Alla fine, evaporati i fumi delle “code”, i numeri hanno
ridimensionato la portata della partecipazione al voto alle primarie del PD
svoltesi domenica 25 Novembre: nella concitazione delle ultime ore ci si era
lasciati andare a una previsione di oltre 4 milioni di partecipanti, ridotta
poi al computo finale a circa 3.100.000, più o meno quanti parteciparono nel
2009 alla stessa operazione, riguardante però l’elezione del segretario del
Partito e non quella del “capo della coalizione” di centro – sinistra.
Sono stati appena diramati i risultati ufficiali e quindi
disponiamo di una base certa di ragionamento.
Il PD e lo strumento
delle “primarie” tengono botta, anche in tempi di forte difficoltà dal punto di
vista della partecipazione politica: si tratta di un dato innegabile che deve
essere sottolineato.
Dal punto di vista della percentuale degli elettori (il
riferimento è quello delle elezioni precedenti) le primarie 2012 si collocano
in flessione rispetto alle occasioni precedenti: ha votato, infatti, il 22,64%
degli elettori di PD-IdV alle politiche del 2008 (unico dato certo
comparabile), in luogo del 25,65% del 2009, del 29,78% del 2007 (Veltroni) e
del 26,80% del 2005 (Prodi).
Bersani, infatti, alla fine ha ceduto rispetto ai dati della
sua elezione a segretario del 2009, oltre 200.000 voti (ne aveva ottenuto
1.623.239 adesso si colloca al di sotto di 1.400.000).
Ma è la dislocazione geografica del voto che smentisce lo
sfondamento delle primarie “in partibus infidelium”, occasione per catturare
elettori collocati “da un’altra parte” in precedenza.
Il successo ottenuto
da Renzi in alcune regioni del centro notoriamente “rosse” (compresa la Toscana
da cui Renzi proviene) indica due elementi di riflessione.
La prima riguarda il fatto che il PD ha sostanzialmente
“consolidato” ancora una volta il proprio bacino elettorale più o meno
tradizionale.
Di conseguenza, in
vista delle elezioni politiche del 2013 e fatta salva l’incognita della legge
elettorale, l’incognita vera riguarderà gli assetti – ancora incerti – del
centro e della destra, laddove si è verificato – in questa fase- un vero e
proprio “vuoto” sia dal punto di vista della struttura, sia dal punto di vista
della leadership.
Risulterà così del tutto decisivo il ruolo del presidente
del Consiglio Monti: certo che una sua presenza di qualsivoglia tipo o richiamo
nell’agone elettorale rappresenterà un bel problema per chi ne ha sostenuto
pedissequamente l’operato di governo.
In secondo luogo, sempre rispetto al PD, emerge una
questione relativa alla struttura interna del partito.
Di là dalle facili
affermazioni: ” non era il congresso del partito”, e la forma-partito del PD,
appare ormai evidentemente modellata sul sistema delle “primarie” quale nuova versione
di “partito leggero” con la pretese dell’”acchiappatutti” personalistico,
quindi capace di vivere da un appuntamento elettorale all’altro al di fuori da
qualsivoglia capacità di elaborazione politica che, evidentemente, sarà
demandata ai tecnici di turno. Un partito popolar-tecnocratico la cui gestione
risulterà particolarmente complessa, a dir poco.
Infine il voto che si è espresso a favore di Vendola: alla
fine il Presidente della Regione Puglia si attestato al di sotto della soglia
dei 500.000 voti, una quota del tutto insufficiente per garantire l’autonomia
politica di SeL all’interno della coalizione (perché era questo, ritengo, il
dato che maggiormente poteva interessare, considerata del tutto avventuristica
la fase che potremmo definire “dell’OPA sul PD”, risalente al periodo in cui il
Presidente della Regione Puglia pareva disporre di carte importanti sul terreno
della leadership del centro sinistra).
Considerato che i voti
raccolti da Vendola debbono essere ricondotti ad una area politica molto
precisa al di fuori da “contaminazioni” di voto assolutamente non rivendicabili,
si possono già definire come una quota lontana dalla possibilità di conseguire
agevolmente il “quorum” alle politiche (ci vorranno, al 4%, su 30 milioni di
voti validi circa 1.200.000 voti).
Si aprirà probabilmente il dilemma previsto: confluenza
nella lista del PD per garantire il posto da deputato a qualche componente del
“cerchio magico” e quello di Commissario Europeo a Vendola oppure riapertura di
un dialogo a sinistra?
Nel secondo caso davvero si tratterebbe di una vera e
propria giravolta acrobatica.
Dal mio punto di vista non posso che ribadire anche in
questo frangente l’opzione di fondo, che abbiamo presentato da tempo in vista
delle politiche 2012: la sinistra d’alternativa deve tentare di rientrare in
parlamento, come è necessario, in una dimensione autonoma e unitaria.
La dimensione autonoma e unitaria rappresenta la pre-condizione
necessaria perché si possa tornare a parlare di una soggettività politica di
sinistra d’alternativa all’interno del quadro politico italiano.
Savona, li 26 novembre 2012 Franco Astengo
4 commenti:
26 novembre 2012
A proposito delle primarie del centrosinistra svoltesi ieri.
Nessuno riesce a togliermi dalla testa l’idea che queste primarie sono state un grande bluff mediatico e propagandistico/pubblicitario.
Nessuno riesce a togliermi dalla testa l’idea che i partiti che hanno organizzato le primarie sono dei grandi imbonitori/imbroglioni, che hanno venduto una grande illusione, se non un vero e proprio inganno. Come fa la gran parte dei pubblicitari, quando deve vendere un prodotto.
In questo senso condivido la sostanza del pensiero di Grillo, secondo il quale queste primarie del centrosinistra sono “un bromuro sociale, un calmante, servono a dare al popolo l’illusione di decidere, a pagamento … il premier che salverà l’Italia dal baratro”.
Perché?
Cerco di argomentare il mio giudizio, che, mi rendo conto, è molto severo. Ma di cui mi sono profondamente convinto e di cui mi assumo pienamente e in perfetta consapevolezza la responsabilità.
Esso si basa su una premessa: se i partiti che hanno organizzato queste primarie fossero dei “luoghi” all’interno dei quali si vivesse una grande partecipazione democratica, all’interno dei quali si discutesse, ci si confrontasse in uno spirito non dico solidale e fraterno ma almeno collaborante e non competitivo, nei quali gli “esterni” non solo fossero ammessi, ma addirittura fossero benvenuti e potessero contribuire alla formazione collettiva delle decisioni, non solo una tantum, ma in una ricerca continua e quotidiana, allora io avrei apprezzato molto il momento delle primarie come selezione finale della loro leadership.
Ma, siccome questi partiti (e di questo ho un’assoluta certezza per averlo esperimentato direttamente e di persona) sono esattamente il contrario di quello che ho descritto prima, sono cioè in grande prevalenza luoghi chiusi, respingenti, escludenti, riservati agli addetti ai lavori, a ristretti ceti politici, i quali spesso non sono neanche solidali tra loro, ma si combattono in un’aspra competizione/concorrenza interna, allora io a questa storia (che questi partiti improvvisamente diventano aperti e vogliono e promuovono una grande partecipazione con le primarie) non riesco proprio a credere.
Questa storia, che essi cercano di vendere, sostenuti da un grande battage mediatico, e a cui alcuni milioni di italiani, ingenui e in perfetta buona fede, hanno (purtroppo!) creduto, è un grande imbroglio, una grande e perfetta illusione.
In questo (almeno in questo) il mio giudizio concorda quasi alla lettera con quello di Grillo.
Giovanni Lamagna
Napoli
personalmente per me Grillo mi dice dove andare: in direzione opposta alla sua. A oggi abbiamo constato che la scorciatoia di Vendola non è efficace come sperava ma "noi" non stiamo meglio. Conosco moltissimi compagni di Rifo che, infatti, hanno partecipato silenziosamente alle primarie... Sarebbe a questo punto interessante rilanciare l'appello del blog anche solo per capire che cosa hanno fatto in questa occasione i lavoratori organizzati- compresi i precari del NIDIL, perché no? - e i delegati, l'unica rappresentanza sicura di cui disponiamo.
La dichiarazione di Camusso non li ha certo coinvolti tutti anche se Landini in questa occasione ha anche lui l'aria di aspettare gli sviluppi...
mi spiego meglio: a sinistra del CS dal punto di vista elettorale si presentano "società civile" varia (espressione ambigua che non uso se non fra virgolette) e l'appello di Gallino e Revelli. In quanto tecnicamente sono un professore universitario, sono costituzionalmente resistente a farmi organizzare da un gruppo di intellettuali: e i partiti come il mio sembrano doversi non fare notare da De Magistris o da Ginsborg! e allearsi con SC o Ferrando vorrebbe dire dichiarare di essere non solo in minoranza ma minoritari. A differenza di quanto sembra credere Ferrero il fallimento (?) dell'ipotesi Vendola non lascia ampie praterie alla nostra ipotesi ma un lungo lavoro faticoso di organizzazione che non è affatto detto ci riporti subito in Parlamento...
ritorno a commentare anche se penso che la notizia dell'ILVA sia veramente la più importante per segnalare un intervento intelligente di Fulvia Bandoli su FB, sul dopo primaria e come ripartire dopo il mancato successo della politica personale di Vendola
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