziarie o su irregolarità contabili è stato accertato dalla
Procura della Repubblica che ha chiesto l’archiviazione della inchiesta al
Giudice Istruttore, il quale tuttavia non si è ancora pronunciato in merito
perché, stando sempre alle notizie pubblicate dai giornali, sono in corso altri
atti istruttorii riguardanti il Savona-calcio e tutto è stato riunito in un
unico fascicolo.
La lettera dell’avv. Romanelli è molto interessante e merita
alcune considerazioni.
Ha ragione quando scrive che la corretta denominazione del C.A.D.
è Centro Culturale di Azione Democratica, come vedremo in seguito trattando
delle origini del Centro.
Il suo ragionamento diventa però incomprensibile quando
vuole assegnare il numero 1 al Centro, visto che nell’elenco telefonico,
edizione 1981-82, è riportato “Centro di Azione Democratica 2, piazza Diaz, 10,
tel.22445 (due linee urbane)”,
La stessa denominazione è riportata in modo identico anche
nello elenco telefonico edizione 1982-83.
Esaminiamo ora le “iniziative di carattere politico,
culturale, ricreativo e sportivo” promosse dal C.C.A.D.
a) Iniziative
di carattere politico. Da quando iniziative del genere vengono promosse al di
fuori dagli organi statutari del Partito? Non vi erano già allora, per queste
attività, la federazione provinciale, le Commissioni di lavoro, le Sezioni, i
Nuclei aziendali socialisti? Non risulta d’altra parte, che sia mai esistita
nel PSI una corrente riconosciuta con tale denominazione;
b) Iniziative
culturali. Si cerca di equiparare questo Centro ai benemeriti Circoli Turati,
Circolo Morandi, ecc, che con le loro pubbliche iniziative, aperte a tutti,
hanno dato un vasto contributo non solo alla conoscenza del pensiero
socialista, ma anche alla cultura in genere. Il C.C.A.D. è completamente
sconosciuto dai circoli culturali che svolgono la loro attività nel savonese.
Non risulta che abbia promosso una conferenza, una tavola rotonda, un alcunchè
proprio di un circolo culturale. Nessuno ha mai visto un suo manifesto affisso
pubblicamente. La stampa non ha mia dato notizia di qualsiasi sua attività;
c) Iniziative
ricreative. Iniziative del genere, per lo meno nella comune accezione, se vi
sono state restano avvolte nel mistero. I cittadini ignoravano che esistesse un
tale circolo ricreativo mentre invece sono noti altri circoli, compresi quelli
aziendali;
d) Iniziative
sportive. Il C.C.A.D non ha mia indetto alcuna manifestazione del genere.
Nessuna disciplina sportiva ha avuto come promotore tale Centro o Circolo.
Nessun atleta e nessuna squadra hanno mai gareggiato sotto la sua insegna. E al
riguardo si dovrebbe chiedere al CONI se un’associazione può indicare nel suo
atto costitutivo che ha scopi politici e sportivi insieme. La vera natura del
centro non appare neppure dal fatto che presso la sua sede sono stati ospitati,
per un breve periodo, la federazione provinciale del PSI e uno o due uffici
della UIL, e neppure dalla circostanza, da tutti riconosciuta, che presso il
Centro ha avuto il suo ufficio personale Alberto Teardo. Un tavolo, una sedia,
un telefono non ci rivelano nulla.
L’avvocato Romanelli menziona l’atto notarile di
costituzione, ma non ne dice la data. Una voce, proveniente probabilmente da un
socio preoccupato di far sapere che tutto era in regola, fa risalire l’atto
pubblico al maggio 1980.
Se questo è vero il quadro generale diventa sempre più
oscuro: perché il Centro Culturale di Azione Democratica ricevette in affitto
l’appartamento sito in piazza Diaz n.10 dalle Opere Sociali di NS di
Misericordia il 12 Novembre 1975, con decorrenza della locazione dal 1 Febbraio
1976.
L’affitto venne concesso all’avv. Enzo Mazza, nella sua
qualità di rappresentante del C.A.D.
Il 27 Novembre 1975
subentrarono i signori Leo Capello e Giovanni Pozzo, anche loro dell’entourage
di Teardo.
Il contratto di rinnovo del 9 marzo 1982 è intestato sempre
a Giovanni Pozzo e al nuovo subentrante Raffaele Mazzarella, un ex carabiniere
dall’oscuro passato, uomo di fiducia di Teardo e sua guardia del corpo.
Ma ormai il CAD qualunque siano stati i suoi fini, esiste
solo più nominalmente.
Allora ci si chiede se questo “Centro” è nato proprio il 12
novembre 1975: e qui cominciano le sorprese.
No, esisteva già per meno dal 9 Ottobre 1975 quando su carta
intestata Centro Culturale Azione Democratica, via Mistrangelo 3 – Savona
chiedeva alle Opere Sociali di ottenere in affitto l’appartamento di piazza
Diaz.
La lettera è firmata dall’avv. Mazza, da Virginia
Cavallero ved. Chiaramonti e dalla
dottoressa Maria Teresa Siri, tutte persone di fiducia di Teardo.
In via Mistrangelo, 3 aveva lo studio professionale l’avv.
Mazza, deceduto nel dicembre 1981, e legato da rapporti personali di amicizia
con il Procuratore della Repubblica dr. Boccia, con Teardo e con il sindaco
Zanelli.
Niente di male. Si resta poi però un poco sorpresi quando
alla morte di Mazza si apprende dagli annunci mortuari affissi in città che
egli aveva un alto grado nella massoneria di Piazza del Gesù, nota per
l’avversione al comunismo e ai partiti di sinistra.
Per completezza informativa si deve anche segnalare che
dalle ricerche fatte risulta l’esistenza di un altro Centro di azione
democratica simile a quello di Savona e certamente costituito in data anteriore
alla lettera dell’avv. Romanelli; non è quindi tra quelli che il legale indica
con l’ipotetica, nota previsione “altri ne seguiranno”.
Questo Centro è indicato nell’elenco telefonico di Genova
edizione 1979-80 come segue “C.A.D. Centro Azione Democratica – via Sansone 9 –
tel.561834”.
Ci risulta che era frequentato da Teardo e da altri
socialisti genovesi a lui affini, ma non ne conosciamo i nomi.
Cos’era dunque questo “Centro” di Savona? (oggi, lo
ripetiamo è svuotato di ogni impotanza).
A dare una risposta non ci aiuta neppure la citata lettera
firmata Mazza-Cavallero Chiaramonti – Siri.
Anzi questo ingarbuglia ancor di più le cose perché
dichiara, rivolgendosi all’Ente proprietario dell’alloggio, che le fondamentali
finalità del C.A.D. “sono volte allo studio e alla ricerca di nuove e
socialmente più avanzate tecniche nel campo delle attività sociali” quali:
l’organizzazione delle attività sociali e ricreative nei vari Centri sociali e
di quartiere, l’impiego del tempo libero, l’assistenza nelle sue varie
articolazioni e realtà.
E’ detto anche che “l’attività del Centro – esente da ogni
possibilità lucrativa – viene posta al servizio di Enti, Associazioni ed
Organizzazioni direttamente interessati allo sviluppo delle attività
sopraddette”.
Nessuna di queste finalità è stata non solo raggiunta, ma
neppure intrapresa visto che il Centro, sotto tale profilo, è rimasto
completamente sconosciuto a tutti.
I Consigli di quartiere non l’hanno mai sentito nominare.
Si deve anche ritenere che la macchinosità della costruzione
(lettera, statuto, ecc..) non era
certamente volta a creare un ufficio per una persona o una sede per trattare
affari e mediazioni.
Questo sospetto da taluno avanzato è da ritenersi infondato,
senza contare che gli uffici della Federazione erano a completa disposizione di
Teardo non dovendo egli dividerli con altri inesistenti leader e avere
necessità di un proprio costoso ufficio.
E allora? Diciamo subito che il Centro di Azione
Democratica, anche se quel 2 finale che lo distingue nell’elenco telefonico è
inspiegabile, non era la sede savonese della loggia P2.
Perché, come è detto nella relazione del “Comitato dei tre
seggi”, l’organizzazione P2 “si basa sulla concentrazione di poteri in un
vertice autoinvestosi, sulla saldezza del vincolo associativo, sulla ermetica
segretezza circa l’appartenenza dei componenti.
Occulto deve rimanere il fine reale, ma anche la stessa
identità dell’associazione, che non si è mai data una sede, e si è sforzata con
ogni mezzo di tener celati e non rivelare la propria composizione e
organizzazione e il luogo di conversazione dei propri e documenti”.
E’ un fatto curioso, d’altronde, che Gelli nell’intervista
rilasciata a Maurizio Costanzo e pubblicato dal Corriere della Sera del 5
ottobre 1980, non pronuncia una sola volta la parola P2, ma definisce la loggia
un “Centro” e nelle circolari agli iscritti usa solo questo sostantivo per
definire l’organizzazione.
Il C.A.D. non era neppure una loggia massonica aperta e
coperta, avendo esse caratteristiche costitutive e rituali del tutto diverse.
Ma siamo anche certi che se i servizi segreti dal 1964 in
poi avessero funzionato a dovere noi conosceremmo più cose di certe strutture
parallele sorte nel nostro Paese al tempo dei golpe progettati e tentati.
Senza lasciarci influenzare da diverse assonanze, pensiamo
che Gelli, forse d’intesa con il “Sid parallelo”, i cui vertici risultavano
affiliati alla P2, per attuare il suo “piano di rinascita democratica”, doveva
pur aver costituito qualcosa come punto di riferimento e di appoggio ai suoi
disegni.
Questo qualcosa forse era sparso in più parti d’Italia e
distinto dalla Loggia P2 vera e propria; anche perché questa era tutta sui
generis e, come abbiamo detto, non aveva né tempio, né riti.
Sembra strano che siano esistiti legami della P2 con strane
organizzazioni sorte negli anni in cui si tramava per un colpo di Stato.
Paolo Signorelli, il neo-fascista arrestato durante le prime
indagini per la strage di Bologna, è stato il leader di “Costruiamo l’azione”,
un movimento legato all’eversione, che ha avuto anche un suo foglio intitolato
“Ordine Nuovo Azione”.
E’ noto che anche molto denaro per fini eversivi circolava
in quegli anni in Italia.
Da parte del Senato USA è stato accertato un finanziamento
ingente al “Sid parallelo” e nelle carte sequestrate a Fiumicino alla figlia di
Gelli, come ha ricordato Giuseppe D’Alema nella sua relazione al Convegno di
Arezzo, appare che per l’attuazione del “piano di rinascita democratica” la P2
avesse stanziato alcune decine di miliardi.
E’ certo che il Centro d’azione democratica 2 o Centro
Culturale d’azione democratica comunque lo si chiami, non è stato ciò che i
suoi organizzatori vogliono farci credere.
Anzi, era di fatto l’antitesi di un circolo culturale e il
raggruppamento formatosi attorno a questo Centro è forse ingenuamente bene
definito da un giornalista che cura l’immagine di Teardo: Maurizio Parodi.
Questi, non avvertendo forse che in giro c’è un po’ di puzza
di bruciato, scrive un articolo pubblicato dal settimanale “Il Buongiorno” del
14/6/1982, illustrante i meriti di quindici stretti collaboratori del Capo, tra
i quali alcuni fondatori del CAD.
L’articolo è così intitolato “Tutti gli uomini di Teardo.
Chi sono, cosa fanno, quanto contano, dove vogliono arrivare i colonnelli agli
ordini del presidente della Giunta Regionale”.
Sembra di essere in un circolo militare!
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