sabato 24 novembre 2012

CHE FARE - PERCHE’ FARLO di Angelo Billia


Nel futuro è prevedibile un’ulteriore accentuazione della politica tesa ad azzerare le conquiste sociali di oltre mezzo secolo di lotte. Ciò sulla base di una valutazione realistica delle forze in campo.

Ho meditato a lungo aspettando che passasse la sbornia d’ira che ho messo insieme in questo periodo, ma la sbornia non passa. In un mondo in cui è normale accettare lo sterminio di bambini con le loro famiglie, attuato dal Governo che si è dato un popolo ex perseguitato, sterminio giustificato dall’ira di essere disturbati dalla lotta di quel popolo, che non accetta di essere a sua
volta perseguitato, non mi sembra giusto impormi un’autocensura. A me stesso puzzerebbe molto di vigliaccheria. Allora eccomi qui, per chi avrà la pazienza di leggermi.
Accordo della produttività senza la CGIL, Monti che gongola avendo messo un altro tassello nell’asservimento del popolo italiano alle banche e ai poteri forti interni ed internazionali di cui egli è emanazione diretta. Potrei fare mille considerazioni “ragionevoli” che sarebbero condivise da tutti, non le voglio fare perché, come ho sempre pensato, un uomo può accettare di morire se ciò
che ha fatto in vita non è in contrasto della morale che ha professato. Non voglio sputarmi in un occhio quando verrà il mio momento, non voglio che qualcuno possa dire: “Hai visto? Predicava ma…”

Dopo un preambolo forse palloso, ma a mio giudizio necessario, aggiungo senza remore che se le mie affermazioni sembreranno troppo, come dire, estremiste, troppo fuori dalla vostra concezione del mondo per bene, non ne sarò scandalizzato e se per questo riterrete di non leggermi più, me ne farò una ragione. L’idea che ho dell’indipendenza, anche intellettuale, ne uscirà rafforzata.
Abbiamo sopportato un quarantennio democristiano nell’ambito del quale il popolo è servito per raccogliere voti suicidi atti a favorire la crescita delle fortune dei soliti noti-ignoti del nostro paese.
Chi si è ribellato in quegli anni l’ha fatto sull’onda degli ideali di uguaglianza e libertà che ai più sembravano impersonati dal PCI. Abbiamo pagato anche in termini di vite umane, lavoratori trucidati dagli sgherri in divisa che tenevano l’ordine per lor signori. Lauro farioli, Ovidio Franchi, Afro Tondelli...c’è ancora, oltre a me, qualcuno che ricorda? Essi sono morti lottando contro una
legge truffa che più tardi gli eredi del PCI avrebbero approvato nel silenzio generale.
Il 68 studentesco, quanti lavoratori e sindacalisti hanno capito che le conquiste dell’”autunno caldo” derivarono dal fermento giovanile? Gli ideali dei giovani del movimento erano davvero così utopistici? Affermo che non lo erano, il movimento venne riassorbito per due ragioni.

Una, interna al movimento stesso, era rappresentata dai “migliori”, quelli che pensavano di avere i numeri per sostituire la mancanza di orientamento e di obiettivi certi con la loro “bravura” e capacità interpretativa del maxismo. Capetti che ebbero vita facile senza contrasti politici credibili com’erano. L’altra era il processo, ormai irreversibile, di conversione del PCI alle esigenze dello
Stato borghese. Il ceto medio era ancora intento a spartirsi le briciole del capitale e ad illudersi di far parte della casta degli “eletti”. Il 77 studentesco, viziato dall’opacizzazione degli stessi ideali sessantotteschi e da un PCI che con il Governo delle astensioni aveva ormai completato la sua riconversione, l’attacco della FIAT con la marcia dei 40.000 e la ritirata del sindacato e del PCI i quali dopo aver osteggiato il movimento giovanile facevano i conti con la solitudine in cui la loro politica li aveva cacciati, ci hanno regalato un triennio di craxismo al potere. Il partito degli affari, pur con qualche soprassalto d’orgoglio sul piano internazionale, mentre poneva le basi per “mani pulite”, iniziava a costruire il “fenomeno” Berlusconi. Quante banche dirette dai socialisti craxiani
hanno aperto le porte a crediti illimitati per questo magliaro che doveva, nelle intenzioni craxiane, dare una televisione al PSI. Furono molte e i crediti tali da rendere impensabile un rientro senza il coinvolgimento delle stesse banche in una bancarotta preannunciata. Per questo, mentre Craxi finiva la sua esperienza travolto dal malaffare, l’uomo di paglia, Berlusconi, attingendo a piene
mani in questi crediti illimitati, usando la televisione come veicolo personale non solo evitava la bancarotta, ma riusciva anche a farsi eleggere nel Parlamento italiano. L’utilizzo dei media gli permise, per quasi un ventennio, di far coltivare, anche nei settori più poveri della popolazione, idee di riscatto sociale individuale, che soprattutto i primi anni si saldarono con le illusioni del ceto
medio, insicuro perchè si sentiva già sotto attacco. Sono gli anni della personalizzazione dei partiti, gli anni in cui la sinistra (tale solo perché in Parlamento siede su quel lato), segue questa deriva senza remore. In quel contesto s’inseriscono i governi Prodi e Dalema. Proprio con il Governo
Dalema l’Italia rinnega ufficialmente la sua Costituzione attaccando militarmente la Serbia. In Parlamento si rafforza il bipolarismo, inteso come ariete per demolire ogni tipo di opposizione ai ducetti di destra e di “sinistra”. Nel paese si rafforza l’idea del ruolo salvifico del capo “illuminato”,
situazione a cui non è sfuggito neppure lo scampolo di sinistra sopravvissuto alla completa trasformazione del PCI e ai residui del ’68 in cerca di collocazione. Si arriva all’obbrobrio di un partito comunista diretto da un segretario divenuto membro del partito proprio per esercitare quella funzione. Nel frattempo i sindacati, dopo l’effimera unità imposta dal ’68 sono tornati ai loro referenti preminenti. Abbiamo così la CGIL che fa fuoco e fiamme con Berlusconi al Governo e CISL e UIL disponibili ad ogni compromesso. All’alternanza nel Governo fa seguito l’inversione dei ruoli. Questo rafforza la disaffezione di settori consistenti di lavoratori rendendo problematico il mantenimento delle stesse strutture dirigenziali. Ecco quindi i CAF che permettono di bipassare sul
piano economico la riduzione delle deleghe. L’appiattimento della CGIL sulle posizioni del PCI DS PD ha fatto sì che il dissenso di sinistra nel sindacato venisse prima emarginato e poi, di fronte ai tentativi organizzativi al di fuori del sindacato stesso, combattuto, negandone la rappresentatività nelle vertenze sindacali.


Oggi la CGIL paga queste scelte e subisce un processo di marginalizzazione partito da
Marchionne, spalleggiato dal governo e dai suoi referenti sindacali CISL e l’UIL. I lavoratori sono
sotto ricatto continuativo dall’arrivo di Monti e quella che appariva sempre più come innaturale
comprensione del sindacato per le “esigenze produttive” del capitale ,si trasforma in un silenzio
assenso per il furore di Monti, condiviso dal PD, nell’azzerare le conquiste sociali dei decenni
precedenti. E’ pesante ciò che affermo, ma è un fatto che la CGIL si è ben guardata da scatenare
una lotta senza quartiere per salvare le pensioni, sarebbe stato in contrasto con il PD che ha
votato la legge. Di tanto in tanto qualche brontolio per dimostrare che non approva, al massimo
qualche scioperello fatto in modo da far capire ai lavoratori che gli scioperi sono “inutili”. Mentre
procede quest’andazzo di apparente contrasto, ma di sostanziale appoggio alla macelleria sociale
di Napolitano, Monti, PD, PDL, all’improvviso, com’era prevedibile scoppia la questione giovani.
Essi scendono in piazza sempre più numerosi e hanno l’ardire di non spaventarsi per le violenze
della polizia. Ciò pone un problema al sindacato, senza una maggiore determinazione contro Monti
e gli industriali rischia di perdere la credibilità residua. Ne consegue un irrigidimento, opportuno
anche alla luce del -non t’appoggio, ma t’appoggio- del PD verso Monti imposto dalla campagna
elettorale.
Alle spalle (forse) abbiamo la strategia della tensione le cui propaggini organizzative erano nel
governo, il fenomeno terrorismo, naturale sbocco delle incongruenze ideologiche presenti nel
movimento del ’68, la “riforma” Biagi che ha aperto la strada all’annientamento di generazioni di
giovani, lo Stato, che a prescindere da chi sedeva a palazzo Chigi invariabilmente rispondeva con il
bastone alle rivendicazioni. Vale appena la pena ricordare che la macelleria messicana di Genova,
marcata Berlusconi-fini è venuta dopo quella effettuata a Napoli ad opera del Governo Dalema di
cui pochissimi hanno parlato, anche a sinistra.
Questo breve passaggio su alcune delle vicende più eclatanti dal dopoguerra ha lo scopo di
evidenziare come la deriva reazionaria, dettata dalla necessità di sostenere le scelte capitalistiche,
anche nel contemporaneo sono andate di pari passo con la copertura, che queste opzioni hanno
avuto, da parte del PD come parte coerente di una politica viziata in questo senso già dal PCI.
A sinistra del PCI prima e del PD attuale una sana volontà di dare corpo ad una forza di classe
non compromessa si è scontrata, -accanto ad un’obiettiva difficoltà derivante dallo smarrimento di
tanti compagni che non capivano fino in fondo le implicazioni della politica del PCI- con i guasti
prodotti in noi stessi dalla sostanziale difficoltà di immaginare anche scelte operative che non
riconducessero verso esperienze passate, già fallite. Pagammo e paghiamo lo scotto di non aver mai
messo in evidenza i motivi che a sinistra hanno portato alla situazione attuale. Alla luce dei fatti
e dell’esperienza dobbiamo dirlo che la scelta di ricostituire il PCI, maggioritaria nel movimento
fondativo di Rifondazione Comunista, era sbagliata. Un’esigenza sentimentale, dettata anche dal
malinteso che ciò avrebbe permesso un legame con gli ideali della resistenza. Il risultato è stato ed è
tutt’ora un vivacchiare di organizzazioni che molto hanno da spartire con la peggiore storia del PCI.

Gli argomenti che si utilizzano per giustificare le scelte più incoerenti sono sempre quelli: non si
può fare di più; bisogna sporcarsi le mani; il PD è sempre meglio della destra; la politica dei sogni
quando sei inserito in coalizioni locali -che spesso contraddicono le scelte nazionali- si scontra con
la realtà; bisogna limitare i danni; ecc. Questo stravaccamento ha causato una reazione dei “duri e
puri” che ha portato alla creazione di organizzazioni fermamente “leniniste” completamente avulse
dalla realtà e il cui risultato, se non scopo, è la predica del “verbo” come fatto appagante in sé.
Oggi bisogna prendere atto del fatto che il sindacato CGIL ha perso ogni credibilità come forza
di difesa dei lavoratori. Il credito popolare riscosso dalla FIOM la quale ha il merito di esercitare
ancora una funzione sindacale coerente, in contrasto evidente con la dirigenza CGIL, è una riprova
di quanto sostengo, così come è indicativo della confusione presente a sinistra il desiderio espresso
da molti di “tirare” in politica la stessa FIOM. Abbiamo già dato amici e compagni, non ci sono
alternative al fatto che un sindacato è tale e deve rimanere tale, soprattutto se “buono” e, se si vuole
costruire un soggetto politico alternativo, i “salvatori della patria” non possiamo che essere noi
stessi.
Ciò che accade nel popolo della sinistra alternativa nel rapporto con la FIOM forse meriterebbe
un’analisi approfondita. Ho visto troppi compagni guardare speranzosi a Landini.
Il capo della FIOM è un ottimo sindacalista e dal mio punto di vista è prezioso proprio in questo
ruolo. Smettiamola di cercare il salvatore, l’uomo di “peso” che “tira”. Rendiamoci conto che
questo è un limite che ci portiamo dietro dalla storia del movimento operaio (culto della personalità)
e da quando i partiti sono diventate aziende in cui l’elemento caratterizzante è il capo.
Credo ancora che la caratteristica principale di una formazione politica sia il suo programma. Credo
anche che il miglior programma politico di questo mondo non serva a nulla se non è comprensibile
alle masse. Guardiamoci, pensiamoci, analizziamo se in noi singoli e in noi collettivo queste due
cose sono presenti e qualora lo siano, domandiamoci perché nessuno di noi, individui o collettivo
riesce a farsi capire. Non è solo una questione di accesso ai media, credetemi. A mio giudizio
abbiamo il limite di fondo di non capire le due cose veramente fondamentali in un’analisi realistica
della situazione. La maggior parte degli antagonisti veri, quelli che non hanno nessun interesse
economico morale da spartire con questa società e sono la maggioranza della popolazione, non
sono quelli “più comunisti di tutti”, ma sono in gran parte persone che non sanno neppure cosa
vuol dire essere antagonisti. Senza la capacità di farsi capire da questi settori, con proposte e
linguaggio appropriati, dimentichiamoci di qualsiasi movimento suscettibile di incidere davvero
nelle dinamiche dello scontro di classe.

Nel futuro è prevedibile un’ulteriore accentuazione della politica tesa ad azzerare le conquiste
sociali di oltre mezzo secolo di lotte. Ciò sulla base di una valutazione realistica delle forze in
campo. Il PD fa parte a pieno titolo di questo processo assieme ai partiti di centro destra e sarà
agevolato dalla copertura a sinistra fornita da solerti cacciatori di poltrone. Si accentueranno
ulteriormente le ribellioni spontanee e lo Stato risponderà in due modi: aumentando la repressione
e facendo ulteriormente carta straccia della Costituzione. Schedature e arresti preventivi di
mussoliniana memoria si accompagneranno a repressioni sempre più spietate di qualsiasi dissenso.

Se a tutto questo sapremo opporre qualcosa di diverso dalla semplice riproposizione delle nostre
ragioni, forse riusciremo a costruire una risposta storicamente valida.
G. Angelo Billia

Nessun commento:

Posta un commento

La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie